venerdì, ottobre 31, 2008

Ci vediamo a Lucca


Fra qualche ora prendo il treno per Lucca. Mi dicono che diluvia come succede spesso in occasione del festival. Ci andrò bardato a dovere.
Come ho già detto ancora una volta non ci sarà Il Viaggiatore Distante 2. Però per farmi un po' perdonare ho disposto una piccola anteprima di tavole e della copertina che potete vedere.
Chi ha piacere di incontrarmi mi troverà allo stand della Black Velvet dove farò dei turni di dedicaces (sarà esposto un calendario con tanto di orari). Firmerò anche il poster che ho realizzato proprio in occasione di questa Lucca 2008.
Vi aspetto!

mercoledì, ottobre 29, 2008

Finalmente Esperanto!


Ieri mi sono arrivate delle copie di Esperanto.
Si presenta come un bel volume cartonato un po' più piccolo del calssico album alla francese ma con un numero di pagine molto più elevato. Infatti oltre alla storia a colori di 120 pagine c'è un'appendice con il "dietro le quinte" con un'altra dozzina di pagine. Secondo tradizione è tutto a colori. e già che ci sono faccio i complimenti ufficiali e pubblici a Laura Congiu che ha interpretato con gusto e abilità l'atmosfera narrativa.

è sempre curioso vedere il libro che hai fatto. Vederlo dall'esterno sotto forma di volume di carta.
in quel momento perdi ufficialmente la paternità. Quello che è fatto è fatto. Il libro deve correre con le sue gambe. L'autore lo può aiutare promuovendolo, parlandone, firmando le copie, facendo delle mostre, ma saranno i lettori a impadronirsene. Ad amarlo, odiarlo, rimanere indifferenti. Saranno loro a interpretarlo e vedere cose che l'autore non ha visto o non si è accorto di avere detto o disegnato. Saranno loro e riscrivere il libro.
Sarà bello così.
E sarebbe bello vederlo pubblicato anche in italiano.
Per ora non so ancora niente ma ho molte speranze.

martedì, ottobre 28, 2008

Il Diluvio Universale


Chi c'era dice che mercoledì 22 ottobre alle 9.30 il cielo era scuro come di sera. Di un grigio piombo gravido di pioggia pesante. Chi c'era dice che il diluvio è durato poco, poco più di due ore ma che l'acqua caduta era pari a quella che di solito piove in un anno. Ettolitri d'acqua.
Strade allagate. fiumi urbani in piena. Acqua gialla, acqua marrone.
Rita era intasata lungo la strada che porta all'ospedale. questa strada costeggia sul versante destro il parco che una volta apprteneva al manicomio cittadino. Il parco è cinto da un lunghissimo muro. Una porzione di questo muro, forse marcio, forse privato delle fondamenta dall'impeto dell'acqua piovana, crolla rovinando sulle autovetture in transito. Otto o nove vengono colpite e danneggiate seriamente.
Questo episodio non l'ho letto sui giornali. Il fatto è che l'intera giornata di mercoledì 22 è stata travagliata da episodi come questo. La somma di questi episodi crea la tragedia complessiva.
Ho visto immagini di case sprofondate, di macchine annegate, di volti in lacrime.
tutte cose che sembrano di altri tempi , di luoghi lontani dove tutto crolla sempre.
Invece è successo a Cagliari, è successo a Capoterra e altre località costiere vicine.
Sembra incredibiel. Ma poi sento voci al telefono, mi raccontano altre storie. Di qualche parente coinvolto nel diluvio.
E poi sono arrivati i morti.
Un cadavere di un disperso e rinvenuto mentre galleggiava nelle acque del Golfo degli Angeli.
Al dolore segue la rabbia del solito gioco delle responsabilità.
Leggo che certe case non dovevano essere costruite così, che le scuole non si edificano a ridosso dei corsi d'acqua e altre tristezze. Copioni già letti. Copioni sempre attuali. Purtroppo.
Questo diluvio sembra il terminale di un mese di follia.
L'economia che implode, la scuola che esplode, Obama che sfugge al complotto e tutti che scendono in piazza. Sembra davvero il grande raduno. Dopo il diluvio universale arriva anche il giudizio universale.
E intanto un amico mi invita a guardare Zeitgeist su Youtube.
Ipnotico, allucinatorio, fosco.
Me ne sto per due ore impalato sulla sedia a fissare il monitor. Mi sento imbarazzato.
Mi sembra di sentire l'acqua sotto i piedi e fuori la gente si prepara a sfilare in un nuovo corteo.
Si sente il corno della grande adunata.
Forse sono segnali di paura.

venerdì, ottobre 24, 2008

L'autunno greve

Maria quando è andata in prima elementare a White Plains sapeva poche parole d'inglese. Maria è perfettamente bilingue. Dice che la scuola è stata determinante. il contatto quotidiano con altri bambini, la pratica sta alla base dell'apprendimento.
è raro che usi questo blog per comizi o cose simili, però questa volta non posso farne a meno.
creare classi specifiche per immigrati mi sembra una carognata, un ennesimo segnale verso l'imbarbarimento. l'aria è carica di segnali. Tutti molto brutti, molto grevi.
Questa Italia che si sta materializzando è sempre meno l'Italia che vorrei, sempre meno l'Italia che sognavo da bambino a Cagliari dove immaginavo una città piena di gente proveniente da tutto il mondo perché era più bello osservare e vivere la varietà (non conoscevo ancora il termine multietnico).

