giovedì, marzo 01, 2007

Festival Internazionale di Fumetto


COMUNICATO STAMPA

BilBOlbul. Festival Internazionale di fumetto

Iª edizione

Bologna 14-18 marzo 2007

a cura di Hamelin Associazione Culturale

Dal 14 al 18 marzo 2007 Bologna si rivela finalmente come capitale del fumetto con la Iª edizione di BilBOlbul. Festival Internazionale di fumetto a cura di Hamelin Associazione Culturale.

Il Festival è promosso da Comune di Bologna, Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, Assessorato alla Cultura della Provincia di Bologna, Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna. Con il contributo di: Hera, Ascom, Coop Adriatica, Librerie Coop, Aeroportodi Bologna, ARCI Bologna, Pan Distribuzione, con il sostegno di: Accademia di Belle Arti, UniboCultura, Pinacoteca Nazionale di Bologna, Cineteca di Bologna.

Bologna da sempre ha avuto un ruolo di fondamentale importanza nella storia del fumetto italiano e internazionale e BilBOlbul vuole essere l’occasione per fare emergere la vitalità della città in ambito fumettistico, creando una vera e propria invasione della città da parte del mondo dei comics. Al centro del Festival gli autori e il dialogo tra fumetto e le altre arti. Protagonisti della scena, infatti, i numerosi autori nazionali e internazionali presenti al Festival con le loro opere, molte delle quali inedite in Italia. Riflettori puntati anche sulla forte contaminazione tra le arti, attraverso il confronto tra il fumetto e il cinema, la letteratura e le arti visive. A testimonianza della vocazione internazionale dell’iniziativa sono i gemellaggi già dalla prima edizione, con il Festival di Lucerna in Svizzera e il Festival di Bastia in Corsica.

OMAGGIO A MAGNUS

Evento speciale di questa prima edizione è la mostra MAGNUS. PIRATA DELL’IMMAGINARIO (dal 15 marzo, inaugurazione ore 18.30, al 13 maggio- Pinacoteca Nazionale), doveroso omaggio a Roberto Raviola (1939-1996) al secolo Magnus, grande fumettista bolognese, la cui opera ha segnato la storia del fumetto. Per la prima volta a Bologna i tesori di casa Raviola insieme a quelli di Giovanni Romanini, Alessandro Pastore e altri collezionisti di tutta Italia andranno a comporre un’esposizione inedita per numero e ricchezza del materiale, con più di 300 tra opere e bozzetti e numerosi lavori mai mostrati al pubblico.

Suddivisa in nove sezioni che ripercorrono cronologicamente il suo lavoro e corrispondono a nove nuclei fondamentali della sua poetica, la mostra intende indagare l’opera di Magnus in relazione all’immaginario collettivo. Magnus stesso si definiva “pirata” dell’immaginario e tutta la sua creazione è contrassegnata dal piacere e dalla sfida di attraversare territori diversi, quasi spinto dal desiderio di produrre una grande opera dove fossero presenti trasversalmente tutti i generi, le ambientazioni, i topoi narrativi. La mostra dà inoltre largo spazio a momenti fondamentali per l’autore, dalla stesura della sceneggiatura, allo studio dei personaggi e ambienti, ai bozzetti. Tra le opere esposte, le tavole dei personaggi che lo hanno accompagnato nel suo fecondo percorso di artista: dalla prima produzione con Kriminal, Satanik, Alan Ford e Maxmagnus, alle opere della maturità come Lo sconosciuto, I Briganti, 110 pillole, Milady e il Texone, albo speciale di Tex Willer, considerato il suo testamento artistico.

Il progetto dedicato a Magnus si completa con il Convegno Magnus. Pirata dell’Immaginario (15- 16 marzo- Accademia di Belle Arti). Tra i relatori delle due giornate di studio attorno all’opera del fumettista si segnala la presenza di Antonio Faeti, Sergio Bonelli, Vittorio Giardino, Loriano Macchiavelli, Aleksandar Zograf e tanti altri tra esperti, studiosi e critici, artisti nazionali ed internazionali chiamati a riportare una loro testimonianza sullo stretto rapporto intessuto con l’autore.

Gli interventi del convegno, più altri, scritti appositamente per l’occasione, andranno a formare il volume illustrato di saggi critici Magnus. Pirata dell’immaginario edito da Black Velvet.

Un ulteriore tributo a Magnus arriva da Davide Toffolo, uno dei migliori fumettisti italiani della nuova generazione, che presenta, per la prima volta al pubblico, le tavole originali della biografia romanzata di Magnus, a cui sta attualmente lavorando. Toffolo è noto per la sua produzione di opere in cui racconta il suo incontro con grandi del passato, dello sport e della cultura, come Primo Carnera e Pier Paolo Pasolini

Attorno al ricordo di Magnus, il Festival si espande poi a macchia d’olio in città.
Ed è proprio la partecipazione della città il primo grande risultato dell’evento. Finalmente Bologna si rivela capitale del fumetto non solo per la quantità e l’importanza di autori e opere prodotte, ma anche perché fisicamente si farà città del fumetto: mostre, incontri, proiezioni invaderanno le strade, i portici, i negozi di Bologna con una distribuzione su tutto il territorio del centro cittadino. Dalla Pinacoteca al Museo Ebraico, dal Museo della Musica alla Cineteca, dall’Istituto Parri alle gallerie Graffio, Ram Hotel, Squadro, dalle librerie Feltrinelli, Modo Infoshop, Librerie Coop alla Biblioteca Sala Borsa Ragazzi fino al quadriportico di Palazzo re Enzo dove gli artisti ospiti saranno disponibili a fare dedicaces durante i giorni del festival.

La vocazione del Festival fin dalla sua prima edizione punta all’internazionalità, facendo così emergere il ruolo che gli artisti e gli editori presenti in regione già hanno con tutti i centri produttivi più importanti nel mondo. E’ grazie alla partecipazione attiva degli editori che sarà possibile vedere le opere di Rutu Modan, Frederick Peeters, Aleksandar Zograf, comprese vere e proprie anteprime assolute come le tavole originali di nuove stelle del fumetto contemporaneo quali Marko Turunen, Arne Bellstorf, Anke Feuchtenberger.

