lunedì, settembre 24, 2007

Io spio

Aspetto l’autobus in centro. Sul bordo estremo a destra del marciapiede così posso salire dall’entrata anteriore. Tanta gente. Osservo i cambi dell’antropologia degli utenti dell’autobus. È molto cambiata da quand’ero studente. La maggior parte delle persone ha ancora magliette a maniche corte e flip flap ai piedi. Come d’estate. La luce ha già assunto quei toni rossastri che descrivano le giornate di fine stagione. L’aria si elettrizza mischiando la nostalgia con la voglia di cambiamento.

Pensieri di basso profilo. Penso a un cd dei Mercury Rev che ho comprato da qualche giorno e che non ho ancora ascoltato come si deve. Il primo pezzo ha però un incedere bellissimo.

Penso a cose così.

Poi mi stufo di spiare quelli che aspettano alla fermata e con lo sguardo attraverso la strada.

E allora lo vedo. Se ne sta proprio all’angolo appoggiato al bordo di un negozio di ottica. Ha un completo scuro. Mi viene voglia di attraversare la strada e di salutarlo ma poi lo osservo meglio e dalla posizione sembra che sia un po’ curvo, come se stesse parlando al cellulare.

Mica ci vedo bene io. Ma sì, mi sembra un cellulare. Cosa vado a disturbarlo?… ma poi non è un cellulare o forse ha smesso e adesso si sta accendendo una sigaretta. È sempre nella stessa posizione di chi aspetta. Che faccio?

Nel frattempo l’arrivo dell’autobus mi distrae. Non è il mio è sempre quell’altro. Quell’altro autobus passa sempre più spesso. È chiaro, è evidente. Riguardo al di là del marciapiede e lui ha smesso di aspettare perché è appena arrivata una tipa. Una ragazza, vestitino corto, mi sembra. Capelli lunghi, carina. Peccato per i sandali alla schiava che non m i piacciono proprio. E qua si potrebbe aprire un bel discorso sui sandali. Si muove bene, sembra sicura, ha personalità. Potrebbe fare teatro.

Si abbracciano parlano come giustamente si fa e a me non va di continuare a guardare, distolgo lo sguardo, non sono cazzi miei. Eppure lo sguardo indugia su altri abbracci, qualche tenerezza.

Ma quando passa questo autobus? Il mio autobus.

Guardo fisso a sinistra dalla direzione da cui dovrebbe arrivare il mio autobus e mentre guardo penso alle spie. Al mestiere di spie, alla graphic novel di Matt Kindt che ho appena letto. Si intitola Superspy e la scritta sul dorso sembra un po’ quella di Superman fatta male e naif. Un libro di spie, storie di spie, tranche de vie quotidiane ambientate durante la seconda guerra mondiale nel fronte europeo. Storie piccole, a volte tristi, a volte con risvolti grotteschi come sono spesso le morti in tempo di guerra. Fare la spia è un po’ come avere il superpotere dell’invisibilità. Jonatham Lethem dice che quando si è piccoli il potere preferito è sapere volare, poi da grande diventa l’invisibilità. Io continuo a preferire il volo e non tiratemi fuori la solita sindrome di Peter Pan. Questa cazzo di sindrome l’avrà inventata uno che era già vecchio a cinque anni e diceva che guardie e ladri non era un gioco politicamente corretto.

Nel frattempo il mio autobus è arrivato. Anche altre persone hanno avuto la mia stessa idea di salire dalla porta anteriore e così ci scanniamo come si stanno scannando là dietro. Dopo che ho vinto con la macchinetta obliteratrice cerco dia assestarmi ed è allora che lo rivedo. Li rivedo. Si sono mossi dall’angolo nei pressi dell’ottico e si avviano. Dal finestrino sembrano dentro uno schermo. Diventano fiction. Lui cammina a capo chino e mani in tasca e non si avvede che lei invece ha cambiato direzione e sta attraversando la strada. Per un attimo sembrano che abbiano litigato e lei se ne stia andando ma poi lui se ne accorge, la nota e attraversa la strada per raggiungerla. Attraversa senza guardare. Si abbracciano e continuano per la loro strada.

Anche l’autobus va per la sua strada, fa il curvone si inoltra sicuro.

Io invece mi sento in colpa, mi sento sporco.

Chissà se anche le spie si sentivano sporche.

Matt Kindt, Superspy, Topshelf, 2007

Jonatham Lethem, La fortezza della solitudine, Il Saggiatore .Net, 2007

Mercury Rev, All is Dream, Canaveral Pictures, 2001

venerdì, settembre 21, 2007

cose fatte d'estate

Lo sapete, mi assento spesso. In questo caso spessissimo. è che sono proprio scarso a stare dietro ai diari. A mente lo scrivo tutti i giorni, ma poi su carta o su web è tutto un altro discorso. Così nel frattempo ho fatto diverse cose e non ne ho mai parlato qui.
giusto qualche giorno fa a Bologna nel consueto approfondimento annuale del festival di fumetto Arena! (giunto otmai alla nona, dico nona, edizione) abbiamo fatto un bell'incontro con Alessandro Bilotta, Sergio Ponchione e questa volta pure io, non in veste di presentatore ma di opsite. AAbbiamo parlato dei nostri"luoghi oscuri", ossia ansie angosce e riflessioni che stanno dietro al processo creativo dell'autore. Non è stata un'intervista ma piuttosto una conversazione a tre intervallata da domande del pubblico.
Poi cos'altro è successo?... ah sì ecco in edicola c'è Scuola di Fumetto n.54 che contiene una mia intervista e pure un fumetto inedito realizzato quasi in diretta durante la mia visita al Gran Canyon e Las Vegas. Il protagonista è Il Viaggiatore Distante.

La tavola che vedete invece è tratta da un libro che ha scritto Bepi Vigna in occasione del ventennale del Calgonone Jazz Festival che si è svolto a fine luglio appunto Calagonone, un posto meraviglioso sulla costa orientale della Sardegna. Area incontaminata ultraprotetta.
Il titolo del libro è "Da vent'anni" e guarda caso si occupa di jazz. Molta atmosfera. Sarà probabilmente in vendita a Lucca nello stand della Black Velvet.

Cos'altro ancora. Per quanto riguarda Esperanto sono nell'ultimo quarto. Un'impresa titanica. Almeno per me. Stringo i denti e vado avanti.

Mostre. A fine ottobre a Macomer in provincia di Nuoro continua la mostra che comprende le mie tavole a tema musicale: saranno esposti i disengi di "Da vent'anni" e del libro su Irving Berlin ( se andate sulla home page dle mio sito potete dare un'occhiata).
Invece in occasione della nuova edizione di Fumetti TV a Treviso ci sarà in mostra una selezione di Tobacco.
Insomma qualcosa l'ho fatta e qualcosa sto facendo. Si va avanti.
nel frattemppo vi chiedo di nuovo scusa per il compartemento assenteista.

venerdì, giugno 22, 2007

4 passi nel mistero

Un piccolo laboratorio per gli appassionati. ci incontriamo martedì 26 e giovedì 28 giugno dalle 15.30 alle 18.30 a San Lazzaro di Savena, praticamente a ridosso di Bologna.
Nella locandina allegata ci sono anche altre informazioni essenziali.
vi aspetto!

mercoledì, giugno 13, 2007

moratoria per fermare la pena di morte

mi chiedo perché tutte le persone che affollano con entusiamo le piazze per manifestazioni e proteste contro qualcuno o qualcosa non affermino con altrattanta forza e sicurezza un bel No secco alla pena di morte, un appoggio incondizionato alla moratoria proposta soprattutto dai radicali. Come sempre si annega nell'ideologia più greve. quel che conta è l'appartenenza al gruppo. Il resto non conta.

venerdì, giugno 08, 2007

esperanto di notte

è una delle pagine di esperanto che mi piace di più. atmosfere in contrasto. Diversi, luoghi diversi. Due declinazioni del concetto di città che mi è caro. la visione della notte metropolitana e le rovine di un passato ancora presente ed essenziale. ho usato tecniche diverse che ho voluto unire e fondere come un alchimista. matita, china acquerello, colore digitale. una varietà di trattamento grafico nata per differenziare la resa emotiva dell'atmosfera e che piana piano, quasi senza accorgermene sta diventando un aspetto distintivo del mio lavoro.

venerdì, giugno 01, 2007

One night on Broadway

questa è la copertina del mio libro su Irvin Berlin appena uscito per la Nocturne. ne è valsa la pena aspettare prima che uscisse secondo la programmazione. mi piace proprio, bella la confezione, la stampa e la scelta dei brani.
lavorare con la musica ( non solo ascoltandola) è sempre stato uno degli aspetti più importanti della mia ricerca. fare un libro su un musicista disegnando pensando alle canzoni al ritmo è stato davvero stimolante, inoltre mi ha consentito di andare in territori che non avevo mai percosro prima, quelli di lasciarmi andare a una stesura di getto, d'istinto, a un uso del pennello rabbioso e e sincopato eppure swingante come poteva essere il ragtime.
per i più curiosi ecco il link della nocturne dove poter leggere di più su questo libro.
http://www.nocturne.fr/produit.cfm?id_produit=7132&liste=irving%20berlin;0;1;0;0

lunedì, maggio 28, 2007

e voilà!: Space Magazine

modelle bellissime che si mettono in posa seguendo le istruzioni di un progetto. il progetto è di Davide Conti art director e del mio alter ego Mario Rivelli in veste di copy. Insiemne abbiamo creato Space Magazine una rivista a diffusione vastissima per i saloni di parrucchieri aderenti allo Spazio Hair Community. Abbiamo pensato a un qualcosa di diverso e nuovo che possa allietare il periodo di attesa dei cllienti nei saloni e dare qualche consiglio tecnico e creativo ai parrucchieri. Ci siamo divertiti a espolare un territorio nuovo e del tutto inedito. Molto bello, molto divertente. le foto sono di Stefano Bidini e lo styling di Luca Valli.

lunedì, maggio 21, 2007

Salvezza!