Marc quest'anno va in prima elementare. La scuola gli piace, si applica. Fatica e si diverte.
Devo dire grazie a lui e grazie alle insegnanti che fanno con cura e competenza il loro lavoro.
non è come dice qualcuno che mentre una insegna in una classe l'altra se ne sta fuori senza fare niente.
Non è così. Nossignore.
Mia madre ha fatto l'insegnante elementare per anni. Ha insegnato nelle miniere del Sulcis, nelle multiclassi con i maggiorenni, nelle stalle insieme alle galline. Ha fatto chilomentri sotto la pioggia, attraversato strade sterrate in lambretta, preso la littorina ogni giorno alle 5 del mattino. Si è fatta il culo per un lavoro che amava e che è stato avaro di soddisfazioni economiche e professionali ma ricco di gratitudine umana. Insomma mia madre è stata ciò che la società definisce come perdente. Una delle tante. Per me invece è stata un modello di vita.
Grazie Maria Teresa.

mercoledì, ottobre 22, 2008

London 1982


"Cammino pensando ai Clash e a Mark E. Smith, alla Londra dei settanta/ottanta letta e macinata in foto, dischi e articoli e intorno ne trovo poca, come sempre quando vivi le cose con qualche decennio di ritardo. A consolarmi ci pensa il Times, con una vecchia intervista a Joe Strummer che mi leggo a tarda notte a letto. Ma il fascino delle villette, il verde dei parchi e i piccoli negozi riescono a farmi calciare il non vissuto e a concentrarmi sul presente."

Questo estratto di un recente post del blog dell'amico Sergio Ponchione mi ha fatto venire in mente quando sono stato a Londra per la prima volta. Erano esattamente gli anni descritti da Sergio. Il 1982 per la precisione. A Londra ci si andava soprattuto per la musica. Londra era la capitale indiscussa della musica. In quell'anno uscirono uno dietro l'altro dischi che avrebbero fatto la storia. New Gold Dream di Simple Minds, The Lexicon of Love degli ABC , Songs to Remember degli Scritti Politti e poi anche i primi EP dei Rip Rig and Panic e l'ultimo concerto dei Japan.
Ero arrivato a Londra proprio qualche giorno dopo quest'ultimo concerto. Allora non lo sapevo ancora che era l'ultimo e comunque ci rimasi male lo stesso quando vidi un manifesto un po' strappato attaccato a una parete lurida di qualche fermata dell'Underground. Di lì a poco uscì Bamboo Music che di fatto iniziava la carriera solista di David Sylvian.
Nel 1982 non avevo ancora deciso se fare i fumetti o fare musica. Forse in quel periodo propendevo di più per la musica. Di sicuro mi piaceva più passare ore nei mnegozi di dischi di Londra che nelle librerie con molti fumetti come mi era successo a Parigi l'anno prima (ec onfesso che anche adesso è più o meno così).
Arrivai a Londra in treno con mio fratello. Un viaggio mostruoso. Vagoni affollatissimi, buttati per terra, calpastati, intasati. Poi a Calsi tutti giù dal treno e tutti a bordo del Ferry fino a Portsmouth.
Raggiungemmo degli amici che avevano preso una casa in affitto a Finsbury Park a Nord Est e raggiungibile con la Victoria o Piccadilly Line.
Il posto non era poi tanto bello e non ci mettemmo molto a capire che fosse un quartiere ad alto tasso giamaicano. Si sentiva reggae dappertutto.
In quella casa in Playford Road dormivamo anche in 10. ogni tanto arrivava qualcuno e si sistemava lì. I soldi erano pochi e l'entusiasmo era tanto. enorme.
Volevo comprarmi le creeper e più dischi possibili.
quando tornammo a casa in valigia non c'erano le creeper ma un bel paio di pantaloni di pelle nera. Come quelli di Jim Morrison che ai tempi mi faceva schifo come il resto dei Doors.