Il desiderio di mostrare le sfaccettature e gli esiti più significativi della scena contemporanea si riflette anche sulla scelta di alcuni degli ospiti nazionali del Festival: il gruppo Canicola, Gianluca Costantini, Sara Colaone, Paolo Parisi, gli autori coinvolti nelle collettive “Futuro Anteriore” in collaborazione con Napoli Comicon e il Centro Fumetto Andrea Pazienza, “Arena” 2006, gli esordienti di Flashfumetto, il portale del Comune di Bologna interamente dedicato al fumetto.

Non poteva mancare inoltre una sezione rivolta ai bambini con una mostra dedicata a Pinky, il coniglio di professione fotoreporter, creato dall’estro di Massimo Mattioli, uno degli autori di fumetto più eclettici degli ultimi quarant’anni (pop artist, illustratore, designer pubblicitario).

Hamelin Associazione Culturale, da anni attiva sul territorio nazionale, si occupa dello studio e della promozione del fumetto e dell’illustrazione, attraverso l’organizzazione di mostre, attività didattiche, incontri con autori, pubblicazioni e l’omonima rivista, vincitrice del premio Lo Straniero 2006.

Media Partners di BilBOlbu: Flashfumetto, Internazionale, Lo Straniero, Radio Città del Capo, Scuola di Fumetto

Festival Partners: Bd à Bastia, Fumetto| Lucerna, Napoli Comicon.

Per info: Hamelin Associazione culturale tel. 051/233401

e-mail: bilbolbul@hamelin.net

Sito www.hamelin.net

Biglietto per la mostra MAGNUS. PIRATA DELL’IMMAGINARIO

6 euro (ingresso gratuito per gli studenti delle accademie)

Ingresso gratuito per tutti gli altri eventi e mostre

Il Corsaro Nero in mostra

a metà marzo per quanto riguarda il fumetto a Bologna succederà di tutto. A partire dalla prima edizione del Festival Internazionale di Fumetto a una serie di eventi che comprendono mostre, incontri, convegni, dedicasse, laboratori. Insomma tutto per riportare Bologna a quel ruolo di centralità culturale che l'ha caratterizzata per decenni. Sforzi congiunti di varie realtà che hanno deciso di fare fronte comune per raggiungere un obiettivo ambizioso e importante. Tra le varie iniziative comprese nel programma a seguire segnalo una mostra che mi vede partecipe in un ruolo un po' più defilato, almeno visivamente. è la mostra che raccoglie ed espone per la prima la sessione completa dei lavori relaizzati in diretta nello scorso settembre durante la consueta edizione di Arena!. 16 disegnatori che hanno disegnato in diretta una mia sceneggiatura originale basata sun un capitolo apocrifo del primo romanzo della trilogia salgariana.
ecco nei dettagli luogo e date. Buona visione!

Diciotto fumettisti per il “Corsaro Nero”

In collaborazione con Lex Lutor, Libreria Il Portico

Una mostra che raccoglie le tavole realizzate il 9 e il 10 settembre 2006 in occasione della manifestazione Arena!, organizzata dall’Associazione Giardini Margherita/Gruppo Lex Lutor.

Si tratta di un progetto che ha visto diciasette autori disegnare in diretta un fumetto basato su una sceneggiatura originale scritta da Otto Gabos e ispirata al celebre eroe salariano. Ognuno dei disegnatori si è cimentato nella realizzazione di due tavole che verranno raccolte prossimamente in un volume edito da Black Velvet. Gli autori esposti sono: Andrea Borgioli, Onofrio Catacchio, Clod, Davide Fabbri, Lucio Filippucci, Francesco Guerrini, Ivan Mantovani, Francesco Mattioli, Filippo Neri, Alessandro Poli, Tom Porta, Davide Reviati, Piero Ruggeri, Massimo Semerano, Donald Soffritti, Alessandro Vitti e Sonia Zucchini.

Libreria Il Portico | 16 marzo – 15 aprile | lunedì-sabato 9.30-24

Brindisi con gli autori in mostra: domenica 18 marzo, ore 19,30


mercoledì, febbraio 28, 2007

una mattina con Mario Biondi

Che dire?
questo disco mi fa venire il buonumore. mi fa lavorare in scioltezza. direte che Mario Biondi non fa niente di nuovo, che fa standard arrangiati in maniera ultraclassica con quel tipico sound a metà tra il bossanova e nujazz, che canta a metà strada tra Barry White, Isaac Hayes e Chris Rea. ma alla fine chi se ne frega. forse è anche per tutto questo che mi piace e me lo ascolto in continuazione.
la giornata è iniziata con il politologo Sartori che parla del bunker ideologico di Prodi, di mio figlio che ha sognato che eravamo inseguiti da lupi e volpi e bastava un albero a nasconderci e proteggerci e la giornata continua fra poco dopo l'upload di queste righe con una nuova pagina di Esperanto da inchiostrare. Sto facendo la scena di uno sciopero di massa con fischietti, megafoni (mica facili da disegnare) e manganelli in azione. a metà mattina riunione telematica con Laura che sta colorando alla grande. pomeriggio a inchiostrare e a soffrire per il mio Cagliari che gioca a Torino. Serata a preprarmi un intervento oratorio che farò domani pomeriggio in un convegno organizzato dal CADIAI di Bologna. titolo del convegno: Il castello dei mostri, Attività espressive e intervento educativo in psichiatria dell'età evolutiva.
buona giornata e torniamo a lavorare in compagnia di Mario Biondi.
handful of soul...