ieri ho seguito la partita in piedi facendo uno zapping feroce che andava da Videolina al quelli che il calcio, addirittura sui canali dei talk show dove tutti urlano contro tutti.
non ho avuto la forza di gioire dopo il pirmo goal di Suazo e poi nemmeno quando ha segnato marchini.
ho dovuto e voluto attendere come tutti gli altri tifosi malati come me che finissero le altre partite per saltare e sbraitare unedo al movimento frasi da turpiloquio e gesti eloquenti.
alla fine il Cagliari si è salvato. e non è mica una cosa da poco.

mercoledì, maggio 02, 2007

il corretto uso dell'acqua


il 3 maggio sarò a Firenze a parlare con Francesca Capelli del nostro libro Amo l'acqua edito da Giunti Progetti Educativi. Alle 10 incontreremo gli allievi delle scuole medie presso villa Demidoff. mai come in questo momento diventa doveroso affrontare con intelligenza l'emergenza acqua. conoscerne l'incommensurabile valore e gestirne un uso corretto. Con Francesca capelli cercheremo di dire qualcosa di utile con garbo e ironia come del resto serve in frangenti simili.

venerdì, aprile 13, 2007

Goodbye Mr. Vonnegut

Ho appena letto che è scomparso Kurt Vonnegut. Ha scritto uno dei libri che ha inciso di più nel mio immaginario. Mattatoio 5 a distanza di anni rimane sempre un passo avanti per stile e soluzioni narrative. Giochi di linguaggio e giochi narrativi usando i generi e attraversandoli e ribaltandoli. Il protagonista Kilgore Trout assunse anche un'identità terrena incarnadosi come autore di un altro romanzo visionario iperfreak, quel Venere sulla Conchiglia che solo anni dopo si rivelò come opera pirotecnica di un grande della fantascienza: Philip Josè Farmer.
si fa fatica a rendersi conto che uno scrittore come Vonnegut, essenza stessa della modernità non ci sia più. E me ne dispiace.

domenica, aprile 08, 2007

Pasqua sarda

Un ritratto di Grazia Deledda per gli amici del Circolo Sardegna di Firenze.
Senza volerlo a livello di coscienza oggi mi sono troavato a leggere Salvatore Niffoi e ad ascoltare Andrea Parodi. Cultura indubbiamente sarda, fortissimamente sarda. Non è nostalgia visto che raccontano di posti e suoni che non ho mai conosciuto a fondo. Non so cosa sia se richiamo, se retaggio o cos'altro. Però in questa giornata di Pasqua a Bologna mi sono sentito in Sardegna. Odore di mare e di macchia mediterranea. Salsiccia alla brace e agnello che non mangio mai. Quei colori abbaccinanti, quei suoni ruvidi, taglienti li sento incredibilmente vicini. Penso che se un giorno sarò conquistato dall'urgenza di esplorare luoghi e una cultura che mi ha sempre sfiorato senza possedermi del tutto sarà ua presa di coscienza nitida. Mi metterò in marcia, magari a piedi, e viaggerò cercando di capire, cercando di darmi delle risposte, cercando di mettere a fuoco una possibile identità latente. Sono nato in una città di mare, mi sono cibato di pesce e non ho mai amato la carne. Mi sono crucciato di essere nato in un'isola senza vocazione marinara, senza quella curiosità indomita verso l'esterno, verso il mondo circostante. Forse è tempo che pensi a viaggiare verso l'interno, ritrovare tra le rocce e le querce qualcosa di nascosto che pure possiedo e che gli altri notano.
Mi metterò in viaggio e prenderò appunti. Forse saranno più che appunti.

giovedì, aprile 05, 2007

Clock DVA Advantage

Quando mi avvicino dopo parecchio tempo a un disco che nel passato ha rappresentato tantissimo lprocedo con molta cautela. ho paura della delusione, di un brusco ridimensionamento dovuto allo scorrere degli anni su di me, sulle cose. ascoltare qualcosa inserito in un reciso contesto storico fa un po' l'effetto museale. così l'altro giorni ho ascoltato dopo diversi anni Advantage dei Clock DVA. un disco del 1983. un disco che declina musicalmente il concetto di noir. quand'era uscito il noir non era ancora così diffuso, non era diventato il grimaldello narrativo per parlare della contemporaneità. suoni cupi, ruvidi con un piano malato, un drumming incessante e strasichi vagamente jazz. Titoli struggenti. Tortured heroin, Poem, Brief Encounter. molte suggesioni.
anni dopo incontrai Adi Newton per intervistarlo. I clock Dva avevano preso da parecchio tempo la svolta elettronica. ero emozianto e Newton mi sembrava una specie di De Niro con i capelli rossi. Fumava molto. A distanza di anni Advantage è stata una bella sorpresa- a parte le emozioni ritrovate c ene sono state anche delle nuove. un po' come quei libri che ti seguono per tutta la vita offrendoti altre chiavi di approccio sempre inedite ed entusiasmanti.

Domanda. esistono per voi libri o dischi che vi accompagnao da anni raccontandovi sempre qualcosa di nuovo?

venerdì, marzo 30, 2007

Pallottola cubana


questo qui sopra è il nuovo logo del miio sito. fra un po' saraà online con un altro po' di restyling grafico che a questo punto ci voleva proprio. L'animaletto in quetsione è un un istrice. abbastanza simile a come mi sento in questo periodo. ossia teso e affaticato. A differenza del porcospino l'strice lancia gli aculei. Potrei lanciare qualche pennino usato.
Ora parlo di sogni. uno dei miei.
Ogni tanto si fanno sogni che si fa fatica a inquadrare. come questo che vi racconto. è breve. più che altro sensazioni.
sono a Cuba in mezzo alla folla. non so perché sono in mezzo alla folla in festa, ma ci sono. c'è davvero tanta gente e tanto caldo. Aspettano. Invocano Fidel Castro. è il suo primo discorso dalla grave malattia. Pre sia guarito o così si vuoe fare credere. Prima arrivano uomini in divisa, poi si vede il fratello Raul e infine, sorretto da alcuni soldati in mimetica arriva anche il Lider maximo. si muove a fatica, viene quasi trascinato. Sembra suonato. indossa una di quelle tute con cui lo mostrano inTV. Una tuta rossa , marca Puma mi sembra. Tutti sembrano ancora più in festa. anzi in delirio. volano palloncini e qualcuno piange, qualche altro alza in cielo i bambini. e io in mezzo a prendere spinte, che non gioisco, ma che cerco di fare foto.
poi Castro inizia a parlare. Parla a fatica e capisco poco. Devono essere però parole efficaci visto che tutti applaudono convinti. si sente anche della musica, di quella che non mi piace a base di trombette, congas e troppa allegria. insomma il salsa che va sempre di moda.
poi al culmine del tripudio succede qualcosa. sulla fronte di Castro compare un piccolo foro che si espande rapidisimo. Il foro diventa una macchia, una rosa che cola sangue su tutto il volto. Castro sbarra gli occhi poi cade per terra. morto. la scena viene presa dall'alto in modo che si possa vedere il cadavere stecchito sulle assi di legno del palco. Intorno i soldati agitati, la folla mmutolita. il panico. e io sempre in mezzo a loro che quasi mi sento colpevole, che quasi mi dispaice che Castro anche se non mi sono mai esaltato per Cuba e ciò che simboleggia, mi dispaceva di avere assistito a un fatto storico così drammatico. In fondo, qualcuno che non si era ancora accorto di niente continuava a suonare salsa con la consueta allegria fuoriluogo.
mi sono svegliato di soprassalto interrogandomi di perché avesse sognato la morte di Castro. Ho dormito male e oggi avevo un gran malditesta che i disegni mi davano fastidio solo a vederli. Dopo un po' mi è tornato in mente Castro con la sensazione netta che fosse davvero morto. Ho cnotrollato le agenzie di news online e nessuno riportava la notizia. Comunque sia quel buco in fronte continua ad apparirmi con insistenza. Proprio non se ne va via. bang!

martedì, marzo 27, 2007

Notturno piovoso

è tardi e sono stanco. Forse fuori piove. c'è l'ora legale e sembra inverno. Straniante attraversare Piazza Maggiore quasi deserta. Ho appena spedito delle tavole a Laura, la colorist. Scrivo due righe prima di andare a dormire. Per esempio qualche considerazione sull'affluenza di pubblico durante il festival Bilbolbul. tanta gente. curiosa, appassionata e attenta. è stata una sorpresa davvero piacevole. Un elemento in più a testimoniare lassurdità che una città come Bologna così ricca di autori e di editori e di altri addetti ai lavori non avesse un festival, o qualcosa di simile, che accomunasse, avvicinasse.
Per quest'anno c'è stato. Adesso bisogna rimboccarsi le maniche e cercare di farlo sedimentare e crescere. lavoro. come sempre e per tutto ci vuole il lavoro.
già il lavoro. mi chiedo perché devo stare a disegnare fino alle 2 del mattino. La risposta è ovvia. Perché devo mantenere il ritmo. Bella scoperta. anche Stephen King deve mantenere il ritmo. un sacco di altra gente che scrive o disegna deve mantenere il ritmo. Eppure hanno una giornata più equilibrata. Magari hanno anche tempo libero.
Mi rendo conto che da diverso tempo esco solo per lavoro o per comprare qualcosa che mi serve per il lavoro ( vedi libri o attrezzatura).
lavora re così anche di sabato e di domenica è la norma. quando non è così mi sembra strano.
è quasi un rapporto perverso con il lavoro. il lavoro ti fa pensare a cose concrete, come le scadenze, la composizione di una pagina, le chine ecc. e non ti fa pensare ad altro, alle cose che fanno male, che ti fanno star male.
Quando consegno un lavoro che mi ha risucchiato fino in fondo per qualche giorno non riesco ad a orientarmi. faccio gesti e rituali convulsi. la routine.
alla fine va ene così, perché questa è la vita che mi sono scelto. Ritmi incostanti che si fanno incadecenti fino all'impresa. alla fine di ogni libro dico e giuro che dal prossimo farò come tutti i professiinsti e gli artigiani. orari fissi, sabato in centro e domenica gita fuoriporta.
ci tento, ma non ci riesco, qualcosa non funziona mai.
E allora non mi resta che una grande ammirazione per tutti questi fondisti che hanno fatto della regolarità la mossa vincente per costruire giorno dopo giorno l'opera.
Così non c'è giorno che non pensi a Magnus e Jack Kirby. Sono cresciuto con loro consumando le pagine di Alan Ford e dei Marvel.

