Accenno di ritratto di Madamoiselle N.
domenica, novembre 17, 2013
mercoledì, novembre 13, 2013
Perché sono nato in un'isola.
Ringrazio il cielo o chi in sua vece nella fattispecie i miei genitori per essere nato in un'isola.
Perché ogni volta che penso alla mia isola la vedo con una forma sempre precisa e indimenticabile.Perché l'unico confine che ha un'isola è il mare e per me il mare è liberta e lo puoi attraversare con mezzi costruiti con lavoro, talento e volontà.Perché ho imparato a immaginare altre terre al di là dell'orizzonte mobile. Terre da raggiungere e da scoprire.Perché sono cresciuto con il mito di andare in vivere in continente dove i sogni ogni tanto diventavano realtà. Magari oggi un po' meno e non poi tanto diverso dall'isola.Perché l'isola mi ha insegnato che riservatezza e accoglienza ospitale possono convivere in armonia.Perché chi è nato in un'isola si sente sempre e comunque un po' diverso e se me lo permettete anche un po' speciale.Perché un tempo eravamo ai confini di tutto, specie dell'impero e quindi terra di sfruttamento di esilio e di punizione.Perché noi isolani siamo nati e vissuti lontano e lontani.Perché il timore dell'isolamento in un'isola ci fa stare sempre attenti alle cose che succedono al di là del mare, nel resto del mondo insomma.Perché la mia natura insulare mi ha fatto innamorare di romanzi di viaggi e avventure e forse anche per merito loro che ora scrivo e disegno anch'io di viaggi e avventure.Perché nella mia isola natia i pochi treni esistenti vanno così lenti che nella tratta Cagliari-Macomer ho potuto leggere in santa pace un libro di Alan Bennett (che comunque ti aiuta perché scrive sempre testi brevi).Perché puoi sperare che l'isola non si isoli ma che si offra e che sia sinonimo di accoglienza, di fascino e di richiamo per le persone che fuggono dall'oppressione, dalla chiusura mentale, dalle persecuzioni razziali, sessuali, politiche, religiose. Che sia baia protetta per i talenti che desiderano creare, progettare, innovare perché forse in un futuro migliore io ci credo ancora.
lunedì, novembre 04, 2013
Facce da libro 357
Ritratto di Lev Nussimbaum
Ritratto di Lev Nussimbaum
Lev
Nussimbaum
ma
anche Kurban Said, Essad Bey e chissà quanti altri ancora. Forse mai
uomo e personaggio letterario sono stati così avvolti da un legame
contorto, ambiguo, in definitiva aggrovigliato. Addirittura per anni
fu l'uomo a non esistere. Alì e Nina il suo romanzo più famoso,
bestseller mondiale a cavallo tra le due guerre mondiali per lungo
tempo fu attribuito a Elfriede von Ehrenfels
una baronessa austriaca e in seguito anche uno scrittore
nazionalista azero. La vita di Nussimbaum fu sempre al confine tra
mondi, culture, luoghi diversi. Ebreo nato a Baku città sul Caspio
che in pieno boom petrolifero divenne l'ultimo avamposto occidentale
in oriente per stile, apertura mentale e architettura, si convertì
poi all'Islam affascinato dal sogno panarabico. Lev fu nostalgico
inguaribile, viaggiatore poliglotta, conobbe ricchezza e povertà
assoluta, bellezza e fragilità, aderì o forse solo simpatizzò con
i totalitarismi europei. Morì giovane nemmeno quarantenne durante la
guerra che avrebbe devastato il mondo. Una lapide spoglia di rito
musulmano lo ricorda in un angolo del cimitero di Positano.
Kurban
Said nella sua tragicità stratificata mi affascina. Sto lavorando su
di lui e la sua opera.
Questo
ritratto di Facce da libro non poteva discostarsi dall'uomo prima
ancora del personaggio.
martedì, aprile 30, 2013
Almost me with stubble
Quando sono molto impegnato sul fronte di una consegna la tensione sale. Sto disegnando da diverse settimane usando un segno drammatico con pennino graffiato e pennellate di inchiostro denso. Ogni tanto sento l'esigenza di abbassare i toni e prendermi una breve pausa pur sempre restando dietro a un disegno. Mi viene da cambiare tono e atteggiamento, approccio e strumenti. Una liberazione, un'incursione in quell'altrove necessario al di là del muro. Una riscoperta di segni plastici con pennarelli molto duttili e divertenti. e per divertente intendo quando è facile da manovrare, non ti poni in conflitto ostile, né tantomeno ti senti costretto a procedere in uno stato quasi di sfida fisica e mentalecome possono essere appunto il pennino o il pennello.