martedì, febbraio 27, 2007

Going in style

per chi disegna fare la notte è una prassi comune. dico purtroppo perché è una cosa pesante. fare la notte significa stare svegli e lavorare. tra domenica e lunedì ho quasi fatto la notte. erano le 6 circa quando sono andato a letto. lavoravo alternandomi tra la tavola di carta e il computer e ascoltavo in sottofondo la lunga maratona per la notte degli oscar. Mi sono quasi commosso quando è salito sul palco Ennio Morricone a ritirare un premio che poneva un rimedio seppur tardivo a una carriera strepitosa. era davvero curioso e bizzarro che uno come lui non avesse mai vinto l'oscar. Invece Celine Dion che cantava la colonna sonora di Titanic sì. E Celine Dion era di nuovo lì a interpretare Morricone. Non mi è piaciuta affatto la versione. Non mi piacciono affatto queste interpretazioni dove si fa sfoggio di virtuosismo vocale spennellato da una dose appiccicosa di pathos a buon mercato. è un po' una costante comune a buona parte degli interpreti americani. Lo ammetto sono sempre stato più incline alla secchezza elegante britannica.
Tra una pagona di lavoro e l'altra ho gioito per Martin Scorsese. Forse insieme a Coppola e Lynch è il regista dell'America contemporanea che preferisco. Anche in questo caso si tratta di un premio tardivo e riparatore. Se si pensa alla filmografia di Scorsese c'è solo da farsi venire i brividi. è la storia del cinema.
Invece c'è stato un film visto nel pomeriggio che forse non ha fatto la storia del cinema ma che mi ha colpito parecchio.
è del 1979 per la regia di Martin brest ( quello che anni dopo avrebbe portato al successo la serie di beverly Hills Cop). In italiano si chiama Vivere alla grande, ma è il titolo originale Going in style a rendergli giustizia. è una storia di 3 vecchietti che vedono consumarsi il loro ultimo spicchio di vita su una panchina di Queens. una panchina come tante, come quelle di Bologna, di Cagliari ecc. la noia si fonde con l'inutilità. I 3 vecchietti sono attori straordinari. George Burns, Art Carney e Lee Starsberg. per dare un senso all'inutile e dignità a un'esistenza soffocata decidono di fare una rapina a una banca. e ci riescono pure. da lì si alterna un gioco sottile tra commedia e dramma. dialoghi secchi e calzanti come lo sono stati quelli del decennio in questione. Una fotografai quasi sciatta da periferia, da canicola estiva, Hotter then july cantava Steve Wonder. e in quell'unidità afosa vengono fuori le persone e le storie.
non so perché, ma è da un po' di tempo che mi attraggono le storie al termine della carriera. sarà per le chiacchierate con mia madre che vive sola e lontano da me ma che va aavanti con grinta e curiosità. la vecchia terza età mi offre stimoli e riflessioni narrative che non avevo mai considerato appieno. c'è un oceano di ricordi, di esperienze e anche di speranze che aspettano solo di essere raccontate. storie lo sono già da un pezzo.

martedì, febbraio 13, 2007

Il figlio della notte

Spesso non mi ricordo la trama dei libri che ho letto e dei film che ho visto. ci sono persone che invece si ricordano per filo e per segno tutto (o quasi ) e a volte addirittura i dialoghi. io no. pIù che altro mi rimane ciò che chiamo l'essenza, il mood, lo spirito, ma poi tutto si sfilaccia. capita così che periodicamente legga libri già letti o riletti. Stessa cosa dicasi per i film. é uscito da poco la ristampa de Il figlio della notte di Jack Williamson. ho comprato il volume ( anche se lo possedevo già) perchè fa parte di Urania Collezione, unica serie da edicola di cui facccio effettivamente la raccolta. e non ho fatto a meno di rileggerlo. a distanza di circa 6o anni ha ancora intatto tutto il suo fascino, in bilico tra noir, horror, fantascienza(poca) e romance. è parente strettissimo el film cult Cat People uscito nello stesso periodo. se lì il fascino era nelle immagini e nella spelndida fotografia qui invece è nella forza visionaria e oserei dire sensuale di certe sequenze. come ho detto non mi ricordo le trame. e rileggere Il figlio della notte diventa una scoperta che si rinnova. Me lo porto in giro in autobus o le leggo nei ritagli di tempo o durante le sessioni allo scanner (avete presente quan'è noioso stare dietro agli scanner?)
è da anni che pesn sarebbe bello scriverne il seguito. Mi chiedo perché Williamson non l'abbia mai fatto e perché la versione anni '80 di Cat People sia così brutta.
lo leggo e lo vedo in bianco e nero con solo l'aggiunta dei capelli rossi della protagonista April. . nella mia mente si manifesta un po' film un po' graphic novel (ma non m'immagino disegnata da chi, forse Kaluta?)
Consigliato vivamente.

venerdì, febbraio 09, 2007

My Beauty?

Capita a volte, mentre spulci tra gli scaffali dei negozi di cd usati di trovare cose che quando erano uscite anni prima ti erano sfuggite. Possono essere delle vere e proprie perle come Outernational di Billy Mackenzie, trovato in un negozietto di Berlino, o i misteriossimi Morning Star, bizzarro incrocio tra country e stile Canterbury, scovato in una cesta di CD sfigati in un secondamano nei pressi della PAM di via Bellaria, oppure come questo che vedete qui sopra. è lui, Kevin Rowland, quello di C'mon Eileen, dei Dexy's Midnight Runners. anni '80, poprock celtico (ma assai poco leghista). poi anni di oblio. tanti. pare i soliti problemi di droga. La grande chance gli capita nel'99 con questo My beauty. ti spiazza già dalla copertina. sono lontani i tempi cui kevin si presentava con tanto di salopette rurale e aria assorta sul gradio della casa della fattoria. rimani davvero spiazzato anche quando scorri il booklet interno. anche lì è tutto un gioco di boa piumosi. poi mentre metti su il cd cominci a leggere qua e là . traduco. "Queste canzoni mostrano la mia definizione di bellezza. Ho capito che avevo bisogno di inciderle prima che potessi fare qualsiasi altra cosa". Accidenti! ascolto. si apre con The greatest love of all. sì, quella canzone di Whitney Houston. quella canzone zuccherosa. l'inizio è al dichiarazione d'intenti. un equilibrismo pericolosissimo tra kitsch assoluto e passione sublime. il dubbio ti assale e ti cattura fino alla conclusione dl disco. in mezzo anche Beatles e Burt Bacharach. Non capisco. lo rimetto su e continuo a non capire. mi capita di rado di non riuscire a a catalogare, a definire. mi dà abbastanza fastidio. E allora leggo recensioni in rete. O lo stroncano senza pietà, o lo osannano. io continuo ad ascoltarlo sperando. Oggi però mi sono dedicato di più alle Scissor Sisters (il primo disco).
ieri sera invece una bella scoperta. in un pub vicino a casa, con Omar, Semerano e l'architetto Ruggeri. una bella canzoncina che sembra suonata da Bregovich e cantata da David Byrne e ambientata nei Caraibi. chiediamo al barista informazioni. Beirut. Postacards from Italy. Sono di New York. oggi ho ascoltato altri loro brani in rete, tutti vari, ricchi di fantasia e con strumenti atipici. strumenti poveri e desueti e per questo forse assolutamente originali. Vivamente consigliati.

mercoledì, febbraio 07, 2007

ecco Esperanto!