Penso spesso quel periodo. Senza nostaglia, ma con grande tenerezza. Quell'estate era stata lo spartiacque tra l'adolescenza scolastica e un'altra stagione non meglio identificata che ha lasciato una traccia profondissima.
Però mi sono accorto che anche se ci penso spesso non ho mai scritto o disegnato niente di veramente diretto. L'ho preso sempre alla larga. Apartments ha molte tracce della mia estate '82, ma non è mai veramente quella.
Quasi avessi paura di rompere qualcosa, di contaminare una composizione sublime.
In quell'estate vidi davvero un mucchio di concerti. Certi importanti altri molto meno. Però mi ricordo ancora molto bene quello dei Rip Rig and Panic durante in Carnevale di Portobello. Una calca disumana, spinte incredibili e una giovanissima Neneh Cherry che aveva già tutta la sua grinta degli anni a venire.
I Clash invece non li ho visti mai e nemmeno Joe Strummer nella sua carriera da solista.
Però ogni volta che sento London Calling sono di nuovo a Londra e non posso fare a meno di commuovermi.

martedì, ottobre 21, 2008

Halifax



Usufruisco di questo stato di grazia improvviso per scrivere ancora.
Un giorno di fine agosto ad Halifax, Nuova Scozia.
fa davvero un effetto straniante andare in uno di quei posti lontani che hanno un nome che inizia con Nuova o Nuovo.
La Nuova Scozia incarna alla perfezione questo straniamento.
Una penisola che si spinge con forza verso l'oceano atlantico quasi in un tentativo disperato di raggiungere la madre patria.
I colori il colpo d'occhio intorno e soprattuto la zona del porto mi ricorda in senso inverso Inverness un altro porto della Scozia settentrionale che invece sembrava protrarsi al di là dell'Europa verso l'America.
è questo istinto di andare oltre, di cambiare festa anche quando ti stati divertendo da matti che mi attrae sui moli, alla fine della banchina.
ho sempre desiderato passare un po' di tempo ina casa che è alla fine di qualcosa. Di una città, di un pese, di un continente.
Halifax è un po' alla fine di un continente. Andando più in là non è che ci siano poi così tante città.
Mentre Maria e Marc facevano un giro in uno di quei battelli con la faccia da pupazzo, una specie di trenino Thomas acquatico io sono andato a spasso per il porto. Poche facce da porto, nessun pirata, rari i marinai, molti i turisti. Anch'io in quel momento ero un turista. Però alla fine del molo non c'era nessuno. di fronte l'isolotto con il faro. Una storia maledetta di morti impiccati lasciati a marcire ben visibili alla navi in transito. Morti impiccati come monito per i pirati e malfattori. L'isola con il faro ha anche un nome perfetto per una bella storia: Devil Island.
Adesso è chiusa e non ci vive più nemmeno il guardiano del faro.
Peccato.

Nuovi arrivi


Sono sempre qui anche se non appaio quasi mai.
In quest'ennesima latitanza ho finito "Banana Football Club" che uscirà per la collana Oltre di Rizzoli nella seconda metà di novembre.
è stato un lavoro lungo che mi ha tenuto impegnato per parecchi mesi.
una storia di ragazzi, una storia di calcio, un romanzo di formazione tratto dal testo omonimo di Roberto Perrone.

Finalmente domani esce in Francia Esperanto. Se andate nel sito di KSTR sarà possibile vedere un'anteprima di qualche pagina. è la sequenza iniziale.

Ancora una volta non riesco a finire il Viaggiatore per Lucca. però porterò una parte del work in progress da lasciare in libera visione ai più curiosi. Una specie di risarcimento verso i lettori e verso Il Viaggiatore che è lì che scalpita da troppo tempo. Sorry.
Sarò comunque a Lucca.
sarò allo stand della Black Velvet a firmare un poster realizzato per l'occasione. Nel poster c'è il Viaggiatore. Un mix tra pop e retrò. spero che piaccia.
L'immagine che vedete è un trailer del poster.

giovedì, luglio 24, 2008

una piscina a White Plains


oggi vorrei scrivere moltissimo.
invece ho un mal di schiena terribile. il colpo della strega. di quelli che ti fanno rimanere rigidi o piegati a 90°.
sono in America da una settimana.
a buon punto con le tavole di Banana Football Club.
in fase di studio per il Viaggiatore 2.
ieri ho scoperto una cosa che mi ha spiazzato.
la signora che aveva rifiutato le lucrose offerte economiche per vendere la sua casa nell'ex parcheggio dell'AT&T per lasciare costruire un'enorme piscina in un nuovo enorme complesso condominiale ha venduto.
ha venduto mesi fa e l'altro giorno quando sono passato la sua casa non c'era più. al suo posto ci sono ruspe e un bel fosso dove stanno costruendo la piscina.
la fine di un mito eroico.
ora dovrò cambiare in corsa la storia.
ma forse è più bello così.

stay tuned.