Oggi poco prima di cena è arrivato questo quasi autoritrattino buffo, realizzato in una striscia di cartoncino avanzato.
mercoledì, aprile 10, 2013
Quasi un raccontino scritto di fretta
Sono arrivati tardi che gli altri stavano già suonando. seduti per terra perché sedie e tavolini liberi sono finiti da un pezzo. Lui indossa occhiali robusti decisamente hipster ride impacciato e ha orecchie solo per la musica di cui se solo potrebbe si nutrirebbe anche addentandola. Ha occhi solo per lei che è bionda e con il naso perfetto e dritto. Lei è bella e lui è uno di quelli che ci crede e ce la mette sempre tutta. Poi li chiamano a sorpresa sul palco e fanno un pezzo. Forse loro, più probabile di qualche band americana, di quelle con la cantante troppo brava per cantare canzoni così sceme e allora non le resta che contorcersi e avvitarsi con gorgheggi virtuosi svilenti e pacchiani. Lui come sempre ci dà dentro con la fender. si muove il giusto qualche scatto e a ogni accordo in levare accompagna con una smorfia sofferta ma nemmeno tanto, più che altro partecipe. Li guardi per guardarli, non te ne frega niente di quella brutta canzone, lo spettacolo è nella grinta e nell'entusiasmo. Lo spettacolo è racchiuso in quei 18 anni che avranno al massimo. 18 anni carichi di energia, di furore grezzo e naif, di ormoni impazziti, di orizzonti ampi e infiniti, di altre risate, di baci che sanno di menta, di sigaretta, di birra e di lucida labbra al lampone o alla fragola. Li guardi e senti un vuoto dentro, un vuoto di senso, le farfalle che sfrigolano e per un attimo, fai anche due vorresti essere di nuovo come loro, ragazzo e ragazza, voce e chitarra, ridere e vedere gli orizzonti sempre come infiniti. Sarà nostalgia, sarà invidia, rimpianto o cos'altro ma più in là a notte fonda mentre lasci perdere la lettura degli atti di un congresso di Benno Von Arcimboldi che capisci e decidi che per ritrovare quel gusto e quelle risate perdute, tutta quella grinta in levare non ti resta che scrivere di loro, di quei ragazzi di al massimo 18 anni che cantavano in un pub di media periferia come fossero all'Hammersmith. Farai questo di sicuro perché è vitale. E magari scriverai anche di quell'altra ragazza che era seduta tra il pubblico e con quella sigaretta messa di traverso sembrava molto più grande e vissuta. Parlerai dei suoi tatuaggi e del suo mento sfuggente che tanto detesta, dei suoi amori precoci e maldestri, della sua rabbia e del suo vuoto di senso che poi è lo stesso che accomuna tutti a 18 come a 50 anni.
sabato, gennaio 19, 2013
Qualche specificazione su Facce da Libro.
Sull'operazione Facce da Libro che pubblico quando posso qui su Radio Herzberg. Idea e metodo sono semplici, progetto molto ambizioso, forse addirittura velleitario visto che avevo in mente di postare 365 disegni, praticamente uno al giorno per un anno con numerazione a scalare, quindi dal 365 al numero 1. Non so ce la farò mai, e potrei anche riconsiderare la numerazione, usando quella tradizionale e progressiva che mi sembra anche più umile. Si arriva dove si arriva e dove si può. Comunque Facce da Libro funziona così: penso a un personaggio di un libro di narrativa che ho letto e lo ritraggo a matita in un blocco di carta poverissima acquistato nel reparto cancelleria di un punto vendita di una nota catena no logo giapponese. Disegnini semplici e fatti di getto tutti in bilico sul filo della memoria. A volte, quando esistono tra le pagine descrizioni più o meno dettagliate, mi confronto, a volte le lascio da parte piegando testo e personaggio alla mia immaginazione. Non tutti i personaggi sono protagonisti, a volte sgomitano tra le seconde linee, fanno massa silenziosa o quasi nel chorus line, a volte sono solo di passaggio. Inoltre non tutti fra quelli che sto ritraendo appartengono a libri memorabili o che mi sono piaciuti nella totalità delle loro parti, i loro livelli. I personaggi però loro sì che mi sono piaciuti. Loro sì che nel mio piccolo pantheon di ricordi letterari occupano un posto a sedere. Avrei poi potuto postarli senza l'alleanza delle parole, ma poi mi è sembrato bello affiancare delle riflessione, schede minime, suggestioni trasversali. Poca roba, quasi un appunto di un diario, un consiglio di lettura. Un gesto leggero di condivisione. Più o meno come in questo momento. Poi a chi mi ha chiesto se pensavo di far diventare questa collezione di Facce da Libro un libro vero e proprio al momento non so proprio cosa rispondere. Per ora continuo con ritratti e pensierini.