Questa che vedete è anche uno dei motivi di questa mia ingiustificata ed ennesima latitanza prolungata. è una pagona del mio nuvo libro. si intitola Esperanto e lo sto realizzando per KSTR una nuova etichetta di Casterman. è un libro lunghissimo che mi sta impegnando davvero tanto. uscirà in autunno in Francia e spero quanto prima anche in Italia. Il formato sarà il solito, quello che mi piace più di tutti: il comic book. Esperanto lo sta colorando Laura Congiu, che è giovanissima, già brava e da come suggerisce il nome sarda anche lei. Guarda caso di Cagliari come me. Ho tanto da dire su questo libro, su Cagliari, sul Viaggiatore che continua a viaggiare anche se molto lentamente e a intermittenza. cercherò di essere più presente. Sono giornate intense e sto scoprendo la mattina quando fuori c'è ancora buio. Disegno e mi sento partecipe di quel popolo che produce e che fa andare avanti il mondo. anche questa è una sensazione di appartenenza.
p.s. grazie a tutti quelli che mi hanno consigliato immagini e fonti dove andare recuperare il ghetto di Varsavia.

venerdì, dicembre 08, 2006

cerco foto ghetto

avrei bisogno di un aiuto.
devo disegnare una veduta dei tetti del ghetto ebraico. Possibilmente di Varsavia ma anche di Lodz o di un altra città dello Yiddishland andrebbe bene. non riesco a trovare il materiale adatto. se qualcuno avesse foto, materiale d'archivio o altro e fosse disonibile a invirlo accetto volentieri.
grazie!

giovedì, dicembre 07, 2006

Le canzoni di Bruno Lauzi


Stamattina prima di andare in studio sono passato nel solito negozio di dischi in centro.è un periodo che mi piacciono le ristampe o cose poco alla moda. nello scaffale della musica italiana c'era un cofanetto di Bruno Lauzi. l'ho preso d'istinto, senza pensarci molto. era quello che avevo voglia di ascoltare. non possedvo ninete di Lauzi, forse qualcosa in vinile a Cagliari ma di mio padre come pure gli spartiti. S'inizia con Ritornerai. ha l'incedere del bolero, poi pina piano salgono gli archi. ci sono molti archi in quasi tutti i pezzi. stesso periodo di Scott Walker, similitudini strutturali, convergenza di gusti. entrambi amano gli chansonnier francesi. entrambi li hanno tradotti. Il cofanetto è composto di 3 dischi con canzoni disposte in ordine cronologico. si chiude con L'ufficio in riva al mare. Bruno Luazi è sempre stata una figura icona della mia infanzia. Insieme a Gaber e a Sergio Endrigo. erano quelli con la faccia buffa che facevano belle canzoni ma sembravano anche un po' attori di cabaret. La canzone che mi piaceva di più di Luazi era Garibaldi Blues, ossia la versione assurda e bislacca di Fever. Allora frequaentavo le elementari e non ero insensibile al fascino dell'eroe dei due mondi. Preferisco di gran lunga le sue versioni di Onda su Onda e soprattutto Genova per noi scritte da Paolo Conte. c'è quell'aria di disincanto ruvido che nasconde la tenerezza che Conte non ha. Sentivo Lauzi anni fa alla radio di mattina molto presto, in un perido in cui non riuscivo a dormire senza un sottofondo. aveva un humour originale e rarefatto e mi dispiacevo che l'avessero relgato in un orario di frontiera, quasi punitivo. poi si è ammalato e poi se n'è andato come Gaber e Sergio Endrigo. Oggi mi ha tenuto compagnia per tutta la giornata di lavoro. Ed è stata, nonostante l'uggia grigia e appiccicosa, una bella giornata.
playlist unica:
Bruno Lauzi: le mie canzoni

domenica, dicembre 03, 2006

I tetti di Cagliari


i tetti delle case mi affascinano. Forse perché ho quasi sempre abitato ai piani bassi dove vedi le macchine che passano e i passanti che passano. A volte puoi senitre perfino cosa dicono. I tetti con le antenne erano lontani e irraggiungibili, vcosì come le loro terrazze, negli anni sempre più disseminate di cisterne, molto più modeste di quelle di Manhattan. Quando posso disegno i tetti. quanche anno fa. diciamo quasi venti ci sono anche stato. qualche foto ricordo per qualche progetto musicale mai fatto. si parlava di spazzacamini. allora come oggi trovavo che fosse ineluttabile il vagare tra scrittura, musica e fumetto. Anche F. la pensava così e certe notti passate a disegnare insieme mi mancano ancora. La foto scattata da mio fratello, è riaffiorata qualche giorno fa, mentre cercavo di fare ordine. ci ho pensato un po' e poi l'ho messa online. magari qualcuno si ricorda di altri anni. né più belli nè più brutti. solo altri.

playlist domenicale
Nicola Arigliano: Go man! (bellissimo!)
Manlio Sgalambro: Fan Club
The Nits: dA dA dA