venerdì, luglio 04, 2008

musica di questo secolo e anche dell'altro


Ogni tanto succede qualcosa di bello. per esempio ieri mattina presto quando al giornale radio ho sentito della liberazione di Ingrid Betancourt. una di quelle notizie senza speranza. non faccio commenti. la gioia è utta sua. a noi non ci resta che il riflesso, la partecipazione. Una grande ammirazione. Che bello.
Ieri mi sono alzato prestissimo. forse prima delle 6. al massimo alle 6. avevo dimenticato la radio accesa e una canzone dei Cousteau si è messa in mezzo a un sogno non meglio identificato. I Cousteau mi hanno tenuto compagnia qualche estate fa, quando avevo deciso di tornare a vivere a Bologna dopo una brevissima parentesi romana.
Di quell'estate arrivata presto mi ricordo l'ultimo viaggio in autostop. con il mio amico Muflo com'è sempre stato. Siamo andati a casa sua a Berlino. Abbiamo festeggiato lì il mio compleanno. l'ultimo da trentenne. fare autostop alla soglia dei quarant'anni. per me una goliardata, per lui missione, scienza, routine. Quando ci hanno caricato dei professionisti con mercedes e giacca appesa in gruccia su sedile posteriore ci hanno anche chiesto come si era rotta la nostra macchina. Davano per scontato che un pelato ( il Muflo) e un canuto ( io) andassero per forza in autostrada con la macchina.
Arrivare di giorno in una città è la cosa più bella. La luce la illumina e la svela. Non hai paura e ti senti pronto a immergerti nel flusso.

Adesso mi metto a disegnare. Fa già caldo e non mi piace. ripasso a china e poi stendo l'acquerello. poi scansiono e invio con qualche nota di commento. e poi avanti di nuovo.
Ho molta musica da ascoltare. l'amico Michele mi ha gentilmente fornito dell'ottimo materiale d'annata: Yellow Magic Orchestra, Yuchihiro Takahashi tra gli altri. Che volete questo è un periodo all'insegna della nostaglia acuta. Nell'altro post i Cure, oggi i giapponesi dei primi anni Ottanta e qualche mese fa ho adidirittura comprato il nuovo cd di Siouxsie senza i Banshees.

Fortuna che qualche settimana faproprio sotto casa al Parco di Villa Mazzacorati ero tra i pochi privilegiati ad avere assistito al bel concerto di Costa Music. lui, Joseph Costa viene da Chicago e passa l'estate in Sicilia dai suoi parenti italiani. un bel concerto discreto, a tratti intimista. ogni tanto un rimando a david Sylvian, ma giusto un po'. Per la cronaca il cd che s'intitola Lighter Subjects è del 2007. Roba di questo secolo.

domenica, giugno 22, 2008

Ci volevano i Cure


A un certo punto mi sono accorto che non avevo molto da dire. O meglio magari qualcosa c'era ma non era necessaria. quando non senti una cosa necessaria è inutile parlarne. diventa metacomunicazione. E allora sono stato zitto. per mesi. però c'ero. ci sono anche adesso.
domenica mattina a Bologna. Sono a casa. faccio una pausa. è dalle 9 che disegno.
oggi sto disegnando come ho sempre fatto. con i miei occhiali da miope.
ultimamente mi davano fastidio. ero costretto a togliermeli per vedere la tavola nei dettagli. Forse sto diventando presbite. forse passo troppo tempo a computer. chissà.
Questa domenica mattina mi è tornata voglia di scrivere.
A causa dei Cure. Ieri ho comprato all'usato un loro greatest hits. I single dei loro anni migliori.
provo sempre molto affetto per i Cure. insieme a qualche altro gruppo e musicista fanno parte di me. ho tutto di loro, molto in vinile. gli originali di qesto greatest hits li possiedo in vinile.
mi è venuto un attacco di malinconia, nostalgia e buonumore. passerei ore al telefono con persone che non vedo da molto, in certi casi da moltissimo tempo.
il fatto è che riprendo a scrivere e mi ricollego a quando avevo lasciato.
una bella giornata di autunno in una scuola elementare di Abbasanta. Era ottobre.
mi aveva invitato il mio amico Massimo Spiga che fa il dirigente scolastico.
quando invece era uscito Pornography studiavamo insieme all'università di Cagliari. Lingue. Non mi ricordo che esame stavamo preparando. mi ricordo invece benissimo delle monetine che allineavo sulla scrivania della stanza della musica a casa mia. Contavo le monete per raggiungere la cifra necessaria ad andarmi a comprare il disco. mi sembra che ai tempi i dischi costassero intorno alle 14.000 lire.
ci siamo mossi in motorino. guidava Massimo, perché io non ho mai saputo guidare (quasi) niente. Poi a casa subito sul piatto ad ascoltarlo a volume altissimo.
Per quel pomeriggio avevamo studiato abbastanza.

sabato, dicembre 01, 2007

un viaggiatore un po' meno distante

Eccola qui: una tavola originale di Otto Gabos. Sarà per il Natale che si avvicina, sarà per sperimentare un nuovo formato ma ho sentito l'esigenza di disegnare questa pagina, che sarà poi la prima del secondo volume de Il Viaggiatore Distante. Della versione precedente, disegnata in grande formato non ho tracce. Non la trovo più. Comunque sia questa mi piace. L'ho disegnata su piccolo formato su carta semiruvida da 120 grammi. Maggior controllo, maggior chiarezza, minor numero di vignette, quindi meno affollamento e più respiro. Di questi tempi al respiro ci penso tantissimo. La novità è che Romeo Benetti (mio alter ego ufficiale) in quest'occasione ha i baffi.
Quando sarà Il Viaggiatore 2 avrà anche il suo bel titolo. L'avrò anche già detto ma lo ripeto:
Esilio Interiore.