giovedì, marzo 15, 2007

Ancora Esperanto

Dopo gli esperimenti casuali e curiosi del post di ieri, ecco la tavola di Esperanto così com'è davvero. è una di quelle che preferisco. C'è il motore della storia, la presentazione di un gioco da tavolo a metà strada tra il Risiko e i Monopoli, senza dimenticare il Subbuteo, la cerniera tra l'infanzia e quell'altra età di mezzo non meglio identificabile. Non sono mai stato un gran giocatore, più che altro mi piace l'oggetto, la confezione. di solito gioco una volta all'anno a casa di un'amica e collega con altri amici e colleghi. Ogni anno un gioco diverso, ogni anno vince sempre lo stesso. Si punta tutto a minimizzare il distacco, che è già una vittoria. Avevo già parlato di giochi in un altro libro, Loving the Alien. Parlavo proprio di Subbuteo come prima metafora di confronto nella vita. Oberdan, il protagonista perdeva sempre ogni partita. Bruciava le tappe per diventare un perfetto loser e pure nerd, condizione eccentrica necessaria per combinare qualcosa da adulto.
Sono giorni che inchiostro. Uso pennino e inchiostri americani, ma anche pennarelli giapponesi prodotti in Italia e poi 3 tipi di gomma pane a seconda dell'intervento che desidero ottenere. Mentre disegno ascolto una quantità sconfinata di musica. ma questo è un fatto noto. cerco solo di dare un percorso alla quotidianità.

Stamattina presto leggevo qua e là il saggio catalogo di Magnus a cura di Hamelin edito da Black Velvet che esce in concomitanza della sua mostra. è davvero denso e corposo. Diversi punti di vista, diversi approcci per raccontare un artista ma soprattutto un uomo. Bello il parallellismo fatto da Brolli con Salgari, e aticolata e profonda la risposta di Bernardi riguardo all'esigenza, alla necessità della scrittura.
Continuerei a leggere pure gli altri saggi, ma la tavola mi reclama.
Nel pomeriggio si va all'apertura della mostra.

mercoledì, marzo 14, 2007

appuntamenti per il festival

Stavo caricando una pagina a colori di Esperanto, non so cosa sia successo ma alla fine è venuto fuori questo scherzo. è esattamente l'opposto di com'è in realtà, ma devo dire che, superato lo spiazzamento, mi piace. ha un suo fascino glaciale e d'altri tempi.
In attesa di riuscire a capire l'arcano ne approfitto per ricordarvi l'appunto con la prima edizione del Festival Internazionale di Fumetto di Bologna.
domani, ossia giovedì 15 marzo iniziano i la vori del congresso su Magnus a cui seguirà la mostra monografica. Il tutto alla pinacoteca nazionale in via Belle Arti.
Ovviamente evento da non perdere.
Chi invece vuol passare con disinvoltura dalle vette irraggiungibili delle opere di Magnus alle mie performances decisamente più modeste può comunque seguirmi in ben 3 incontri:
venerdì 16 marzo, alle 0re 12 presso la Sala Silentium di Vicolo Bolognetti parlerò con esponenti istituzionali delle nuove leve del fumetto a Bologna. Alle parole seguirà anche la mostra.
sabato 17 marzo, alle ore 17,30, invece sarà il mio turno di dedicaces presso il Portico del quadrilatero del Podestà. è un posto che detto così non sa nessuno (io compreso) ma che è il loggiato adiacente a piazza Re Enzo e piazza maggiore, più o meno dove c'è il caffè La Linea (noto anche a non bolognesi). A disegnare con me ci saranno anche Vanna Vinci, Laura Scarpa, e Nicola Mari, insomma i fantastici 4.
domenica 18 marzo, alle 19,30, invece un bel brindisi alla libreria il Portico in via Rizzoli (quasi a ridosso delle 2 torri e a fianco del Mc Donald's). L'occasione è la presentazione della mostra sul Progetto Corsaro Nero realizzato in diretta durante la scorsa edizione di Arena! (www.arenadelfumetto.it). Tavole originali di tanti autori (vedi post precedenti) che saranno presenti.
E poi basta fino alla Fiera del libro per ragazzi e subito dopo il Comicon.

lunedì, marzo 05, 2007

L'altra via


Quando sono sotto pressione per un lavoro esteso e articolato (ossia Esperanto) e che mi fa disegnare per lunghi periodi di tempo con il medesimo rigore (matita e pennino), sento l'esigenza di spezzare il ritmo concedendomi delle digressioni notturne. Faccio disegni con approcci differenti, tecniche differenti che faccio fatica a usare in qualche progetto"ufficiale". A volte poi capita che questi disegni evasi diventino anche gli apripista verso strade nuove. Adesso il desiderio di usare la matita come segno definitivo ha raggiunto livelli di urgenza altissimi. Fermarmi alla matita e non arrivare alla china. lavorare sulla matita cercando di mantenere quella freschezza inarrivabile ma cercando di conferire rigore e dininizione. ampliare in una storia lunga quello che finora ho fatto solo con le illustrazioni. Il respiro e la tenuta sono altri. L'illustrazione è roba da scattisti, tutto in una corsa. meraviglia e scintille. Il fumetto è una marcia, gara di fondo, maratona. a volte ci stanno le pose scomposte, gli interventi rudi. Disegnare una storia solo con la matita sarebbe un punto di arrivo, quindi una ripartenza verso oltre, di una ricerca durata anni. Ci penso e quando posso agisco. La via però è questa.

giovedì, marzo 01, 2007

Festival Internazionale di Fumetto


COMUNICATO STAMPA

BilBOlbul. Festival Internazionale di fumetto

Iª edizione

Bologna 14-18 marzo 2007

a cura di Hamelin Associazione Culturale

Dal 14 al 18 marzo 2007 Bologna si rivela finalmente come capitale del fumetto con la Iª edizione di BilBOlbul. Festival Internazionale di fumetto a cura di Hamelin Associazione Culturale.

Il Festival è promosso da Comune di Bologna, Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, Assessorato alla Cultura della Provincia di Bologna, Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna. Con il contributo di: Hera, Ascom, Coop Adriatica, Librerie Coop, Aeroportodi Bologna, ARCI Bologna, Pan Distribuzione, con il sostegno di: Accademia di Belle Arti, UniboCultura, Pinacoteca Nazionale di Bologna, Cineteca di Bologna.

Bologna da sempre ha avuto un ruolo di fondamentale importanza nella storia del fumetto italiano e internazionale e BilBOlbul vuole essere l’occasione per fare emergere la vitalità della città in ambito fumettistico, creando una vera e propria invasione della città da parte del mondo dei comics. Al centro del Festival gli autori e il dialogo tra fumetto e le altre arti. Protagonisti della scena, infatti, i numerosi autori nazionali e internazionali presenti al Festival con le loro opere, molte delle quali inedite in Italia. Riflettori puntati anche sulla forte contaminazione tra le arti, attraverso il confronto tra il fumetto e il cinema, la letteratura e le arti visive. A testimonianza della vocazione internazionale dell’iniziativa sono i gemellaggi già dalla prima edizione, con il Festival di Lucerna in Svizzera e il Festival di Bastia in Corsica.

OMAGGIO A MAGNUS

Evento speciale di questa prima edizione è la mostra MAGNUS. PIRATA DELL’IMMAGINARIO (dal 15 marzo, inaugurazione ore 18.30, al 13 maggio- Pinacoteca Nazionale), doveroso omaggio a Roberto Raviola (1939-1996) al secolo Magnus, grande fumettista bolognese, la cui opera ha segnato la storia del fumetto. Per la prima volta a Bologna i tesori di casa Raviola insieme a quelli di Giovanni Romanini, Alessandro Pastore e altri collezionisti di tutta Italia andranno a comporre un’esposizione inedita per numero e ricchezza del materiale, con più di 300 tra opere e bozzetti e numerosi lavori mai mostrati al pubblico.

Suddivisa in nove sezioni che ripercorrono cronologicamente il suo lavoro e corrispondono a nove nuclei fondamentali della sua poetica, la mostra intende indagare l’opera di Magnus in relazione all’immaginario collettivo. Magnus stesso si definiva “pirata” dell’immaginario e tutta la sua creazione è contrassegnata dal piacere e dalla sfida di attraversare territori diversi, quasi spinto dal desiderio di produrre una grande opera dove fossero presenti trasversalmente tutti i generi, le ambientazioni, i topoi narrativi. La mostra dà inoltre largo spazio a momenti fondamentali per l’autore, dalla stesura della sceneggiatura, allo studio dei personaggi e ambienti, ai bozzetti. Tra le opere esposte, le tavole dei personaggi che lo hanno accompagnato nel suo fecondo percorso di artista: dalla prima produzione con Kriminal, Satanik, Alan Ford e Maxmagnus, alle opere della maturità come Lo sconosciuto, I Briganti, 110 pillole, Milady e il Texone, albo speciale di Tex Willer, considerato il suo testamento artistico.

Il progetto dedicato a Magnus si completa con il Convegno Magnus. Pirata dell’Immaginario (15- 16 marzo- Accademia di Belle Arti). Tra i relatori delle due giornate di studio attorno all’opera del fumettista si segnala la presenza di Antonio Faeti, Sergio Bonelli, Vittorio Giardino, Loriano Macchiavelli, Aleksandar Zograf e tanti altri tra esperti, studiosi e critici, artisti nazionali ed internazionali chiamati a riportare una loro testimonianza sullo stretto rapporto intessuto con l’autore.

Gli interventi del convegno, più altri, scritti appositamente per l’occasione, andranno a formare il volume illustrato di saggi critici Magnus. Pirata dell’immaginario edito da Black Velvet.