venerdì, dicembre 01, 2006

Il valzer dei reduci


C'è stata la guerra e noi siamo stati al fronte a combattere. Non si sa contro chi l'abbiamo fatta questa guerra, né se l'abbiamo vinta. L'abbiamo combattuta e non siamo morti. Quindi se non siamo morti siamo reduci. Noi tutto reduci ci hanno radunato in un posto che sembra un circolo bocciofilo, un CRAL del dopolavoro ferrovieri. C'è il bar, c'è un giardino con le bici parcheggiate, c'è un pergolato e una pista da ballo per il liscio. Da qualche parte c' anche un campetto da tennis con un po' di tribune. Noi tutti siamo lì da qualche giorno. ci hanno fatto togliere le divise e siamo di nuovo vestiti come prima della guerra. Chi bene e chi male. Ci sono quelli alti e grossi che se la ridono e ci sono quelli bassi come me e Diego che cercano di rideresla lo stesso ma stanno comunque in campana come se ci fosse ancora la guerra. Io e Diego siamo anche nati lo stesso giorno. Lui ha i baffi, io non so. Passano giorni quasi di vacanza. sembra di essere in Rromagna. A un certo punto si viene a sapere che mantenere i reduci costa troppo. del resto mica si può lasciarli andare in giro quando magari son ancora feriti nel corpo o nell'anima. Il fatto è che i reduci sono un costo per lo stato, un costo economico alto e pure d'immagine. e allora si fa una specie di lotteria. Chi estrae la fascia da mettere al braccio di colore giallo può continuare a ridere, quelli che invece estraggono la fascia rossa verranno fucilati. Giusto per ridimensionare le spese. Mentre si fa l'estrazione un paio di reduci alti e con il mascellone dicono che è giusto che sia così e ti dicono anche un sacco di altre di cose sul coraggio e la sovrappopolazione. Si capisce subito che di lì a poco avrebbero estratto la fascia gialla, qulla della salvezza. E così va. Invece io e Diego afferriamo la fascia rossa. Quella dei condannati a morte. Noi pensiamo che se non ce la mettiamo nessuno si accorgerà di noi, ma così non va. un maresclallo, prontamente avvertito da quelli che se la ridono ci obbliga a mettere la fascia ed a spettare il nostro turno.
per alleggerire la situazione le esecuzioni avvengono durante una festa dove tutti si divertono. Poi certi continuano a divertirsi e altri vanno a morire. Vengono invitate anche le moglie. Mia moglie non c'è e neppure quella di Diego. Quelli che devono morire salgono sulla pista da ballo e possono scegliere di essere fucilati mentre ballano il valzer con la moglie. la molgie pò scegliere se morie con il marito o schivarsi al momento dello sparo. chi non ha moglie balla da solo. Il valzer non è di quelli frnacesi suonati con la musette, è liscio ruspante. a me non piace il liscio. a da ltri piace e ballano. Il plotone prende la mira e poi spara e quelli muoiono. quelli più tristi a vedere sono quelli che ballano da soli e che non son nemmeno capaci di ballare. Certi invece si divertono a ballare ed è un peccato vederli morire. certe moglie si stringono al arito altre si scansano e poi ballano con un cadavere. Fra un po' tocca anche a me a Diego. Intanto al campetto da tennis altri condannati a morte vengono preparati per la cerimonia. Devono passare davanti a quelli ce la ridono e farsi rapare il cranio. Così andranno ordinati davanti al plotone d'esecuzione. A me non piace il liscio e nemmeno farmi rapare a zero da altri che se la ridono. è una storia molto brutta che non mi piace più. Allora saluto Diego, che ha deciso di morire, salgo sulla scalinata del campetto da tennis e spicco il volo. Me ne vado e mentre volo e sorvolo quella tristezza mi accorgo di quanto mi sia mancato volare per la durata di quella guerra contro chissà chi.
Sogno fatto nella notte del 27 novembre.
Disegno fatto a Lucca per Smokyman e da lui gentilmente concesso.

mercoledì, novembre 29, 2006

Il mare come antidoto


Oggi trovavo il grigio e l'uggia davvero insopportabili. mi sentivo come gli antichi galli di Asterix che se ne andavano in giro con lo scudo a ripararsi la testa dalla caduta del cielo pesante e di piombo. Meno male che novembre sta finendo. Riguardando tra i disegni fatti in estate ho trovato questa tavola che pubblico e potrei usare come antidoto. C'è il mare, c'è il tempo dilatato, c'è la lentezza. è la prima pagina di una fiaba per mio figlio. Per ora c'è solo questa, il resto è da qualche parte, magari in un'altra estate.
L'ho disegnata poco prima di Fantomas, anzi sono le prove generali fatte su formato ridotto. ho lavorato alla cieca, guidato solo da un'idea e dalla ricerca di un segno il più intimo possibile.

playlist:
Peter Gabriel: Up
Radio Head: ok Computer (era da molto che non l'ascoltavo e il tipo della lettura del gas ha apprezzato molto la mia scelta)
Depeche Mode: Playing the Angel
David Bowie: Reality

sabato, novembre 25, 2006

Gli incontri con gli autori

Questo è un periodo denso di iniziiative, di mostre, di festival, di uscite. un perido in cui il contatto con pubblico è stato molto più frequente del solito. sono stato protagonista o spettatore di incontri con i lettori dalle modalità molteplici. certi più riusciti di altri. certi più consoni alla mia sensibilità.
la riflessione che ho fatto riguarda alla necessità assoluta che provo nell'avere un contatto diretto con legge le mie cose, una necessità che però va oltre la canonica presnetazione che prevede il sottoscritto seduto dietro a un tavolo in compagnia di un intervistatore e gli altri a seguirmi in paltea.
mi attira fare altro. qualcosa che vada sempre più verso la direzione spettacolo. non so come definirlo e allora uso un generico e forse improbabile spettacolo.
ho delle idee.
però prima di raccontarle qui sul blog mi piacerebbe sentire qualche vostro suggerimento. ecco qualche domanda

come vorreste gli incontri con gli autori?

cosa ne pensate di quelli che mi hanno visto come protagonista?

preferite un incotro basato su un solo libro con molta narrazione o preferite qualcosa di più tecnico e ampio?

perché il pubblico è restio a interagire?

consigli.

vi ringrazio e vi lascio alla playing list quotidiana.

the seahorses: do it yourself

roland orzabal: tomcats screaming outside

talking heads : the name of this band... CD 2

giovedì, novembre 23, 2006

Il Viaggiatore a Padova


Un appuntamento per questo pomeriggio. alle 18 sarò alla libreria Feltrinelli di Padova in via san Francesco. Con Omar Martini parleremo del Viaggiatore e delle prossime iniziative editoriali. Al termine chiacchiere con il pubblico.

per quelli che sono a Bologna invece ricordo che oggi è la giornata dedicata alle celebrazioni del primo decennale di attività di Kappa edizioni. per ulteriori ragguagli visitate i sito Kappa www.kappedizioni.it

Domani alle 12 invece il mio alter ego Mario Rivelli parlerà all'Università di Modena all'interno dell'insegnamento della prof. Crippa di Storia delle religioni. tema dell'incontro: dal divino al mostruoso. da Prometeo a mr. Hyde.