Facce da libro 358
Ritratto di Sergo Dojmovic Rismond
tratto di Hotel Lux di Enzo Bettiza
L'apporto del lavoro di Enzo Bettiza è imprescindibile per la comprensione della vastissima e complessa cultura che inizia a Trieste e sfocia nelle acque polari dell'isola di Sakhalin ultimo avamposto dell'impero sovietico. Giornalista, inviato in Unione Sovietica negli anni della guerra fredda, l'ho scoperto come scrittore quando ho letto Esilio, ritratto autobiografico di una terra che non c'è più, la Dalmazia italiana, (struggente la descrizione di Zara) prima bombardata poi ricostruita e slavizzata a partire dalle colate di cemento all'indomani della vittoria di Tito. Bettiza è un esule senza punti di riferimento se non quelli della memoria che riaffiora minuziosa nel suo lirismo dolente nelle pagine, tante, tantissime, di Esilio. Da frequentatore dell'Impero sovietico per lavoro negli anni ne ha annotato peculiarità macroscopiche e pure quelle più nascoste. Hotel Lux è il primo volume di un'opera monumentale intitolata I Fantasmi di Mosca. Si tratta di una narrazione articolata, ondivaga che parte anche in questo caso dal ricordo. Il ricordo che si fa confessione. Sergo Doimovic Rismond è una spia, è un traditore. è anche dalmata come l'autore, anzi Illiro come puntualizza, quasi a rimarcare un posto che non c'è più nemmeno sulle carte geografiche e che rimanda ai testi di storia antica, quindi di un passato decaduto. che parla e si racconta in una stanza grigia, squallida puzzolente di fumo di sigaretta dozzinale. Il ticchettio dei tasti della macchina per scrivere diventa la colonna sonora di un viaggio tra memoria, liturgie complesse, sospetti, sentimenti indotti. ci sono tutte i segnali tipici di una scrittura slava. A volte si danza intorno a una sola parola, sul suo uso strategico che serve a celarne altri significa. Una parola semplice come "marinaio", evoca e al contempo nasconde un mondo di status sociale, di ricordi inespressi e piuttosto repressi. Sono squarci di vertigine sull'abisso di una pagina di storia lunga settant'anni di cui si sa ancora troppo poco.
lunedì, gennaio 14, 2013
Facce da libro 359
Ritratto di Pete Bondurant
da American Tabloid di James Ellroy
Pete Bondurant fa il factotum per Howard Hughes. Si dedica con impegna ai lavori sporchi, non lesina il suo manganello di cuoio. Chi l'ha provato racconta di quanto possa fare male quell'aggeggio tascabile. Pete Bondurant è una carogna come tanti, vuole i soldi, tanti dollari e ha la visione. Si tratta solo di aspettare il momento giusto, come l'ascesa dei Kennedy, la diffidenza maniacale e paranoica di J. E. Hoover, la follia ipocondriaca di Hughes. Se non conosci abbastanza i romanzi di Ellroy cominci a chiederti se anche Pete Bondurant, canadese del Quebec, non sia un personaggio reale come gli altri citati. Pagina dopo pagina ti viene facile convincerti che ci sia stato da qualche parte in carne e ossa. Riesci a tratti a sentire l'aroma di Old Spice che di sicuro userà come dopobarba. Bondurant ha un leggero accento francese ed è colossale, un gigante forzuto senza scrupoli con qualche vena di romanticismo che cresce man mano che si arriva alla fine della corsa. In un mondo di carogne forse è il meno carogna perché lo dichiara fin dall'inizio. Non ha mica ideali lui. Certo non è che i comunisti gli stiano proprio simpatici e una sistematica a quei barbudos di Cuba gliela darebbe proprio e si mette di buona lena per farcela. E per un pelo quasi ce la fa sul serio. Pete Bondurant somiglia sul serio a Robert Mitchum. Ogni tanto qualcuno lo scambia per lui, specialmente quando sbarca la prima volta a Cuba. Gli avrà fatto un certo effetto essere paragonato a Robert Mitchum, lui sì che era un tipo giusto. E poi di sicuro avrà avuto un mucchio di soldi. Milioni di pezzi da mille magari.