Un ulteriore tributo a Magnus arriva da Davide Toffolo, uno dei migliori fumettisti italiani della nuova generazione, che presenta, per la prima volta al pubblico, le tavole originali della biografia romanzata di Magnus, a cui sta attualmente lavorando. Toffolo è noto per la sua produzione di opere in cui racconta il suo incontro con grandi del passato, dello sport e della cultura, come Primo Carnera e Pier Paolo Pasolini

Attorno al ricordo di Magnus, il Festival si espande poi a macchia d’olio in città.
Ed è proprio la partecipazione della città il primo grande risultato dell’evento. Finalmente Bologna si rivela capitale del fumetto non solo per la quantità e l’importanza di autori e opere prodotte, ma anche perché fisicamente si farà città del fumetto: mostre, incontri, proiezioni invaderanno le strade, i portici, i negozi di Bologna con una distribuzione su tutto il territorio del centro cittadino. Dalla Pinacoteca al Museo Ebraico, dal Museo della Musica alla Cineteca, dall’Istituto Parri alle gallerie Graffio, Ram Hotel, Squadro, dalle librerie Feltrinelli, Modo Infoshop, Librerie Coop alla Biblioteca Sala Borsa Ragazzi fino al quadriportico di Palazzo re Enzo dove gli artisti ospiti saranno disponibili a fare dedicaces durante i giorni del festival.

La vocazione del Festival fin dalla sua prima edizione punta all’internazionalità, facendo così emergere il ruolo che gli artisti e gli editori presenti in regione già hanno con tutti i centri produttivi più importanti nel mondo. E’ grazie alla partecipazione attiva degli editori che sarà possibile vedere le opere di Rutu Modan, Frederick Peeters, Aleksandar Zograf, comprese vere e proprie anteprime assolute come le tavole originali di nuove stelle del fumetto contemporaneo quali Marko Turunen, Arne Bellstorf, Anke Feuchtenberger.

Il desiderio di mostrare le sfaccettature e gli esiti più significativi della scena contemporanea si riflette anche sulla scelta di alcuni degli ospiti nazionali del Festival: il gruppo Canicola, Gianluca Costantini, Sara Colaone, Paolo Parisi, gli autori coinvolti nelle collettive “Futuro Anteriore” in collaborazione con Napoli Comicon e il Centro Fumetto Andrea Pazienza, “Arena” 2006, gli esordienti di Flashfumetto, il portale del Comune di Bologna interamente dedicato al fumetto.

Non poteva mancare inoltre una sezione rivolta ai bambini con una mostra dedicata a Pinky, il coniglio di professione fotoreporter, creato dall’estro di Massimo Mattioli, uno degli autori di fumetto più eclettici degli ultimi quarant’anni (pop artist, illustratore, designer pubblicitario).

Hamelin Associazione Culturale, da anni attiva sul territorio nazionale, si occupa dello studio e della promozione del fumetto e dell’illustrazione, attraverso l’organizzazione di mostre, attività didattiche, incontri con autori, pubblicazioni e l’omonima rivista, vincitrice del premio Lo Straniero 2006.

Media Partners di BilBOlbu: Flashfumetto, Internazionale, Lo Straniero, Radio Città del Capo, Scuola di Fumetto

Festival Partners: Bd à Bastia, Fumetto| Lucerna, Napoli Comicon.

Per info: Hamelin Associazione culturale tel. 051/233401

e-mail: bilbolbul@hamelin.net

Sito www.hamelin.net

Biglietto per la mostra MAGNUS. PIRATA DELL’IMMAGINARIO

6 euro (ingresso gratuito per gli studenti delle accademie)

Ingresso gratuito per tutti gli altri eventi e mostre

Il Corsaro Nero in mostra

a metà marzo per quanto riguarda il fumetto a Bologna succederà di tutto. A partire dalla prima edizione del Festival Internazionale di Fumetto a una serie di eventi che comprendono mostre, incontri, convegni, dedicasse, laboratori. Insomma tutto per riportare Bologna a quel ruolo di centralità culturale che l'ha caratterizzata per decenni. Sforzi congiunti di varie realtà che hanno deciso di fare fronte comune per raggiungere un obiettivo ambizioso e importante. Tra le varie iniziative comprese nel programma a seguire segnalo una mostra che mi vede partecipe in un ruolo un po' più defilato, almeno visivamente. è la mostra che raccoglie ed espone per la prima la sessione completa dei lavori relaizzati in diretta nello scorso settembre durante la consueta edizione di Arena!. 16 disegnatori che hanno disegnato in diretta una mia sceneggiatura originale basata sun un capitolo apocrifo del primo romanzo della trilogia salgariana.
ecco nei dettagli luogo e date. Buona visione!

Diciotto fumettisti per il “Corsaro Nero”

In collaborazione con Lex Lutor, Libreria Il Portico

Una mostra che raccoglie le tavole realizzate il 9 e il 10 settembre 2006 in occasione della manifestazione Arena!, organizzata dall’Associazione Giardini Margherita/Gruppo Lex Lutor.

Si tratta di un progetto che ha visto diciasette autori disegnare in diretta un fumetto basato su una sceneggiatura originale scritta da Otto Gabos e ispirata al celebre eroe salariano. Ognuno dei disegnatori si è cimentato nella realizzazione di due tavole che verranno raccolte prossimamente in un volume edito da Black Velvet. Gli autori esposti sono: Andrea Borgioli, Onofrio Catacchio, Clod, Davide Fabbri, Lucio Filippucci, Francesco Guerrini, Ivan Mantovani, Francesco Mattioli, Filippo Neri, Alessandro Poli, Tom Porta, Davide Reviati, Piero Ruggeri, Massimo Semerano, Donald Soffritti, Alessandro Vitti e Sonia Zucchini.

Libreria Il Portico | 16 marzo – 15 aprile | lunedì-sabato 9.30-24

Brindisi con gli autori in mostra: domenica 18 marzo, ore 19,30


mercoledì, febbraio 28, 2007

una mattina con Mario Biondi

Che dire?
questo disco mi fa venire il buonumore. mi fa lavorare in scioltezza. direte che Mario Biondi non fa niente di nuovo, che fa standard arrangiati in maniera ultraclassica con quel tipico sound a metà tra il bossanova e nujazz, che canta a metà strada tra Barry White, Isaac Hayes e Chris Rea. ma alla fine chi se ne frega. forse è anche per tutto questo che mi piace e me lo ascolto in continuazione.
la giornata è iniziata con il politologo Sartori che parla del bunker ideologico di Prodi, di mio figlio che ha sognato che eravamo inseguiti da lupi e volpi e bastava un albero a nasconderci e proteggerci e la giornata continua fra poco dopo l'upload di queste righe con una nuova pagina di Esperanto da inchiostrare. Sto facendo la scena di uno sciopero di massa con fischietti, megafoni (mica facili da disegnare) e manganelli in azione. a metà mattina riunione telematica con Laura che sta colorando alla grande. pomeriggio a inchiostrare e a soffrire per il mio Cagliari che gioca a Torino. Serata a preprarmi un intervento oratorio che farò domani pomeriggio in un convegno organizzato dal CADIAI di Bologna. titolo del convegno: Il castello dei mostri, Attività espressive e intervento educativo in psichiatria dell'età evolutiva.
buona giornata e torniamo a lavorare in compagnia di Mario Biondi.
handful of soul...

martedì, febbraio 27, 2007

Going in style

per chi disegna fare la notte è una prassi comune. dico purtroppo perché è una cosa pesante. fare la notte significa stare svegli e lavorare. tra domenica e lunedì ho quasi fatto la notte. erano le 6 circa quando sono andato a letto. lavoravo alternandomi tra la tavola di carta e il computer e ascoltavo in sottofondo la lunga maratona per la notte degli oscar. Mi sono quasi commosso quando è salito sul palco Ennio Morricone a ritirare un premio che poneva un rimedio seppur tardivo a una carriera strepitosa. era davvero curioso e bizzarro che uno come lui non avesse mai vinto l'oscar. Invece Celine Dion che cantava la colonna sonora di Titanic sì. E Celine Dion era di nuovo lì a interpretare Morricone. Non mi è piaciuta affatto la versione. Non mi piacciono affatto queste interpretazioni dove si fa sfoggio di virtuosismo vocale spennellato da una dose appiccicosa di pathos a buon mercato. è un po' una costante comune a buona parte degli interpreti americani. Lo ammetto sono sempre stato più incline alla secchezza elegante britannica.
Tra una pagona di lavoro e l'altra ho gioito per Martin Scorsese. Forse insieme a Coppola e Lynch è il regista dell'America contemporanea che preferisco. Anche in questo caso si tratta di un premio tardivo e riparatore. Se si pensa alla filmografia di Scorsese c'è solo da farsi venire i brividi. è la storia del cinema.
Invece c'è stato un film visto nel pomeriggio che forse non ha fatto la storia del cinema ma che mi ha colpito parecchio.
è del 1979 per la regia di Martin brest ( quello che anni dopo avrebbe portato al successo la serie di beverly Hills Cop). In italiano si chiama Vivere alla grande, ma è il titolo originale Going in style a rendergli giustizia. è una storia di 3 vecchietti che vedono consumarsi il loro ultimo spicchio di vita su una panchina di Queens. una panchina come tante, come quelle di Bologna, di Cagliari ecc. la noia si fonde con l'inutilità. I 3 vecchietti sono attori straordinari. George Burns, Art Carney e Lee Starsberg. per dare un senso all'inutile e dignità a un'esistenza soffocata decidono di fare una rapina a una banca. e ci riescono pure. da lì si alterna un gioco sottile tra commedia e dramma. dialoghi secchi e calzanti come lo sono stati quelli del decennio in questione. Una fotografai quasi sciatta da periferia, da canicola estiva, Hotter then july cantava Steve Wonder. e in quell'unidità afosa vengono fuori le persone e le storie.
non so perché, ma è da un po' di tempo che mi attraggono le storie al termine della carriera. sarà per le chiacchierate con mia madre che vive sola e lontano da me ma che va aavanti con grinta e curiosità. la vecchia terza età mi offre stimoli e riflessioni narrative che non avevo mai considerato appieno. c'è un oceano di ricordi, di esperienze e anche di speranze che aspettano solo di essere raccontate. storie lo sono già da un pezzo.