playlist:
Roxy Music: Avalon
The Go Betweens: Ocean Apart
A.A.V.V.: Glam+Glitter
Ladytron

mercoledì, novembre 22, 2006

Il bambino e il drago


il bambino vuole salire sul drago. è un drago molto grande di plastica gonfiata. color azzurro o forse verde come di solito sono i draghi. per arrivare alla testa del drago, alla sua bocca enorme, bisogna scalare le viscere alte fino all'esofago. il bmbino si toglie le scarpe mentre la mamma paga il prezzo di tre euro. il padre, poco più in la, parla con un amcioc e collega di come i luoghi degradati se opportunamente riqualificati da un efficace offerta culturale cambi la sua fisionomia e la sua ragion d'essere. quella mattina infatti in quella piazza non c'era traccia alcuna di punkabbestia con cani e cacca, di tossici, di spacciatori e di bottiglie rotte. ancora una volta il padre e l'amico ribadiscono il concetto che con il manganello brandito in nome della legge e della legalità non si ottiene poi così tanto. soddisfatto di questi bei discorsi il padre si avvia verso il drago. estrae dalla custodia la piccola macchina fotografica e si aprresta a immortalare il figlio bambino nella scalata. la sclata è dura e impervia e il bambino che è picoclo d'età e quindi piccolo anche nel suo corpo arranca. gli altri bambini, tutti più grandi nell'età e nel corpo spingono e premono impazienti. il figlio comincia ad andare nel panico. è brutto sentirsi il fiato sul collo. ansia. la sua agià difficile scalata è resa ancora più complicata da un accidente. la scala di gomma che si inerpicava attraverso le viscere si stacca nei gradini più alti, mostrando la superficie assolutamente liscia e periva di appigli. il figlio scivola, nonostante gli sforzi tenaci e reiterati e alla fine viene scavalcato, pestato dagli altri bambini impazienti. il padre, che a questo punto non pensa più né alla macchina fotografica, né all'adeguata offerta culturale, vorrebbe intervenire, vorrebbe salire anche lui e aiutare il filgio. commenta ad alta voce la situazione, incita il figlio e mentre parla si rende conto di sbagliare di fare danni, ma di non riuscire a non farli. la madre e moglie egli dice di lasciar stare, che se la deve cavare da solo il filgio. è abbastanza brutto. la madre e il padre fanno notare al custode del drago che per 3 euro di pedaggio questo drago dovrebbe essere efficiente e in ottima salute e che perlomeno potrebbe salire e aggiustare quie gradini pendenti. il custode è troppo impegnato a osservare le scarpe degli altri bambini disposte ordinate su un tappeto di erba sintetica per potere intervenire. nel frattempo il figlio è riuscito ada rrivare all'imboccatura delle fauci del drago e piange a dirotto. si butta giù per lo scivolo ormai senza gioia solo per inerzia o per far finire il supplizio. . il padre non fa la foto con la piccola digitale ma con la retina collegata a gangli e neuroni. una foto indelebile e straziante di un bambino che piange e che scivola piangendo. è un ennesimo viaggio nel tempo e negli abissi del rimosso. affiorano in tutto il loro splendoro squarci improvvisi di un altra infanzia, fotografie mai viste. e compare il padre del padre con le sue mani enormi. un padre del padre onnipotente e salvatore. e la vita da adolescente sfila davanti crollando su se stessa come le pedien del domino. il bambino è arrivato , in braccio alla madre. il padre è lì immobile e si sente fuoriposto. vorrebbe dire le parole giuste che iniziano sempre con l'appellativo "figliolo" e invece niente se non una carezza al figlio. gli infila le scarpe mentre il custode del drago si decide a salire e tenere fermi i gradini nelle viscere del drago.
il cielo è azzurro e non sembra autunno inoltrato. la famiglia va e cammina da un'altra parte e nella testa del padre risuona una frase forse di Pasolini.
Er monno è per chi c'ha li denti.
sente dolore.

martedì, novembre 21, 2006

Jack Psycho Killer


questa pare fosse la faccia di Jack lo Squartatore. un buzzurro con i baffi e il mascellone, mica un medico aristocratico come ci aveva fatto credere Alan Mooore. ci sono voluti anni di studi per arrivare a questa faccia. che dire? una faccia d'altri tempi, una faccia da oggi le comiche, faccia di vecchie foto, una foto come tante di una persona come tante e quindi anche probabile in veste di archetipo serial killer. preferisco comunque continuare a aimmaginarlo come l'ho sempre immaginato, ossia una figura cangiante umorale e per questo indescrivibile. è il buio è il male è la volgarità celata.

meglio parlare d'altro. per esempio dei Talking Heads. L'altro giorno avevo proprio volgia di ascoltarli. era da tempo che non mettevo più su un disco loro. Li ho tutti in vinile e a Cagliari per giunta, così ho comprato The Name of this Band... in versione ampliata. nel secondo CD c'è in pratica tuta la versione live di Remain in Light quando Byrne e soci andarono in tour con una band di una decina di elementi. un'orchestra. Leggendo tra i credits mi accorgo che la prima parte della raccolta era stata registrata Live il 17 novembre 1977 a Maynard nel Massachussets. Ho comprato il disco sabato 18 novembre esattamente 29 anni e un giorno dopo. Io ero un ragazzino del liceo che aveva appena scoperto in una botta sola il primo disco dei Devo, il primo degli Ultravox e il primo dei Talking Heads per l'appunto. tutti prodotti da Brian Eno. a riascoltare quei suoni dopo tanto tempo non ho provato quel senso di datato di malinconica nostalgia un po' patetica che mi prende che so con i Visage o altre leggerezze dei primi '80. Ci sono ancora passaggi, atmosfere, soluzioni armoniche che hanno mantenuta intatta tutta la loro freschezza ed è questo che fa la differenza. dall'avvento del punk in poi c'è stata un'accelerazione improvvisa durata sei o sette anni e poi un quasi congelamento che dura tutt'ora. troppo veemente è stata la spinta per poter reggere con la stessa intensità nei decenni successivi. si va a passo compassato, quasi di lumaca in un continuo esercizio di ripasso e di recupero. siamo già al revival del revival della new wave (Blur prima metà anni '90, un'infinità di gruppi, Franz Ferdinand su tutti adesso). in uno dei miei corsi viene un ragazzo sui sedici anni con tanto di cresta, chiodo, anfibi dr. martens, pantaloni stretti scozzesi con cerniere e borchie, ttuo in perfetto stile Punk 77. ci sono pochi punk in giro e la loro apparizione desta sutpore, curiosità a volte timore. Oggi come allora. qualcosa vorrà anche dire.
è strano che alla fine gli zii ascoltano la stessa roba dei nipoti, quasi senza litigare, quasi in armonia totale.fa sorridere che sia il punk nichilista a individuare e sancire un accordo transgenerazionale.

venerdì, novembre 17, 2006

Low Life


Low Life era un titolo di un album dei New Order di parecchi anni fa. uno dei miei preferiti. per anni avevo pensato di fare qualcosa usando queste parole. un giorno mi è venuto un disegno a matita con un omino triste che guarda per terra mentre cammina. perché anche se non si vedono le gambe sta camminando. è rimasto lì per un sacco di tempo, poi in seguito l'ho disegnato di nuovo e gli ho messo pure un nome Isidore Bemporad. era chiaramente di origine ebrea. intorno a questa immagine si sono aggregate idee, appunti e suggestioni che sono diventate una storia che ora sto disegnando. non si chima però Low Life. questa vita di basso profilo che tanto mi intriga raccontare deve ancora attendere, deve ancora trovare i suoi attori.