Già che ci sono annuncio anche l'argomento del prossimo post. Una giornata ad Abbasanta in mezzo ai bambini di una scuola elementare. Una bella esperienza vissuta in una giornata uggiosa di fine ottobre.

martedì, novembre 20, 2007

Otto Gabos in mostra a Bruxelles

domani vado a Bruxelles.
un Invito per un incontro in due serate dedicate all'editoria italiana settore libri a fumetti. Black Velvet e Becco Giallo. Ringrazio quindi gli organizzatori dell'evento della Piola.libri che si sono dati da fare per portare un pezzetto d'Italia a Bruxelles. Spero siano giorni piacevoli.
invito passanti, amici e curiosi che si trovassero il 21 (black velvet e il sottoscritto) e il 22 (Becco Giallo) dalle parti di bruxelles a venirci a trovare dalle 18.30 in poi.
ci sarà il dibattito, una mostra, chiacchiere e dediche.
qui sotto gli indirizzi stradali e web:
Piola.libri 66-68 rue Franklin B 1000 Bruxelles
www.piolalibri.be

sabato, novembre 17, 2007

it's me!

è raro che metta la faccia di Otto Gabos sul blog. Questa è appunto una delle rare occasioni. La foto è tratta dal consueto reportage che gli amici di selfcomics realizzano a Lucca durante le eccellenti feste notturne da loro stessi oragnizzate. Ringrazio Roy che le ha scattate e i due Luca che le hanno messe a disposizione.
Ora che vedo la foto ripenso alla serata. Bello incontrare amici che vedi di rado. Bello stare a cena a tavola con Omar, Massimo, Francesco, Ottavio, Aberto, Andrea Plazzi (fondamentale a tutte le cene per compagnia e miniera di aneddoti divertenti e curiosi) e bello stare Francesca Ghermandi e Massimo Giacon con cui ero da un pezzo che non chiacchieravo a modo. Mi sono alzato da tavola soddisfatto e, nonostante l'odiosa puzza di fritto sui vestiti, pensavo che ne valeva la pena. Stare con gli amici, parlare, sentirsi leggere. è necessario e meraviglioso.
poi alla festa dove ancora Giacon si è scatenato alla console. Musica di altri tempi di questi tempi e pure dei prossimi a venire.

Visto che ci sono colgo l'occasione per ringraziare tutte le persone che sono venute a trovarmi allo stand della Black Velvet, tutti quelli che hanno acquistato i miei libri e con i quali ho scambiato frasi e chiacchiere benefiche.

domani vi aggiorno sulla prossima trasferta a Bruxelles.
nel frattempo ecco il link dei selfcomici:
www.selfcomics.com

venerdì, novembre 16, 2007

camminava sulla neve che nascondeva la sabbia


A fatica cerco di ricordarmi la sensazione delle scarpe che affondano nella neve e raggiungono la sabbia della spiaggia di sotto. A Cagliari ho visto la neve per due volte. La prima volta è scesa quand’ero piccolo, molto piccolo. Dopo parecchi anni quel ricordo è diventata anche la mia storia di esordio nel mondo del fumetto. “Quando invocai l’unicorno” è uscita in una freddissima giornata di novembre su Tempi Supplementari. Mi ero trasferito a Bologna e la gioia di vedermi stampato a colori fu immensa anche se il mio nome era stato trasfigurato in un inquietante Otto Gros.

La seconda nevicata che mi ricordo venne giù più o meno una ventina d’anni dopo. Nel gennaio dell’85. quella volta avevo camminato sulla neve dappertutto, anche sulla spiaggia del Poetto. Non mi ricordo però come le scarpe affondavano nella neve.

Sto pensando a una storia che parte proprio da questa traversata. Sullo sfondo la Sella del Diavolo, poi la distesa di casotti colorati che si snodano lungo il litorale e un uomo curvo sui quaranta portati male che avanza ostentando una ridicola acconciatura vagamente rockabilly. Più o meno come i meccanici di una volta. Roba di altri tempi.

Intorno cade ancora un po’ di neve ma il peggio (o il bello) è già passato.

Dietro di lui ogni tanto compaiono altri due personaggi. Due tipi piuttosto bizzarri. Il piccoletto sembra un cane, ha gli occhi tirati e un ghigno perenne. È fatto di carne ma le curve, le pieghe, l’andatura scaturisce da un vecchio Popeye di Segar. Poco più indietro con un incedere caracollante comico e drammatico al contempo c’è l’altro. È alto, un colosso, più colosso di Carnera, un cugino di Dick Fulmine. Veste quasi come lui, un maglione a collo alto con due bretelle in evidenza. Il colosso ha due baffetti che sembrano sbagliati in una faccia poco furba come la sua.

I due non parlano e si limitano a seguire a breve distanza il tipo là davanti che continua ad arrancare. Ogni tanto si al liscia i capelli e fa gesti di stizza verso quelli là che si ostinano a seguirlo.