Di tutti i romanzi di Ellroy forse American Tabloid è quello che amo di più. Non è solo narrazione, azione, non è più noir da un pezzo, ma entra nelle pieghe della storia recente americana, la riscrive o comunque fornisce delle ipotesi intriganti dove i personaggi che l'hanno fatta tornano a essere persone reali. E poi non ti annoi. Saranno, nell'edizione tascabile, circa settecento pagine e senza mai un momento di noia.
domenica, gennaio 13, 2013
Facce da libro 360
Ritratto di Galilee
tratto da Galilee di Clive Barker
Quando vidi al cinema Hellraiser ne rimasi sconvolto. Era, mi sembra il 1988 e non mi era mai capitato di assistere a un horror così innovativo nei concetti espressi. La coincidenza assoluta tra male assoluto, dolore assoluto, piacere assoluto mi turbò non poco. Mi ricordo che mi comprai il poster gigante di Pinhead e per anni rimase appesa come monito perenne sulla parete a ridosso della scrivania di lavoro. Si aprì il dibattito su chi fosse il re dell'horror, il sempiterno Stephen King o il nuovo che avanza Clive Barker. Divenni un fan di Barker e comincia a leggere i suoi romanzi uno dietro l'altro. Certe influenze sono finite anche nella mia prima versione di Apartments che uscì a puntate su Fuego. Poi Barker l'ho un po' perso per strada. I film che seguirono la saga di Hellraiser furono uno peggio dell'altro e non tutto concepiti dall'autore, Candy Man bruttino e così via. Ho riscoperto Barker qualche anno fa con Abarat scritto e illustrato interamente dall'autore. Una narrazione di mezzo, tra horror, fiaba, fantasy. Tracce del mago di Oz, tracce addirittura di Farmer per la costruzione di mondi assurdi, veri e propri freak orbitanti. L'estate scorsa mi è capitato di trovare a una bancarella dell'usato Galilee. Formato tascabile, copertina orrenda, più vicino a un romanzo estivo da ombrellone per un pubblico sentimentale che d'apertura a un romanzo horror. Infatti Galilee non è un romanzo horror. Anche in questo caso come per Abarat si colloca in una zona di confine tra diversi generi letterari. Un incrocio tra soap opera, romanzo storico dell'America profonda e realismo magico. Due famiglie in lotta da secoli, una divina, animale, panica, l'altra borghese, ricca e avida. Entrambe le famiglie corrotte nei modi e nell'anima corrotta. Come se gli dei dell'olimpo incontrassero i Kennedy.
Le storie intrecciate di Galilee mi hanno tenuto compagnia nelle notti di luglio dello scorso anno. Ero solo a casa impegnato in un lavoro monumentale (per lunghezza) di illustrazioni educational e quell'appuntamento notturno giorno dopo giorno rappresentava la nota lieta. Ho fatto fatica a immaginarmi Galilee, semidio scaltro e un po' bastardo, troppo facile ritrarlo con le fattezze di Denzel Washington e per un po' mi è apparso con un volto cangiante in perenne movimento dove per lunghi tratti era incorniciato da capelli corti tagliati alla Giulio Cesare e privo di barba, poi a fatica si è finalmente composto. Un volto cosparso di salsedine, solcato da cicatrici senza tempo e profonde come il tempo. Alla fine siamo pure diventati amici.