martedì, febbraio 13, 2007

Il figlio della notte

Spesso non mi ricordo la trama dei libri che ho letto e dei film che ho visto. ci sono persone che invece si ricordano per filo e per segno tutto (o quasi ) e a volte addirittura i dialoghi. io no. pIù che altro mi rimane ciò che chiamo l'essenza, il mood, lo spirito, ma poi tutto si sfilaccia. capita così che periodicamente legga libri già letti o riletti. Stessa cosa dicasi per i film. é uscito da poco la ristampa de Il figlio della notte di Jack Williamson. ho comprato il volume ( anche se lo possedevo già) perchè fa parte di Urania Collezione, unica serie da edicola di cui facccio effettivamente la raccolta. e non ho fatto a meno di rileggerlo. a distanza di circa 6o anni ha ancora intatto tutto il suo fascino, in bilico tra noir, horror, fantascienza(poca) e romance. è parente strettissimo el film cult Cat People uscito nello stesso periodo. se lì il fascino era nelle immagini e nella spelndida fotografia qui invece è nella forza visionaria e oserei dire sensuale di certe sequenze. come ho detto non mi ricordo le trame. e rileggere Il figlio della notte diventa una scoperta che si rinnova. Me lo porto in giro in autobus o le leggo nei ritagli di tempo o durante le sessioni allo scanner (avete presente quan'è noioso stare dietro agli scanner?)
è da anni che pesn sarebbe bello scriverne il seguito. Mi chiedo perché Williamson non l'abbia mai fatto e perché la versione anni '80 di Cat People sia così brutta.
lo leggo e lo vedo in bianco e nero con solo l'aggiunta dei capelli rossi della protagonista April. . nella mia mente si manifesta un po' film un po' graphic novel (ma non m'immagino disegnata da chi, forse Kaluta?)
Consigliato vivamente.

venerdì, febbraio 09, 2007

My Beauty?

Capita a volte, mentre spulci tra gli scaffali dei negozi di cd usati di trovare cose che quando erano uscite anni prima ti erano sfuggite. Possono essere delle vere e proprie perle come Outernational di Billy Mackenzie, trovato in un negozietto di Berlino, o i misteriossimi Morning Star, bizzarro incrocio tra country e stile Canterbury, scovato in una cesta di CD sfigati in un secondamano nei pressi della PAM di via Bellaria, oppure come questo che vedete qui sopra. è lui, Kevin Rowland, quello di C'mon Eileen, dei Dexy's Midnight Runners. anni '80, poprock celtico (ma assai poco leghista). poi anni di oblio. tanti. pare i soliti problemi di droga. La grande chance gli capita nel'99 con questo My beauty. ti spiazza già dalla copertina. sono lontani i tempi cui kevin si presentava con tanto di salopette rurale e aria assorta sul gradio della casa della fattoria. rimani davvero spiazzato anche quando scorri il booklet interno. anche lì è tutto un gioco di boa piumosi. poi mentre metti su il cd cominci a leggere qua e là . traduco. "Queste canzoni mostrano la mia definizione di bellezza. Ho capito che avevo bisogno di inciderle prima che potessi fare qualsiasi altra cosa". Accidenti! ascolto. si apre con The greatest love of all. sì, quella canzone di Whitney Houston. quella canzone zuccherosa. l'inizio è al dichiarazione d'intenti. un equilibrismo pericolosissimo tra kitsch assoluto e passione sublime. il dubbio ti assale e ti cattura fino alla conclusione dl disco. in mezzo anche Beatles e Burt Bacharach. Non capisco. lo rimetto su e continuo a non capire. mi capita di rado di non riuscire a a catalogare, a definire. mi dà abbastanza fastidio. E allora leggo recensioni in rete. O lo stroncano senza pietà, o lo osannano. io continuo ad ascoltarlo sperando. Oggi però mi sono dedicato di più alle Scissor Sisters (il primo disco).
ieri sera invece una bella scoperta. in un pub vicino a casa, con Omar, Semerano e l'architetto Ruggeri. una bella canzoncina che sembra suonata da Bregovich e cantata da David Byrne e ambientata nei Caraibi. chiediamo al barista informazioni. Beirut. Postacards from Italy. Sono di New York. oggi ho ascoltato altri loro brani in rete, tutti vari, ricchi di fantasia e con strumenti atipici. strumenti poveri e desueti e per questo forse assolutamente originali. Vivamente consigliati.

mercoledì, febbraio 07, 2007

ecco Esperanto!

Questa che vedete è anche uno dei motivi di questa mia ingiustificata ed ennesima latitanza prolungata. è una pagona del mio nuvo libro. si intitola Esperanto e lo sto realizzando per KSTR una nuova etichetta di Casterman. è un libro lunghissimo che mi sta impegnando davvero tanto. uscirà in autunno in Francia e spero quanto prima anche in Italia. Il formato sarà il solito, quello che mi piace più di tutti: il comic book. Esperanto lo sta colorando Laura Congiu, che è giovanissima, già brava e da come suggerisce il nome sarda anche lei. Guarda caso di Cagliari come me. Ho tanto da dire su questo libro, su Cagliari, sul Viaggiatore che continua a viaggiare anche se molto lentamente e a intermittenza. cercherò di essere più presente. Sono giornate intense e sto scoprendo la mattina quando fuori c'è ancora buio. Disegno e mi sento partecipe di quel popolo che produce e che fa andare avanti il mondo. anche questa è una sensazione di appartenenza.
p.s. grazie a tutti quelli che mi hanno consigliato immagini e fonti dove andare recuperare il ghetto di Varsavia.

venerdì, dicembre 08, 2006

cerco foto ghetto

avrei bisogno di un aiuto.
devo disegnare una veduta dei tetti del ghetto ebraico. Possibilmente di Varsavia ma anche di Lodz o di un altra città dello Yiddishland andrebbe bene. non riesco a trovare il materiale adatto. se qualcuno avesse foto, materiale d'archivio o altro e fosse disonibile a invirlo accetto volentieri.
grazie!

giovedì, dicembre 07, 2006

Le canzoni di Bruno Lauzi


Stamattina prima di andare in studio sono passato nel solito negozio di dischi in centro.è un periodo che mi piacciono le ristampe o cose poco alla moda. nello scaffale della musica italiana c'era un cofanetto di Bruno Lauzi. l'ho preso d'istinto, senza pensarci molto. era quello che avevo voglia di ascoltare. non possedvo ninete di Lauzi, forse qualcosa in vinile a Cagliari ma di mio padre come pure gli spartiti. S'inizia con Ritornerai. ha l'incedere del bolero, poi pina piano salgono gli archi. ci sono molti archi in quasi tutti i pezzi. stesso periodo di Scott Walker, similitudini strutturali, convergenza di gusti. entrambi amano gli chansonnier francesi. entrambi li hanno tradotti. Il cofanetto è composto di 3 dischi con canzoni disposte in ordine cronologico. si chiude con L'ufficio in riva al mare. Bruno Luazi è sempre stata una figura icona della mia infanzia. Insieme a Gaber e a Sergio Endrigo. erano quelli con la faccia buffa che facevano belle canzoni ma sembravano anche un po' attori di cabaret. La canzone che mi piaceva di più di Luazi era Garibaldi Blues, ossia la versione assurda e bislacca di Fever. Allora frequaentavo le elementari e non ero insensibile al fascino dell'eroe dei due mondi. Preferisco di gran lunga le sue versioni di Onda su Onda e soprattutto Genova per noi scritte da Paolo Conte. c'è quell'aria di disincanto ruvido che nasconde la tenerezza che Conte non ha. Sentivo Lauzi anni fa alla radio di mattina molto presto, in un perido in cui non riuscivo a dormire senza un sottofondo. aveva un humour originale e rarefatto e mi dispiacevo che l'avessero relgato in un orario di frontiera, quasi punitivo. poi si è ammalato e poi se n'è andato come Gaber e Sergio Endrigo. Oggi mi ha tenuto compagnia per tutta la giornata di lavoro. Ed è stata, nonostante l'uggia grigia e appiccicosa, una bella giornata.
playlist unica:
Bruno Lauzi: le mie canzoni

domenica, dicembre 03, 2006

I tetti di Cagliari


i tetti delle case mi affascinano. Forse perché ho quasi sempre abitato ai piani bassi dove vedi le macchine che passano e i passanti che passano. A volte puoi senitre perfino cosa dicono. I tetti con le antenne erano lontani e irraggiungibili, vcosì come le loro terrazze, negli anni sempre più disseminate di cisterne, molto più modeste di quelle di Manhattan. Quando posso disegno i tetti. quanche anno fa. diciamo quasi venti ci sono anche stato. qualche foto ricordo per qualche progetto musicale mai fatto. si parlava di spazzacamini. allora come oggi trovavo che fosse ineluttabile il vagare tra scrittura, musica e fumetto. Anche F. la pensava così e certe notti passate a disegnare insieme mi mancano ancora. La foto scattata da mio fratello, è riaffiorata qualche giorno fa, mentre cercavo di fare ordine. ci ho pensato un po' e poi l'ho messa online. magari qualcuno si ricorda di altri anni. né più belli nè più brutti. solo altri.