Vorrebbe stare da solo lui.

Invece avanzano. Tutti e tre avanzano.

È il gennaio di un anno freddissimo. Un anno che inizia con il portone del manicomio che si chiude alle spalle e che finirà con le ruspe implacabili che spazzano via i colori vivaci dei casotti.

Sarà l’inizio della fine della spiaggia, l’inizio dell’erosione inesorabile.

Ma allora quel tipo con i capelli rockabilly che avanza sotto la neve se ne sarà andato via da un pezzo.

È di quei mesi là compresi tra il freddo della spiaggia e l’estate che non arriva mai che voglio parlare.

Avevo poco più di vent’anni. Suonavo ancora e mi preparavo a conquistare il mondo con un nome nuovo di zecca:

Otto Gabos. Meglio di Otto Gros.

venerdì, novembre 02, 2007

a Lucca

come succede quasi ogni anno domani (sabato 3 novembre e domenica 4) sarò a Lucca Comics. sarò reperibile abbstanza spesso allo stand della Black Velvet dove firmerò le copie di una novella grafica (parlo di novella perché ha la lunghezza della novella) realizzata con Bepi Vigna per il recente Calagonone Jazz Festival. La novella si intitola Da vent'anni e la la Black Velvet ha deciso di distribuirla in certi canali librari. Mi piace andare a Lucca. incontri i lettori e anche amici che vedi di rado e magari fai pure nuove conoscenze. la sera cena con a base di zuppa di farro.

mercoledì, ottobre 24, 2007

la maratona di Muflo

è successo quasi un mese fa. Il mio amico Muflo (quello rapato con la maglia azzurra) ha corso la maratona di Berlino. Io ero lì a seguirlo durante il tragitto. vedere da vicino un'orda di oltre quarantamila persone che corrono mettendosi alla prova, cercando di resistere, di arrivare per arrivare è stata un'esperienza formidabile. a tratti struggente. Mentre vedevo passare gente di ogni categoria ed età mi chiedevo quale fosse la ragione di tutto questo. Perché correre oltrepassando i confini dello sport come salute. perché bruciare i tessuti muscolari? persone che mi sembravano i salmoni che risalgono la corrente, i lemmings che si ammassano sul bordo dell'abisso, le gru che migrano, i nomandi siberianoi che attraversano lo stretto di Bering e che giunti in Alaska si trasformano in pellerossa, indiani, Innuit, nativi. Forse non c'è una ripsosta, forse ci sono quarantamila risposte diverse, quarantamila battiti di cuore diversi. è la vita che scorre, è la vita che si manifesta, feroce, vorace, imprendibile, commovente.
essere là in mezzo quella domenica di fine settembre mi ha fatto sentire un po' più in sintonia con il mondo, davvero molto felice.
mica poco.
per la cronaca Muflo ha percorso il tragitto in quasi 5 ore.

domenica, ottobre 14, 2007

Film a tarda notte


è tardi e sto per andare a letto. Indeciso su quale libro leggere. Forse Le braci di Sandor Marai. accumulo libri da leggere e li scelgo a seconda dell'umore. Un ultimo zapping . magari trovo uno di quei film iniziati senza nome che mi turbano anche perché mutilati, incompleti. Con il satellite però è difficile trovare film senza titolo. Cult tv. una delle mie preferite. sta iniziando La pianista di Michael Haneke. C'è Isabelle Huppert. algida, incredibilmente algida. In superficie. dentro si fa male. Dentro è inarrestabile. poi anche fuori diventa inarrestabile. Un film asciutto crudo e crudele. Mi ha turbato. Non sono riuscito ada andare a letto. ho preseguito con un documentario sui Kurt Weill. sfogliavo libri. guardavo disegni. Niente da fare. La storia era sempre lì.
penso che leggerò il romanzo omonimo di Elfriede Jelinek da cui è tratto.
E chi se ne frega se l'ho scoperto solo ora.

La pianista, di Michael Haneke, con Isabelle Huppert, Annie Girardot, 2001

sabato, ottobre 06, 2007

un'altra Berlino


Perché il verduraio quando mostra la frutta alla cliente dice sempre che tale uva pesca arancia viene dalla Sicilia mica dalla Spagna? In Spagna ci sono stato e la frutta era gustosa. Anche a Berlino l’uva era buona e gustosa per non parlare del pollo arrosto che chissà da dove veniva.

Cambiare cucina è sempre un momento di festa. Sono uno di quelli che passa ore nei supermercati e nei mercati. Mi piace capire cosa la gente del luogo mangia veramente. Osservo i clienti che fanno la spesa come una signora che nel piano gourmet dei magazzini KADeWe in mancanza del pesto ariginiale opta con disinvoltura per una salsa al gorgonzola che fa una fatica terribile a pronunciare.

Sono innumerevoli i motivi, le passioni che si compiono durante i viaggi.