sabato, gennaio 12, 2013
Facce da libro 361
Antonia Monanni
da Niente da capire di Luigi Bernardi
Quando il magistrato Antonia Monanni è entrata in scena per la prima volta in Niente da capire nella mia mente si è materializzata con un volto già delineato, precisissimo e soprattutto reale. Era il volto di una mia carissima amica. Quella che da ragazzi mi aveva prestato i numeri introvabili de Il Cannibale, quella che si vestiva da punk quando gli altri e le altre erano ancora irrimediabilmente fricchettoni, quella che fra Chandler e Hammett preferiva Spillane. A vent'anni viveva da sola perché era studentessa fuorisede e casa sua nel tempo era diventata la meta di infinite riunioni notturne, spesso esaltanti. Non siamo mai stati né fidanzati, né amanti e forse questo è il segreto di un'amicizia che va ancora avanti anche adesso che lei è diventata psichiatra e presto pure criminologa e io quello che sono. Però quando Antonia Monanni ha iniziato a recitare, suo malgrado, il ruolo di protagonista, non poteva che indossare la faccia e i modi della mia amica. Niente da capire annichilisce la struttura del giallo e del noir. si sa già tutto fin dall'inizio, movente e colpevole o colpevoli. Non ci sono misteri, indagini serrate, depistaggi e serial criminal epici e perversi. C'è solo lo squallore del quotidiano, nudo e poco elegante da vedere. Nessuna grazia, nessuna enfasi. Sarebbe un difficilissimo banco di prova in una possibile versione a fumetti. L'omaggio a un testo di Luigi Bernardi non è casuale. Ieri era il suo compleanno e questo disegno è una riparazione soltanto leggermente fuoritempo. Comunque tanti auguri!
martedì, gennaio 08, 2013
Facce da libro 362
Da Suite francese di Irène Némirovsky Ritratto di Lucile Angellier
Irène Némirosvsky scrisse i primi due romanzi che avrebbero dovuto comporre un grande affresco della Francia durante il periodo bellico. Non riuscì mai a portare a termine il suo intento. Arrestata, deportata e internata in un campo di concentramento non fece mai ritorno nella sua amata Parigi dove era arrivata da ragazzina con la famiglia dalla Russia dopo la Rivoluzione d'ottobre.
Mi sono innamorato immediatamente di questo libro incompiuto, ho fantasticato più volte sul suo possibile svolgimento, aiutato dagli appunti rinvenuti dall'autrice, ma è forse proprio per questo senso di non finito che l'ho trovo ancora più prezioso. Per quello che è e per quello che sarebbe potuto essere.
è un testo forte e a tratti spaventoso, che come pochi ha saputo raccontare i momenti che precedono un'invasione, vera e propria profanazione. Racconta di fughe disperate di massa e di singoli, di un mondo apparentemente invincibile che crolla. Racconta in diretta la fine della grandeur francese, della sua visone imperiale e coloniale. La città si svuota,i treni si stipano, chi non riesce a salire fugge come può, spesso a piedi. Tragedie individuali, di famiglia e poi l'arrivo del nemico. In massa, ordinato, compatto. lugubre nelle divise di un verde scuro quasi grigio. Il suono pesante e marziale degli stivali che squarciano il silenzio delle città abbandonate e dei paesi ripiegati su se stessi. Questo è il vero orrore. Sembra un racconto da dopobomba post-apocalittico con l'invasione degli alieni, ma è storia recente, una storia che giorno dopo giorno, considerata sempre più ingombrante e scomoda, sarebbero in molto a volerla vedere rimossa per sempre. E invece non si può e non si deve. Mai.
Lucile Angellier è una giovane donna sposata troppo presto a un uomo che non ama e che è sparito tra le maglie della guerra. Gaston è troppo rozzo, pensa più alla caccia al cinghiale che alla grazia e alla tenerezza. Lucile combatte, si rode, si nega e nega, si tormenta per combattere l'attrazione per l'invasoreBello come un angelo, raffinato, ama l'arte e la musica. Ma di sicuro ha sparato, di sicuro ha ucciso. Lucile, ovvero come continuare a vivere e provare emozioni anche in mezzo all'incubo assoluto.
lunedì, gennaio 07, 2013
Facce da libro 363.
Incontri con uomini straordinari I.