playlist domenicale
Nicola Arigliano: Go man! (bellissimo!)
Manlio Sgalambro: Fan Club
The Nits: dA dA dA

venerdì, dicembre 01, 2006

Il valzer dei reduci


C'è stata la guerra e noi siamo stati al fronte a combattere. Non si sa contro chi l'abbiamo fatta questa guerra, né se l'abbiamo vinta. L'abbiamo combattuta e non siamo morti. Quindi se non siamo morti siamo reduci. Noi tutto reduci ci hanno radunato in un posto che sembra un circolo bocciofilo, un CRAL del dopolavoro ferrovieri. C'è il bar, c'è un giardino con le bici parcheggiate, c'è un pergolato e una pista da ballo per il liscio. Da qualche parte c' anche un campetto da tennis con un po' di tribune. Noi tutti siamo lì da qualche giorno. ci hanno fatto togliere le divise e siamo di nuovo vestiti come prima della guerra. Chi bene e chi male. Ci sono quelli alti e grossi che se la ridono e ci sono quelli bassi come me e Diego che cercano di rideresla lo stesso ma stanno comunque in campana come se ci fosse ancora la guerra. Io e Diego siamo anche nati lo stesso giorno. Lui ha i baffi, io non so. Passano giorni quasi di vacanza. sembra di essere in Rromagna. A un certo punto si viene a sapere che mantenere i reduci costa troppo. del resto mica si può lasciarli andare in giro quando magari son ancora feriti nel corpo o nell'anima. Il fatto è che i reduci sono un costo per lo stato, un costo economico alto e pure d'immagine. e allora si fa una specie di lotteria. Chi estrae la fascia da mettere al braccio di colore giallo può continuare a ridere, quelli che invece estraggono la fascia rossa verranno fucilati. Giusto per ridimensionare le spese. Mentre si fa l'estrazione un paio di reduci alti e con il mascellone dicono che è giusto che sia così e ti dicono anche un sacco di altre di cose sul coraggio e la sovrappopolazione. Si capisce subito che di lì a poco avrebbero estratto la fascia gialla, qulla della salvezza. E così va. Invece io e Diego afferriamo la fascia rossa. Quella dei condannati a morte. Noi pensiamo che se non ce la mettiamo nessuno si accorgerà di noi, ma così non va. un maresclallo, prontamente avvertito da quelli che se la ridono ci obbliga a mettere la fascia ed a spettare il nostro turno.
per alleggerire la situazione le esecuzioni avvengono durante una festa dove tutti si divertono. Poi certi continuano a divertirsi e altri vanno a morire. Vengono invitate anche le moglie. Mia moglie non c'è e neppure quella di Diego. Quelli che devono morire salgono sulla pista da ballo e possono scegliere di essere fucilati mentre ballano il valzer con la moglie. la molgie pò scegliere se morie con il marito o schivarsi al momento dello sparo. chi non ha moglie balla da solo. Il valzer non è di quelli frnacesi suonati con la musette, è liscio ruspante. a me non piace il liscio. a da ltri piace e ballano. Il plotone prende la mira e poi spara e quelli muoiono. quelli più tristi a vedere sono quelli che ballano da soli e che non son nemmeno capaci di ballare. Certi invece si divertono a ballare ed è un peccato vederli morire. certe moglie si stringono al arito altre si scansano e poi ballano con un cadavere. Fra un po' tocca anche a me a Diego. Intanto al campetto da tennis altri condannati a morte vengono preparati per la cerimonia. Devono passare davanti a quelli ce la ridono e farsi rapare il cranio. Così andranno ordinati davanti al plotone d'esecuzione. A me non piace il liscio e nemmeno farmi rapare a zero da altri che se la ridono. è una storia molto brutta che non mi piace più. Allora saluto Diego, che ha deciso di morire, salgo sulla scalinata del campetto da tennis e spicco il volo. Me ne vado e mentre volo e sorvolo quella tristezza mi accorgo di quanto mi sia mancato volare per la durata di quella guerra contro chissà chi.
Sogno fatto nella notte del 27 novembre.
Disegno fatto a Lucca per Smokyman e da lui gentilmente concesso.

mercoledì, novembre 29, 2006

Il mare come antidoto


Oggi trovavo il grigio e l'uggia davvero insopportabili. mi sentivo come gli antichi galli di Asterix che se ne andavano in giro con lo scudo a ripararsi la testa dalla caduta del cielo pesante e di piombo. Meno male che novembre sta finendo. Riguardando tra i disegni fatti in estate ho trovato questa tavola che pubblico e potrei usare come antidoto. C'è il mare, c'è il tempo dilatato, c'è la lentezza. è la prima pagina di una fiaba per mio figlio. Per ora c'è solo questa, il resto è da qualche parte, magari in un'altra estate.
L'ho disegnata poco prima di Fantomas, anzi sono le prove generali fatte su formato ridotto. ho lavorato alla cieca, guidato solo da un'idea e dalla ricerca di un segno il più intimo possibile.

playlist:
Peter Gabriel: Up
Radio Head: ok Computer (era da molto che non l'ascoltavo e il tipo della lettura del gas ha apprezzato molto la mia scelta)
Depeche Mode: Playing the Angel
David Bowie: Reality

sabato, novembre 25, 2006

Gli incontri con gli autori

Questo è un periodo denso di iniziiative, di mostre, di festival, di uscite. un perido in cui il contatto con pubblico è stato molto più frequente del solito. sono stato protagonista o spettatore di incontri con i lettori dalle modalità molteplici. certi più riusciti di altri. certi più consoni alla mia sensibilità.
la riflessione che ho fatto riguarda alla necessità assoluta che provo nell'avere un contatto diretto con legge le mie cose, una necessità che però va oltre la canonica presnetazione che prevede il sottoscritto seduto dietro a un tavolo in compagnia di un intervistatore e gli altri a seguirmi in paltea.
mi attira fare altro. qualcosa che vada sempre più verso la direzione spettacolo. non so come definirlo e allora uso un generico e forse improbabile spettacolo.
ho delle idee.
però prima di raccontarle qui sul blog mi piacerebbe sentire qualche vostro suggerimento. ecco qualche domanda

come vorreste gli incontri con gli autori?

cosa ne pensate di quelli che mi hanno visto come protagonista?

preferite un incotro basato su un solo libro con molta narrazione o preferite qualcosa di più tecnico e ampio?

perché il pubblico è restio a interagire?

consigli.

vi ringrazio e vi lascio alla playing list quotidiana.

the seahorses: do it yourself

roland orzabal: tomcats screaming outside

talking heads : the name of this band... CD 2

giovedì, novembre 23, 2006

Il Viaggiatore a Padova


Un appuntamento per questo pomeriggio. alle 18 sarò alla libreria Feltrinelli di Padova in via san Francesco. Con Omar Martini parleremo del Viaggiatore e delle prossime iniziative editoriali. Al termine chiacchiere con il pubblico.

per quelli che sono a Bologna invece ricordo che oggi è la giornata dedicata alle celebrazioni del primo decennale di attività di Kappa edizioni. per ulteriori ragguagli visitate i sito Kappa www.kappedizioni.it

Domani alle 12 invece il mio alter ego Mario Rivelli parlerà all'Università di Modena all'interno dell'insegnamento della prof. Crippa di Storia delle religioni. tema dell'incontro: dal divino al mostruoso. da Prometeo a mr. Hyde.

playlist:
Roxy Music: Avalon
The Go Betweens: Ocean Apart
A.A.V.V.: Glam+Glitter
Ladytron

mercoledì, novembre 22, 2006

Il bambino e il drago


il bambino vuole salire sul drago. è un drago molto grande di plastica gonfiata. color azzurro o forse verde come di solito sono i draghi. per arrivare alla testa del drago, alla sua bocca enorme, bisogna scalare le viscere alte fino all'esofago. il bmbino si toglie le scarpe mentre la mamma paga il prezzo di tre euro. il padre, poco più in la, parla con un amcioc e collega di come i luoghi degradati se opportunamente riqualificati da un efficace offerta culturale cambi la sua fisionomia e la sua ragion d'essere. quella mattina infatti in quella piazza non c'era traccia alcuna di punkabbestia con cani e cacca, di tossici, di spacciatori e di bottiglie rotte. ancora una volta il padre e l'amico ribadiscono il concetto che con il manganello brandito in nome della legge e della legalità non si ottiene poi così tanto. soddisfatto di questi bei discorsi il padre si avvia verso il drago. estrae dalla custodia la piccola macchina fotografica e si aprresta a immortalare il figlio bambino nella scalata. la sclata è dura e impervia e il bambino che è picoclo d'età e quindi piccolo anche nel suo corpo arranca. gli altri bambini, tutti più grandi nell'età e nel corpo spingono e premono impazienti. il figlio comincia ad andare nel panico. è brutto sentirsi il fiato sul collo. ansia. la sua agià difficile scalata è resa ancora più complicata da un accidente. la scala di gomma che si inerpicava attraverso le viscere si stacca nei gradini più alti, mostrando la superficie assolutamente liscia e periva di appigli. il figlio scivola, nonostante gli sforzi tenaci e reiterati e alla fine viene scavalcato, pestato dagli altri bambini impazienti. il padre, che a questo punto non pensa più né alla macchina fotografica, né all'adeguata offerta culturale, vorrebbe intervenire, vorrebbe salire anche lui e aiutare il filgio. commenta ad alta voce la situazione, incita il figlio e mentre parla si rende conto di sbagliare di fare danni, ma di non riuscire a non farli. la madre e moglie egli dice di lasciar stare, che se la deve cavare da solo il filgio. è abbastanza brutto. la madre e il padre fanno notare al custode del drago che per 3 euro di pedaggio questo drago dovrebbe essere efficiente e in ottima salute e che perlomeno potrebbe salire e aggiustare quie gradini pendenti. il custode è troppo impegnato a osservare le scarpe degli altri bambini disposte ordinate su un tappeto di erba sintetica per potere intervenire. nel frattempo il figlio è riuscito ada rrivare all'imboccatura delle fauci del drago e piange a dirotto. si butta giù per lo scivolo ormai senza gioia solo per inerzia o per far finire il supplizio. . il padre non fa la foto con la piccola digitale ma con la retina collegata a gangli e neuroni. una foto indelebile e straziante di un bambino che piange e che scivola piangendo. è un ennesimo viaggio nel tempo e negli abissi del rimosso. affiorano in tutto il loro splendoro squarci improvvisi di un altra infanzia, fotografie mai viste. e compare il padre del padre con le sue mani enormi. un padre del padre onnipotente e salvatore. e la vita da adolescente sfila davanti crollando su se stessa come le pedien del domino. il bambino è arrivato , in braccio alla madre. il padre è lì immobile e si sente fuoriposto. vorrebbe dire le parole giuste che iniziano sempre con l'appellativo "figliolo" e invece niente se non una carezza al figlio. gli infila le scarpe mentre il custode del drago si decide a salire e tenere fermi i gradini nelle viscere del drago.
il cielo è azzurro e non sembra autunno inoltrato. la famiglia va e cammina da un'altra parte e nella testa del padre risuona una frase forse di Pasolini.
Er monno è per chi c'ha li denti.
sente dolore.