È bello scoprire CD dimenticati e a volte bellissimi nelle ceste fuori dei negozi di musica. Quelle ceste con tutto a un euro o magari due. In una di queste ceste ( a tutto un euro) in un negozietto di Cd di musica classica di Potsdam ho scoperto La Terre Commune di Elliott Murphy e Iain Matthews. Due nomi che ho semrpe sentito ma che non avevo mai preso in considerazione. Mi sembravano vecchi quando ero giovane pure loro erano giovani e così sono stato sedotto da altre passioni. Ora che ho molti meno pregiudizi e non seguo le mode invece sono rimasto incuriosito. Il CD è bello, suoni raffinati e morbidi resi più taglienti dalla chitarra insidiosa di Oliver Durand. Ballate senza tempo come devono esser le ballate. Trovi rimandi sparsi. Il miglior Springsteen, Mark Knopfler (qualche bella canzone l’ha fatta anche lui) e perfino il grandissimo Matt Johnson (The The).

Lo sto ascoltando in questo momento in un sabato di un autunno che qui a Bologna non arriva.

A Berlino era invece quasi inverno. Molta pioggia che ha miracolato la maratona di domenica 30 settembre.

Ero lì a da spettare i passaggi del mio amico Muflo. Vedevo sfilare la gente. 41000 partecipanti. Era l’umanità a correre. Il senso della vita mi è apparso attraverso quella sfilata infinita con la colonna sonora delle percussioni a ritmo di samba di un gruppo sistemato ai bordi del cordone di protezione. Ogni tanto sostituivo a mente il samba con Fatboyslim e intanto i 41000 continuavano a correre. Ero commosso per l’impegno, la foga, l’entusiasmo e la determinazione. Tutte quelle cose che rendono l’essere umano ogni tanto bello.

Mancavo da Berlino da 6 anni. Come sempre è cambiata . come sempre è diventata un’altra città. Una bella città indubbiamente. Dove non si urla e gli spazi sembrano deserti nonostante sia popolata da svariati milioni di abitanti. Poche macchine e molti bambini. La vita costa sempre poco e non sembra sempre sul punto di fare qualcosa di assolutamente fondamentale e urgentissimo come in altri posti. Una metropoli moderna che ha cancellato forse per sempre quel periodo di dopoguerra permanente durato fino a qualche anno fa, quando dopo la riunificazione si era creata la città decadente per eccellenza, forse ancora più decadente da quella cantata da Bowie alla fine degli anni Settanta. La Berlino degli anni Novanta era laboratorio, era Weimar, era Brecht, ancora Stasi. Era il trionfo della maceria, il fascino dell’estetica rovinista. Poesia per animi sensibili e malati. I palazzi di Prenzlauerberg ora sono puliti e magari fra un po’ saranno al marzapane come quelli di Praga. Le case hanno i bagni (per fortuna!) e gli strascichi della DDR sono finiti come oggetti memorabilia molto chic in negozi per turisti.

Il Kebab però è sempre il migliore che abbia mai provato (Istanbul compresa).

Elliott Murphy, Iain Matthews, La Terre Commune, Coast Coast, 2001.

lunedì, settembre 24, 2007

Io spio

Aspetto l’autobus in centro. Sul bordo estremo a destra del marciapiede così posso salire dall’entrata anteriore. Tanta gente. Osservo i cambi dell’antropologia degli utenti dell’autobus. È molto cambiata da quand’ero studente. La maggior parte delle persone ha ancora magliette a maniche corte e flip flap ai piedi. Come d’estate. La luce ha già assunto quei toni rossastri che descrivano le giornate di fine stagione. L’aria si elettrizza mischiando la nostalgia con la voglia di cambiamento.

Pensieri di basso profilo. Penso a un cd dei Mercury Rev che ho comprato da qualche giorno e che non ho ancora ascoltato come si deve. Il primo pezzo ha però un incedere bellissimo.

Penso a cose così.

Poi mi stufo di spiare quelli che aspettano alla fermata e con lo sguardo attraverso la strada.

E allora lo vedo. Se ne sta proprio all’angolo appoggiato al bordo di un negozio di ottica. Ha un completo scuro. Mi viene voglia di attraversare la strada e di salutarlo ma poi lo osservo meglio e dalla posizione sembra che sia un po’ curvo, come se stesse parlando al cellulare.

Mica ci vedo bene io. Ma sì, mi sembra un cellulare. Cosa vado a disturbarlo?… ma poi non è un cellulare o forse ha smesso e adesso si sta accendendo una sigaretta. È sempre nella stessa posizione di chi aspetta. Che faccio?

Nel frattempo l’arrivo dell’autobus mi distrae. Non è il mio è sempre quell’altro. Quell’altro autobus passa sempre più spesso. È chiaro, è evidente. Riguardo al di là del marciapiede e lui ha smesso di aspettare perché è appena arrivata una tipa. Una ragazza, vestitino corto, mi sembra. Capelli lunghi, carina. Peccato per i sandali alla schiava che non m i piacciono proprio. E qua si potrebbe aprire un bel discorso sui sandali. Si muove bene, sembra sicura, ha personalità. Potrebbe fare teatro.