L'ho letto più volte negli anni e a distanza di anni. Ogni volta è diverso, quasi rivelasse parti diverse nuove e inedite accompagnandomi nelle fasi della vita. Incontri con uomini straordinari è un libro a strati, metanarrativa, simbolico, aforismi in forma estesa e articolata. Lo puoi leggere come appassionante libro di viaggi, di avventure, libro di insegnamenti leggeri e profondi, testimonianza e quant'altro il lettore attento e appassionato decide di andare a cercare e trovare. Georges Gurdjieff è uno dei tanti autori/pensatori/mistici/filosofi che ho scoperto ascoltando Battiato. L'era del cinghiale bianco mi ha cambiato davvero la vita. Mi ha aperto un altro universo che da allora ho frequentato tra alti e bassi sofferti, tra strettissime vicinanze e abbandoni clamorosi. ma alla fine sono sempre qui, pronto a imparare. Quando penso a Gurdjieff mi viene spontaneo visualizzarlo con il volto intorno ai quarant'anni con baffi spioventi e colbacco di astrakan calato sul cranio rasato. In questo caso invece ho fatto uno sforzo e sono andato a ritroso fino a incontrarlo negli anni della giovinezza, quando a sua volta stava scoprendo il mondo. Non ha i baffi ma lo sguardo è lo stesso, carico di un'intensità senza pari. La curiosità assoluta che si fa vita.
mercoledì, gennaio 18, 2012
Sono abbastanza io
è successo durante un mio incontro al Caffè Zampanò durante lo scorso Cesena Comics di novembre 2011. In mezzo al pubblico c'era una signora che disegnava. Faceva dei ritratti e poi li dava in dono ai protagonisti. Ho scoperto che fra i soggetti ritratti c'ero anch'io ed è il disegno che vedete. Purtroppo non riesco a capire il nome dalla firma e quindi non posso segnare in calce i crediti completi dell'opera. Magari qualcuno conosce la signora e mi dice anche il suo nome. Per ora va bene così.
domenica, gennaio 08, 2012
Facce da libro 364. Barney Panofsky
La versione di Barney di Mordecai Richler è stato uno dei libri che mi hanno appassionato negli ultimi anni. Letto. come quasi tutti gli altri, a letto pensavo che il letto fosse il luogo più adatto per questo genere di storia. Barney è uno stronzo, una carogna, in li trovi una serie impressionanti di debolezze e di difetti, eppure è l'eroe moderno, forse l'unico che si potesse sviluppare in occidente verso la fine del XX secolo. Un eroe decisamente maschile, su questo non ci sono dubbi. Ho scoperto il romanzo leggendo una volta un articolo su Il Foglio, che almeno per quanto riguarda la narrativa ha quasi sempre avuto fiuto e gusto. Mentre lo leggevo immaginavo Barney con un volto che ondeggiava dai tratti di Sydney Pollack a quelli di Isaac Asimov, chiaramente distante anni luce dalla faccia di Paul Giamatti nella recente versione (deboluccia) cinematografica.
La tecnica del ritrattino è sempre la stessa con matita su blocco di carta muji modesta.
venerdì, gennaio 06, 2012
Facce da libro 365. Il Grande Gatsby
Ho comprato un blocchetto muji di carta sottile, riciclata, di grana molto modesta. Il formato è piccolo e i fogli sono tanti. Cosa farne? appunti, liste della spesa, disegni monchi mentre si sta al telefono?
il gioco è semplice. Penso a qualche personaggio di qualche libro che ho letto (non importa se letto tutto o lasciato a metà o pure prima) e lo disegno così come mi ricordo, come la traccia d'immaginazione residua. tutto qui. Solo un giochino. da fare nel tempo libero e senza impegno, senza i prclmai di un disegno al giorno, così belli e così difficile da mettere in atto (almeno per quanto mi riguarda). Un minimo di di aggiustamento professionale e quindi qui su Radio Herzberg. Per ogni ritratto scrivo anche il nome.
Questo è il mio Grande Gatsby. Buon Anno!
il gioco è semplice. Penso a qualche personaggio di qualche libro che ho letto (non importa se letto tutto o lasciato a metà o pure prima) e lo disegno così come mi ricordo, come la traccia d'immaginazione residua. tutto qui. Solo un giochino. da fare nel tempo libero e senza impegno, senza i prclmai di un disegno al giorno, così belli e così difficile da mettere in atto (almeno per quanto mi riguarda). Un minimo di di aggiustamento professionale e quindi qui su Radio Herzberg. Per ogni ritratto scrivo anche il nome.