ancora su vecchi dischi. ogni volta che c'è la nebbia mi viene in mente Desire dei Tuxedo Moon. mi sembrava un disco che si muoveva attraverso la nebbia. mi sembra che fosse la colonna sonora di un balletto. invece per me era diventato la base per una storia mai fatta. avevo appena scoperto frigidaire e alter e avevo capito che si poteva disegnare in un altro modo. c'era un tipo che aspettava la fidanzata sotto un lampione che non illuminava più niente, tutto fagocitato dalla nebbia. la ragazza si era persa, veniva inseguita da un furfante con la coppola dalla faccia molto inglese e c'era anche un poliziotto che cercava di capire la provenienza di quelle urla straziate di donna e che invece trova un uomo sotto al lampione con un mazzo di rose avvizzito in mano. Forse l'uomo era vecchio e pure morto.

quando torno a cagliair mi capita di mettere mano a disegni vecchi, a pezzi di storie ad agende di appunti. in certi quaderni non ero ancora diventato Otto Gabos. provo sentimenti contrastanti che vanno dalla tenerezza al fastidio. non li butterei mai via però. non capita quasi mai che fra autori si parli del periodo che viene prima della pubblicazione, di tesori, cadaveri, reliquie o peluche ammaccati. forse è un peccato.

martedì, novembre 14, 2006

Incontro Gabos Vs Semerano

vi segnalo l'incontro di domani mercoledì 15 novembre.
Massimo Semerano e il sottoscritto converseranno su temi inerenti al fumetto. Gianni Barbieri "modererà" l'incontro con la consueta sagacia.
è un'occasione per parlare ad alta voce di fronte a un pubblico di storie, riflessioni, intuizioni che di solito affollano le nostre chiacchierate informali. una condivisione con altre persone che potranno interagire con noi. l'evento, di per sé affatto rivoluzionario, è tuttavia raro nell'ambito degli operatori del fumetto. spesso incontri e dibattiti si svolgono tra critico/esperto/giornalista che intervista autore e quasi mai tra autore che intervista autore. insomma un altro punto di vista. al termine della serata saremo a disposizione del pubblico per domande e dediche.
agli utenti della provincia di Bologna segnalo una mia partecipazione alla trasmissione odierna di Humus condotta da Piero santi sulle frequenze di Radio Città del Capo. dovrei essere in onda intorno alle 18.
segue il comunicato ufficiale dell'incontro:
FUMETTI SUL DIVANO - PRIMO APPUNTAMENTO

Mercoledì 15 novembre avrà luogo presso la libreria Modo Infoshop (Via
Mascarella 24b - 40126 Bologna) la terza e ultima serata della rassegna
"Fumetti sul divano", che offre la possibilità di incontrare alcuni degli
autori che pubblicano per Black Velvet e per conversare su quello che fanno
e sui fumetti che realizzano.
Durante questo appuntamento (la cui impostazione è in continua evoluzione)
Otto Gabos, autore di libri come "Apartments", "I camminatori", "Il
viaggiatore distante", chiacchiera con Massimo Semerano, il creatore del
"Dottor Cifra", "Rosa di strada" e "Europa", introdotti e "guidati" da
Gianni Barbieri.
Per informazioni: tel. 051/5871012 - fax. 051/5871013
info@modoinfoshop.com
www.modoinfoshop.com

martedì, novembre 07, 2006

Memorie naif


una pagina di questa piccola storia apparsa su Mondo Naif 28. Più che una storia un pezzo di un diario mai scritto. forse invece potrei iniziare a scriverlo davvero. Quando ne ho voglia e senza la presunzione di farlo diventare necessairmante qualcosa di diverso. Continuare a ripercorrere tutti questi anni passati a fare fumetti. In merito avevo già scritto qualcosa sul sito. Ricordi ma non solo. Ogni tanto mi capita di vivere cose più interessanti di altre, cose che magari anche altri potrebbero condividere. Vediamo un po'.
Nel frattempo ho ripreso a lavorare a pieno regime. il problema è riuscire a far convivere in un'unica giornata diverse cose, spesso molto distanti l'una dall'altra. scrivere sul blog, oltre che un impegno (piacevole e che mi sono deciso di prendere in totale autonomia) è anche uno di quei bei momenti di stacco assolutamente necessari.