Si abbracciano parlano come giustamente si fa e a me non va di continuare a guardare, distolgo lo sguardo, non sono cazzi miei. Eppure lo sguardo indugia su altri abbracci, qualche tenerezza.

Ma quando passa questo autobus? Il mio autobus.

Guardo fisso a sinistra dalla direzione da cui dovrebbe arrivare il mio autobus e mentre guardo penso alle spie. Al mestiere di spie, alla graphic novel di Matt Kindt che ho appena letto. Si intitola Superspy e la scritta sul dorso sembra un po’ quella di Superman fatta male e naif. Un libro di spie, storie di spie, tranche de vie quotidiane ambientate durante la seconda guerra mondiale nel fronte europeo. Storie piccole, a volte tristi, a volte con risvolti grotteschi come sono spesso le morti in tempo di guerra. Fare la spia è un po’ come avere il superpotere dell’invisibilità. Jonatham Lethem dice che quando si è piccoli il potere preferito è sapere volare, poi da grande diventa l’invisibilità. Io continuo a preferire il volo e non tiratemi fuori la solita sindrome di Peter Pan. Questa cazzo di sindrome l’avrà inventata uno che era già vecchio a cinque anni e diceva che guardie e ladri non era un gioco politicamente corretto.

Nel frattempo il mio autobus è arrivato. Anche altre persone hanno avuto la mia stessa idea di salire dalla porta anteriore e così ci scanniamo come si stanno scannando là dietro. Dopo che ho vinto con la macchinetta obliteratrice cerco dia assestarmi ed è allora che lo rivedo. Li rivedo. Si sono mossi dall’angolo nei pressi dell’ottico e si avviano. Dal finestrino sembrano dentro uno schermo. Diventano fiction. Lui cammina a capo chino e mani in tasca e non si avvede che lei invece ha cambiato direzione e sta attraversando la strada. Per un attimo sembrano che abbiano litigato e lei se ne stia andando ma poi lui se ne accorge, la nota e attraversa la strada per raggiungerla. Attraversa senza guardare. Si abbracciano e continuano per la loro strada.

Anche l’autobus va per la sua strada, fa il curvone si inoltra sicuro.

Io invece mi sento in colpa, mi sento sporco.

Chissà se anche le spie si sentivano sporche.

Matt Kindt, Superspy, Topshelf, 2007

Jonatham Lethem, La fortezza della solitudine, Il Saggiatore .Net, 2007

Mercury Rev, All is Dream, Canaveral Pictures, 2001

venerdì, settembre 21, 2007

cose fatte d'estate

Lo sapete, mi assento spesso. In questo caso spessissimo. è che sono proprio scarso a stare dietro ai diari. A mente lo scrivo tutti i giorni, ma poi su carta o su web è tutto un altro discorso. Così nel frattempo ho fatto diverse cose e non ne ho mai parlato qui.
giusto qualche giorno fa a Bologna nel consueto approfondimento annuale del festival di fumetto Arena! (giunto otmai alla nona, dico nona, edizione) abbiamo fatto un bell'incontro con Alessandro Bilotta, Sergio Ponchione e questa volta pure io, non in veste di presentatore ma di opsite. AAbbiamo parlato dei nostri"luoghi oscuri", ossia ansie angosce e riflessioni che stanno dietro al processo creativo dell'autore. Non è stata un'intervista ma piuttosto una conversazione a tre intervallata da domande del pubblico.
Poi cos'altro è successo?... ah sì ecco in edicola c'è Scuola di Fumetto n.54 che contiene una mia intervista e pure un fumetto inedito realizzato quasi in diretta durante la mia visita al Gran Canyon e Las Vegas. Il protagonista è Il Viaggiatore Distante.

La tavola che vedete invece è tratta da un libro che ha scritto Bepi Vigna in occasione del ventennale del Calgonone Jazz Festival che si è svolto a fine luglio appunto Calagonone, un posto meraviglioso sulla costa orientale della Sardegna. Area incontaminata ultraprotetta.
Il titolo del libro è "Da vent'anni" e guarda caso si occupa di jazz. Molta atmosfera. Sarà probabilmente in vendita a Lucca nello stand della Black Velvet.

Cos'altro ancora. Per quanto riguarda Esperanto sono nell'ultimo quarto. Un'impresa titanica. Almeno per me. Stringo i denti e vado avanti.

Mostre. A fine ottobre a Macomer in provincia di Nuoro continua la mostra che comprende le mie tavole a tema musicale: saranno esposti i disengi di "Da vent'anni" e del libro su Irving Berlin ( se andate sulla home page dle mio sito potete dare un'occhiata).
Invece in occasione della nuova edizione di Fumetti TV a Treviso ci sarà in mostra una selezione di Tobacco.
Insomma qualcosa l'ho fatta e qualcosa sto facendo. Si va avanti.
nel frattemppo vi chiedo di nuovo scusa per il compartemento assenteista.