Questo è il mio Grande Gatsby. Buon Anno!
martedì, dicembre 27, 2011
Il dente che balla
Uno degli argomenti più diffusi tra genitori che hanno figli in un'età compresa tra le elementari e le medie sono i denti che non cadono, quelli che non cadono, quelli penzolanti, quelli cariati, gli apparecchi dentali indispensabili e costosissimi che ti obbligano a chiedere un mutuo. Più o meno come la conversazione in atto in questo momento che sto scrivendo. Mio figlio e suo cugino si controllano i denti e le mamme parlano di dentisti. in sottofondo Johnny Cash dell'ultimo periodo che stranamente piace al suocero che altrimenti definisce la musica che ascolto come rumore, né più né meno a come la definisce mia madre. Il post Natale va così tra una partita di Subbuteo e una parte centrale di capitolo dove si assiste a un weekend da fantascienza in una casa di campagna senza luce e senza acqua corrente con una compagnia di commensali composta da indolenti radical chic alla ricerca di emozioni semplici e sane e fricchettoni incalliti alla ricerca forse di niente tranne la pace dopo un fallimento esistenziale. insomma una bella giornata sottolineata con questa immagine tratta da un progetto appartenente alla serie infinita dei mai fatti.
lunedì, dicembre 26, 2011
La punizione del bacio
C'era una canzone, tratta da un album bizzarrissimo a firma di The Glove sotto cui si nascondevano Robert Smith e Steve Severin (bassista di Siouxsie and the Banshees), che aveva un titolo affascinante e misterioso: Punish me with Kisses. Per anni quest'alchimia di parole, quasi un ossimoro, visto che (quasi) sempre i baci sono invece sono fonte di piacere e di premio, mi ha ronzato in testa, poi complice un ennesimo sogno ha trovato una sua collocazione come frase finale di una cosa che ho scritto all'inizio d'estate. Non so mai cosa diventerà, se sarà mai romanzo, racconto, progetto o esercizio poetico riuscito o malriuscito, ma forte di questo finale strepitoso ho deciso anche di disegnare l'inizio su una carta fabriano leggera e ruvidina che con la sua caratteristica striatura verticale consente di ottenere effetti interessanti con il pastello. Siamo in un New York perduta, quella di Manhattan Transfer di Dos Passos che nell'edizione Mondadori del dopoguerra che possiedo è intitolata con Nuova York. Un altro mondo, un'altra dimensione dove può succedere di tutto e dove le voci dei personaggi suonano come quelle dei magici Tina Lattanzi e Gualtiero De Angelis che magari recita in inglese come nel balloon.
martedì, dicembre 06, 2011
F. non va alle feste
Per ora solo altro mistero. C'è di nuovo F. Di sera forse a casa sua, sorseggia un martini e parla con qualcuno. Di una festa probabilmente molto noiosa. Fuori continua a nevicare e a Milano è inverno vero.
lunedì, dicembre 05, 2011
Soltanto le rose
L'illustrazione l'ho fatta per un'antologia letteraria. Nyx, racconti della notte, edizioni Arcadia a cura di Daniele Pinna. L'illustrazione ha anche un titolo, Soltanto le rose, che è anche lo stesso del racconto breve a cui si accompagna. L'inizio di un'altra narrazione che vede protagonista mio bisnonno Enrico. Una storia dell'incontro con la Morte che s'innamora perdutamente dell'uomo. Il bisnonno Enrico è stato protagonista delle mie prime storie a fumetti apparse si Tempi Supplementari e Frigidaire. Dopo tanti anni ho pensato che dovrei raccontare ancora di lui, in un altro modo, con un altro spirito, con lo stesso entusiasmo.
Otto GabosSoltanto le rose
matita su cartoncino
cm. 20X30, anno 2010
A proposito di NYX, racconti della notte. edizioni Arcadia, 2010 Cagliari:
Quindici racconti d'autore: Abate, Buonanno, Dazieri, De Roma, Floris, Fois, Gabos, Giammei, Ibrahimi, Lino, Murgia, Napoli, Nepo', Sanna, Spiga
giovedì, dicembre 01, 2011
Il book trailer di Esperanto è tornato
Succede che ogni tanto mi viene chiesto se Esperanto avrà mai un seguito. In realtà avevo pensato a un inizio, al prequel, come usa dire. Ma la realizzazione non dipende solo da me. Nell'attesa ripropongo il booktrailer che aveva accompagnato la sua edizione italiana per la Balck Velvet. Non mi ricordo se avevo ringraziato pubblicamente Claudio Calia per averlo montato a tempo di record. Lo faccio adesso: grazie Claudio!
http://www.youtube.com/watch?v=4_nujQ4DulE
http://www.youtube.com/watch?v=4_nujQ4DulE
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