martedì, novembre 21, 2006

Jack Psycho Killer


questa pare fosse la faccia di Jack lo Squartatore. un buzzurro con i baffi e il mascellone, mica un medico aristocratico come ci aveva fatto credere Alan Mooore. ci sono voluti anni di studi per arrivare a questa faccia. che dire? una faccia d'altri tempi, una faccia da oggi le comiche, faccia di vecchie foto, una foto come tante di una persona come tante e quindi anche probabile in veste di archetipo serial killer. preferisco comunque continuare a aimmaginarlo come l'ho sempre immaginato, ossia una figura cangiante umorale e per questo indescrivibile. è il buio è il male è la volgarità celata.

meglio parlare d'altro. per esempio dei Talking Heads. L'altro giorno avevo proprio volgia di ascoltarli. era da tempo che non mettevo più su un disco loro. Li ho tutti in vinile e a Cagliari per giunta, così ho comprato The Name of this Band... in versione ampliata. nel secondo CD c'è in pratica tuta la versione live di Remain in Light quando Byrne e soci andarono in tour con una band di una decina di elementi. un'orchestra. Leggendo tra i credits mi accorgo che la prima parte della raccolta era stata registrata Live il 17 novembre 1977 a Maynard nel Massachussets. Ho comprato il disco sabato 18 novembre esattamente 29 anni e un giorno dopo. Io ero un ragazzino del liceo che aveva appena scoperto in una botta sola il primo disco dei Devo, il primo degli Ultravox e il primo dei Talking Heads per l'appunto. tutti prodotti da Brian Eno. a riascoltare quei suoni dopo tanto tempo non ho provato quel senso di datato di malinconica nostalgia un po' patetica che mi prende che so con i Visage o altre leggerezze dei primi '80. Ci sono ancora passaggi, atmosfere, soluzioni armoniche che hanno mantenuta intatta tutta la loro freschezza ed è questo che fa la differenza. dall'avvento del punk in poi c'è stata un'accelerazione improvvisa durata sei o sette anni e poi un quasi congelamento che dura tutt'ora. troppo veemente è stata la spinta per poter reggere con la stessa intensità nei decenni successivi. si va a passo compassato, quasi di lumaca in un continuo esercizio di ripasso e di recupero. siamo già al revival del revival della new wave (Blur prima metà anni '90, un'infinità di gruppi, Franz Ferdinand su tutti adesso). in uno dei miei corsi viene un ragazzo sui sedici anni con tanto di cresta, chiodo, anfibi dr. martens, pantaloni stretti scozzesi con cerniere e borchie, ttuo in perfetto stile Punk 77. ci sono pochi punk in giro e la loro apparizione desta sutpore, curiosità a volte timore. Oggi come allora. qualcosa vorrà anche dire.
è strano che alla fine gli zii ascoltano la stessa roba dei nipoti, quasi senza litigare, quasi in armonia totale.fa sorridere che sia il punk nichilista a individuare e sancire un accordo transgenerazionale.

venerdì, novembre 17, 2006

Low Life


Low Life era un titolo di un album dei New Order di parecchi anni fa. uno dei miei preferiti. per anni avevo pensato di fare qualcosa usando queste parole. un giorno mi è venuto un disegno a matita con un omino triste che guarda per terra mentre cammina. perché anche se non si vedono le gambe sta camminando. è rimasto lì per un sacco di tempo, poi in seguito l'ho disegnato di nuovo e gli ho messo pure un nome Isidore Bemporad. era chiaramente di origine ebrea. intorno a questa immagine si sono aggregate idee, appunti e suggestioni che sono diventate una storia che ora sto disegnando. non si chima però Low Life. questa vita di basso profilo che tanto mi intriga raccontare deve ancora attendere, deve ancora trovare i suoi attori.

ancora su vecchi dischi. ogni volta che c'è la nebbia mi viene in mente Desire dei Tuxedo Moon. mi sembrava un disco che si muoveva attraverso la nebbia. mi sembra che fosse la colonna sonora di un balletto. invece per me era diventato la base per una storia mai fatta. avevo appena scoperto frigidaire e alter e avevo capito che si poteva disegnare in un altro modo. c'era un tipo che aspettava la fidanzata sotto un lampione che non illuminava più niente, tutto fagocitato dalla nebbia. la ragazza si era persa, veniva inseguita da un furfante con la coppola dalla faccia molto inglese e c'era anche un poliziotto che cercava di capire la provenienza di quelle urla straziate di donna e che invece trova un uomo sotto al lampione con un mazzo di rose avvizzito in mano. Forse l'uomo era vecchio e pure morto.

quando torno a cagliair mi capita di mettere mano a disegni vecchi, a pezzi di storie ad agende di appunti. in certi quaderni non ero ancora diventato Otto Gabos. provo sentimenti contrastanti che vanno dalla tenerezza al fastidio. non li butterei mai via però. non capita quasi mai che fra autori si parli del periodo che viene prima della pubblicazione, di tesori, cadaveri, reliquie o peluche ammaccati. forse è un peccato.

martedì, novembre 14, 2006

Incontro Gabos Vs Semerano

vi segnalo l'incontro di domani mercoledì 15 novembre.
Massimo Semerano e il sottoscritto converseranno su temi inerenti al fumetto. Gianni Barbieri "modererà" l'incontro con la consueta sagacia.
è un'occasione per parlare ad alta voce di fronte a un pubblico di storie, riflessioni, intuizioni che di solito affollano le nostre chiacchierate informali. una condivisione con altre persone che potranno interagire con noi. l'evento, di per sé affatto rivoluzionario, è tuttavia raro nell'ambito degli operatori del fumetto. spesso incontri e dibattiti si svolgono tra critico/esperto/giornalista che intervista autore e quasi mai tra autore che intervista autore. insomma un altro punto di vista. al termine della serata saremo a disposizione del pubblico per domande e dediche.
agli utenti della provincia di Bologna segnalo una mia partecipazione alla trasmissione odierna di Humus condotta da Piero santi sulle frequenze di Radio Città del Capo. dovrei essere in onda intorno alle 18.
segue il comunicato ufficiale dell'incontro:
FUMETTI SUL DIVANO - PRIMO APPUNTAMENTO

Mercoledì 15 novembre avrà luogo presso la libreria Modo Infoshop (Via
Mascarella 24b - 40126 Bologna) la terza e ultima serata della rassegna
"Fumetti sul divano", che offre la possibilità di incontrare alcuni degli
autori che pubblicano per Black Velvet e per conversare su quello che fanno
e sui fumetti che realizzano.
Durante questo appuntamento (la cui impostazione è in continua evoluzione)
Otto Gabos, autore di libri come "Apartments", "I camminatori", "Il
viaggiatore distante", chiacchiera con Massimo Semerano, il creatore del
"Dottor Cifra", "Rosa di strada" e "Europa", introdotti e "guidati" da
Gianni Barbieri.
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martedì, novembre 07, 2006

Memorie naif


una pagina di questa piccola storia apparsa su Mondo Naif 28. Più che una storia un pezzo di un diario mai scritto. forse invece potrei iniziare a scriverlo davvero. Quando ne ho voglia e senza la presunzione di farlo diventare necessairmante qualcosa di diverso. Continuare a ripercorrere tutti questi anni passati a fare fumetti. In merito avevo già scritto qualcosa sul sito. Ricordi ma non solo. Ogni tanto mi capita di vivere cose più interessanti di altre, cose che magari anche altri potrebbero condividere. Vediamo un po'.
Nel frattempo ho ripreso a lavorare a pieno regime. il problema è riuscire a far convivere in un'unica giornata diverse cose, spesso molto distanti l'una dall'altra. scrivere sul blog, oltre che un impegno (piacevole e che mi sono deciso di prendere in totale autonomia) è anche uno di quei bei momenti di stacco assolutamente necessari.

lunedì, novembre 06, 2006

un'altra Lucca

Un’altra Lucca
Vivere Lucca comics in centro città è molto meglio, a tratti defaticante rispetto ala bolgia tra gli stand. E soprattutto non ti sporchi le scarpe con la ghiaia e la polvere che flagellavano il piazzale che conteneva le tensostrutture. Ieri ho letto sulle prime pagine dei giornali che si era superata la quota 63.000 utenze. Con la giornata di ieri saremo arrivati a 70.000 almeno. Lo stande della Black Velvet dotato di un comodo e pratico appendiabiti ha fatto un salto di qualità. Non solo estetico ma di concezione. C’era un buon numero di autori che a turno o in batteria dialogava con i lettori, faceva le dediche. Semerano, Corona, Bacilieri, Baronciani, Francesco Mattioli, Genovese, Catacchio, Bernardi, più graditi ospiti di passaggio.Vendita e contatto con i lettori è forse l’aspetto principale di Lucca. Certo in mezzo ci sono riunioni incontri pubblici e segreti, ma alla fine quello che conta è stare in mezzo.
Il momento in cui mi sono più sentito in mezzo è stato lo show case del pomeriggio. Non sapevo quanto doveva durare e ho finito che c’era buio da un pezzo. Disegnavo e parlavo davanti al pubblico. Ho raccontato un po’ del Viaggiatore, dei suoi personaggi, di com’è nata l’idea e poi imbeccato da moderatore (anche se non c’era niente da moderare) ho svelato anche gli attrezzi del mestiere. Il tutto in un clima davvero molto piacevole e rilassante. Prima di me c’era lo show del cast fumetto di XL. Più che un incontro sul fumetto sembrava autentico cabaret. Un’ulteriore conferma a quanto vado dicendo da qualche tempo, ossia che nelle apparizioni pubbliche, si deve andare oltre alla semplice presentazione del libro, con domande del moderatore e domande (quasi sempre poche) del pubblico.
Come sempre c’erano molte novità spesso libri belli, certi molto belli. Il mio contributo l’ho dato con la partecipazione all’antologia di Fantomas di Alta fedeltà e al ventottesimo numero di Mondo Naif, che poi è anche l’ultimo, almeno di questa sua incarnazione. Mi sembra forse il numero più bello, quello di sicuro più naif e spontaneo. Con il dietro le quinte degli autori, le loro confessioni, gli schizzi, i nuovi progetti, tavole inedite e poi scritti di altri su Mondo Naif, ricordi, pareri, accenni critici. Su tutti i pezzi di Giovanni Mattioli (ma perché diamine non ti rimetti a scrivere?) e di Luigi Bernardi. Parole davvero toccanti. Io ho contribuito con qualche pagina realizzata per l’occasione. Sembrano punti, sembrano pagine di diario (che non c’è). Sono un po’ con lo stesso stile usato per Fantomas. Ditemi voi cosa ne pensate. Per me è un atteggiamento, un approccio liberatorio.
Quando finisce qualcosa ti rimane un po’ di tristezza. Con un film riavvolgi il nastro o fai il rewind con la vita ti metti a lavorare con i ricordi. Ti costruisci il tuo tempietto museale da frequentare nei momenti di ubbia e di sconforto.
Poi di notte dopo avere sbaraccato tutti all’autogrill di Santerno. Mentre si adddentava un panino Fattoria, Camogli o Rustichella c’era ancora la forze soprattuto la curiosità di dare un’occhiata all’edicola. Io ho comprato addirittura un libro scovato nella cesta delle offerte. Forse è in questo finale di partita in questo riflesso condizionato che è racchiusa parte dell’essenza di essere autore.

martedì, ottobre 10, 2006

Erosione quotidiana

Notizie come quella della morte di Anna Politkovskaya finiscono subito in secondo piano sovrastate e travolte da latre più glamour e più comode. di questi tempi è abbastanza delicato dare addosso all dittatura di Putin, si sa poi che se chiude i rubinetti del gas d'inverno fa molto freddo. e allora zitti. si sta zitti anche di fronte alle migliaia di condanne a morte che vengono eseguite con scrupoloso puntiglio dalle autorità cinesi. Si sa che la cina ormai è un colosso, il mostro perfetto che unisce obbrobri del comunismo alla grettezza del capitalismo sfrenato, un immenso mercato con cui fare i conti e in cui esportare lusso e benessere. Anzi visto che ci siamo perché non togliere embarghi sulle armi, tanto piazza tienamen è lontana e non se la ricorda più nessuno. si va avanti così in allegria e spensieratezza verso un'era smidollata di assoluta decadenza. C'è chi trova nella decadenza aspetti esteticamente belli e affascinanti, quella sorta di languore malato che crea paesaggi umidi e brillantissimi anche se solo per un attimo.
Giorno dopo giorno qualcosa conquistato negli anni viene eroso e concesso.
Non è una cosa molto bella.
Mi piacerebbe scrivere e disegnare qualcosa su questa erosione quotidiana. mi piacerebbe non farlo da solo. C'è qualcuno che avrebbe voglia di dire qualcosa?

domenica, ottobre 08, 2006

buchmesse low cost

I piccoli aeroporti di provincia che accolgono i voli low cost mi ricordano nella filosofia i discount alimentari. Dimessi, spartani e funzionali, senza fronzoli e paillettes. Volare low cost è come prendere la corriera. L’avvento di questa rivoluzione irruente ha abbattuto non solo i costi ma quel residuo di sacralità aristocratica che permeava il viaggio in aereo. Viaggiare a basso costo su una corriera volante porta democrazia e diffonde i contatti interculturali. È con la mobilità tenace che si combatte l’oscurantismo. Da qualche parte ho sentito (mi piacciono le voci che diventano storie) di futuri voli scontati che si fanno ancora più arditi e coraggiosi, dove i passeggeri prenderebbero posto in aerei concepiti come veri e propri autobus urbani. I passeggeri sarebbero assicurati a delle imbracature che li sorreggerebbero in piedi durante il tragitto del volo. Più o meno come tenersi agli appositi sostegni all’ora di punta. Tutto ciò mi piace e mi affascina. È d’importanza vitale accelerare il processo di democratizzazione aerea. Viaggiare con poco e molto spesso contribuirebbe a ridefinire i rapporti con il mondo. In meglio, ne sono sono sicuro.
Ho viaggiato low cost per andare a Francoforte, alla Buchmesse o Fiera del libro come dichiara la sua traduzione. Non c’ero mai stato e ritengo che sia stata un’esperienza importante, se non necessaria. Più o meno come la prima volta che sono stato al festival di Angouleme. Devi sapere cosa succede nel tuo settore. Devi capire. Non so se ho capito, ma ho di sicuro riflettuto e imparato. Lo scenario era l’altro mondo. Il mondo di chi corre, di chi ha gli appuntamenti in agenda. Lo spazio enorme della fiera era un microcosmo che si muoveva velocissimo. Mi tornava in mente Autobahn, uno dei primi dischi dei Kraftwerk, forse addirittura il primo, con il suo reiterare mobile di note inarrestabili. Lo spazio che viene percorso incessantemente. Le persone come atomi che rimbalzano stoici e frenetici tutti con una missione editoriale/commerciale da compiere.
È stato importante esserci sia come singolo autore che come parte di un gruppo estemporaneo di editori italiani tutti sono uno stesso stand coordinato dai ragazzi del Comicon di Napoli. Io ero con Omar Martini della Black Velvet. Qualcosa si sta muovendo e vorrei tanto che questo fosse il primo passo verso una nuova fase di politiche editoriali che prevedono anche l’esportazione e non solo il contrario. L’esserci deve avere un suo peso.
Sono stati di giorni intensi dove purtroppo la città è rimasta solo un punto di riferimento, uno scenario suggestivo ma mai avvicinato. Resta quella sensazione di estraneità obbligata che mi sembra quasi una mancanza di rispetto per il luogo che ti ospita. È il modo di viaggiare che non mi rappresenta dove il luogo non ha alcuna funzione se non quello dell’incontro. Di Francoforte mi è rimasto il ricordo di una kneipe a sera tarda. Una kneipe (che in Germani suona meglio di osteria) di quelle dove il tempo si è fermato parecchi anni indietro dove la donna al bar ci sorrideva e, in un italiano imparato a servire birre, ci dedicava una bella versione swing di Volare cantata da non so chi.
Per un attimo tra le mie sinapsi si è interrotto il loop di Autobahn. La birra mi è sembrata più buona.

venerdì, settembre 29, 2006

Settembre

Settembre.
Uno dei miei mesi preferite. Tante canzoni, quasi sempre malinconiche, come quella omonima di David Sylvian.
Ogni tanto ritorno.
In realtà ci sono sempre stato ma non riuscivo a trovare la costanza e la sintonia giusta per mettermi a scrivere. Eppure in quest’estate intermittente sono successe diverse cose. Una delle più belle è stata la messa in scena per le stradine del quartiere Marina a Cagliari di una parte di Sotto le bombe di maggio. Al momento il mio unico romanzo scritto. Io ho introdotto e poi mi sono messo in un angolo in mezzo al pubblico ad ascoltare Tiziana Dessì, Paolo Pinna, Riccardo Dessì e Ramon. Sembrava di scoprire il testo per la prima volta. Una sensazione inedita e davvero piacevole. Un distacco maggiore rispetto alla pubblicazione. Un passaggio benefico che mi ha aiutato a capire una parte di me, mai completamente scissa. Non posso che ringraziare di cuore Carlo Birocchi, mio amico dandy, che è stato il vero motore di tutta la rassegna. A Cagliari che è la mia città mi sono anche cimentato in una presentazione inedita del Viaggiatore. Ho deciso di raccontarlo da solo con l’aiuto di qualche immagine. Voglio andare oltre la classica presentazione da libreria. Voglio cercare di comunicare la passione che ho messo nelle tavole anche attraverso al contatto diretto con i lettori, in questo caso pubblico attento e partecipe. Voglio offrire qualcosa di più, pur non rinunciando alle dedicasse che rimangono uno degli aspetti più divertenti dell’andare in giro a promuovere i propri libri. Incontri sempre persone diverse con cui scambiare 4 chiacchiere. E poi vedi in faccia chi ti legge. Mica poco. Anzi molto.
Nel frattempo si concludeva a Bologna il nostro festival Arena! con una kermesse di autori che disegnavano in diretta un fumetto ispirato al Corsaro Nero sceneggiato dal sottoscritto. In pratica ho aggiunto un capitolo finale al primo romanzo del ciclo. Io non ero lì ad assistere alla diretta, ma mi hanno detto che è stato gratificante, fatica a parte.
Sono stato anche Bisceglie, meno di una settimana fa, con Enrico Fornaroli per presenziare alla mostra fatta alla libreria Tamatete di Bologna a fine primavera. La città sul margine diventa itinerante, gira, incontra altre città. Ed è proprio questo che rende completa una mostra come questa.
Mi piace andare dove c’è il mare e a Bisceglie c’è il mare e un bel centro storico. Bianca Consiglio che ha organizzato l’evento all’interno del Festival Intra Moenia, ci ha fatto viaggiare attraverso gli angoli stretti della città quelli che raccontano la storia. Seduta a riparare una rete da pesca c’era una signora secca secca di oltre 80 anni. abbiamo parlato con lei ed è affiorato un ritratto semplice che nasce in un’altra epoca e che continua adesso. Cambia il materiale delle reti, cambiano le barche, a volte anche i pesci, ma lei ha sempre vissuto lì nella stessa casa. A volte le radici della cultura trascendono il senso metaforico per tornare a un significato letterale. Il non spostamento, l’essere assolutamente stanziale della signora Giulia davano un senso alla parola radici. Una persona che vive come una pianta, per cui il tempo diventa l’unica unità di misura.

Nel frattempo ho finito l’omaggio a Fantomas che uscirà se tutto va bene in volume a Lucca per Alta fedeltà. Nel frattempo sto facendo la copertina per il libro CD sulla vita di Irving Berlin che uscirà a breve per la Nocturne in Francia.

Domani, ossia sabato 30 settembre, sono di nuovo in movimento. Mi troverete a Treviso dove alle 16 incontrerò lettori e appassionati all’interno della convention Fumetti TV.