lunedì, novembre 06, 2006

un'altra Lucca

Un’altra Lucca
Vivere Lucca comics in centro città è molto meglio, a tratti defaticante rispetto ala bolgia tra gli stand. E soprattutto non ti sporchi le scarpe con la ghiaia e la polvere che flagellavano il piazzale che conteneva le tensostrutture. Ieri ho letto sulle prime pagine dei giornali che si era superata la quota 63.000 utenze. Con la giornata di ieri saremo arrivati a 70.000 almeno. Lo stande della Black Velvet dotato di un comodo e pratico appendiabiti ha fatto un salto di qualità. Non solo estetico ma di concezione. C’era un buon numero di autori che a turno o in batteria dialogava con i lettori, faceva le dediche. Semerano, Corona, Bacilieri, Baronciani, Francesco Mattioli, Genovese, Catacchio, Bernardi, più graditi ospiti di passaggio.Vendita e contatto con i lettori è forse l’aspetto principale di Lucca. Certo in mezzo ci sono riunioni incontri pubblici e segreti, ma alla fine quello che conta è stare in mezzo.
Il momento in cui mi sono più sentito in mezzo è stato lo show case del pomeriggio. Non sapevo quanto doveva durare e ho finito che c’era buio da un pezzo. Disegnavo e parlavo davanti al pubblico. Ho raccontato un po’ del Viaggiatore, dei suoi personaggi, di com’è nata l’idea e poi imbeccato da moderatore (anche se non c’era niente da moderare) ho svelato anche gli attrezzi del mestiere. Il tutto in un clima davvero molto piacevole e rilassante. Prima di me c’era lo show del cast fumetto di XL. Più che un incontro sul fumetto sembrava autentico cabaret. Un’ulteriore conferma a quanto vado dicendo da qualche tempo, ossia che nelle apparizioni pubbliche, si deve andare oltre alla semplice presentazione del libro, con domande del moderatore e domande (quasi sempre poche) del pubblico.
Come sempre c’erano molte novità spesso libri belli, certi molto belli. Il mio contributo l’ho dato con la partecipazione all’antologia di Fantomas di Alta fedeltà e al ventottesimo numero di Mondo Naif, che poi è anche l’ultimo, almeno di questa sua incarnazione. Mi sembra forse il numero più bello, quello di sicuro più naif e spontaneo. Con il dietro le quinte degli autori, le loro confessioni, gli schizzi, i nuovi progetti, tavole inedite e poi scritti di altri su Mondo Naif, ricordi, pareri, accenni critici. Su tutti i pezzi di Giovanni Mattioli (ma perché diamine non ti rimetti a scrivere?) e di Luigi Bernardi. Parole davvero toccanti. Io ho contribuito con qualche pagina realizzata per l’occasione. Sembrano punti, sembrano pagine di diario (che non c’è). Sono un po’ con lo stesso stile usato per Fantomas. Ditemi voi cosa ne pensate. Per me è un atteggiamento, un approccio liberatorio.
Quando finisce qualcosa ti rimane un po’ di tristezza. Con un film riavvolgi il nastro o fai il rewind con la vita ti metti a lavorare con i ricordi. Ti costruisci il tuo tempietto museale da frequentare nei momenti di ubbia e di sconforto.
Poi di notte dopo avere sbaraccato tutti all’autogrill di Santerno. Mentre si adddentava un panino Fattoria, Camogli o Rustichella c’era ancora la forze soprattuto la curiosità di dare un’occhiata all’edicola. Io ho comprato addirittura un libro scovato nella cesta delle offerte. Forse è in questo finale di partita in questo riflesso condizionato che è racchiusa parte dell’essenza di essere autore.

martedì, ottobre 10, 2006

Erosione quotidiana

Notizie come quella della morte di Anna Politkovskaya finiscono subito in secondo piano sovrastate e travolte da latre più glamour e più comode. di questi tempi è abbastanza delicato dare addosso all dittatura di Putin, si sa poi che se chiude i rubinetti del gas d'inverno fa molto freddo. e allora zitti. si sta zitti anche di fronte alle migliaia di condanne a morte che vengono eseguite con scrupoloso puntiglio dalle autorità cinesi. Si sa che la cina ormai è un colosso, il mostro perfetto che unisce obbrobri del comunismo alla grettezza del capitalismo sfrenato, un immenso mercato con cui fare i conti e in cui esportare lusso e benessere. Anzi visto che ci siamo perché non togliere embarghi sulle armi, tanto piazza tienamen è lontana e non se la ricorda più nessuno. si va avanti così in allegria e spensieratezza verso un'era smidollata di assoluta decadenza. C'è chi trova nella decadenza aspetti esteticamente belli e affascinanti, quella sorta di languore malato che crea paesaggi umidi e brillantissimi anche se solo per un attimo.
Giorno dopo giorno qualcosa conquistato negli anni viene eroso e concesso.
Non è una cosa molto bella.
Mi piacerebbe scrivere e disegnare qualcosa su questa erosione quotidiana. mi piacerebbe non farlo da solo. C'è qualcuno che avrebbe voglia di dire qualcosa?

domenica, ottobre 08, 2006

buchmesse low cost

I piccoli aeroporti di provincia che accolgono i voli low cost mi ricordano nella filosofia i discount alimentari. Dimessi, spartani e funzionali, senza fronzoli e paillettes. Volare low cost è come prendere la corriera. L’avvento di questa rivoluzione irruente ha abbattuto non solo i costi ma quel residuo di sacralità aristocratica che permeava il viaggio in aereo. Viaggiare a basso costo su una corriera volante porta democrazia e diffonde i contatti interculturali. È con la mobilità tenace che si combatte l’oscurantismo. Da qualche parte ho sentito (mi piacciono le voci che diventano storie) di futuri voli scontati che si fanno ancora più arditi e coraggiosi, dove i passeggeri prenderebbero posto in aerei concepiti come veri e propri autobus urbani. I passeggeri sarebbero assicurati a delle imbracature che li sorreggerebbero in piedi durante il tragitto del volo. Più o meno come tenersi agli appositi sostegni all’ora di punta. Tutto ciò mi piace e mi affascina. È d’importanza vitale accelerare il processo di democratizzazione aerea. Viaggiare con poco e molto spesso contribuirebbe a ridefinire i rapporti con il mondo. In meglio, ne sono sono sicuro.
Ho viaggiato low cost per andare a Francoforte, alla Buchmesse o Fiera del libro come dichiara la sua traduzione. Non c’ero mai stato e ritengo che sia stata un’esperienza importante, se non necessaria. Più o meno come la prima volta che sono stato al festival di Angouleme. Devi sapere cosa succede nel tuo settore. Devi capire. Non so se ho capito, ma ho di sicuro riflettuto e imparato. Lo scenario era l’altro mondo. Il mondo di chi corre, di chi ha gli appuntamenti in agenda. Lo spazio enorme della fiera era un microcosmo che si muoveva velocissimo. Mi tornava in mente Autobahn, uno dei primi dischi dei Kraftwerk, forse addirittura il primo, con il suo reiterare mobile di note inarrestabili. Lo spazio che viene percorso incessantemente. Le persone come atomi che rimbalzano stoici e frenetici tutti con una missione editoriale/commerciale da compiere.
È stato importante esserci sia come singolo autore che come parte di un gruppo estemporaneo di editori italiani tutti sono uno stesso stand coordinato dai ragazzi del Comicon di Napoli. Io ero con Omar Martini della Black Velvet. Qualcosa si sta muovendo e vorrei tanto che questo fosse il primo passo verso una nuova fase di politiche editoriali che prevedono anche l’esportazione e non solo il contrario. L’esserci deve avere un suo peso.
Sono stati di giorni intensi dove purtroppo la città è rimasta solo un punto di riferimento, uno scenario suggestivo ma mai avvicinato. Resta quella sensazione di estraneità obbligata che mi sembra quasi una mancanza di rispetto per il luogo che ti ospita. È il modo di viaggiare che non mi rappresenta dove il luogo non ha alcuna funzione se non quello dell’incontro. Di Francoforte mi è rimasto il ricordo di una kneipe a sera tarda. Una kneipe (che in Germani suona meglio di osteria) di quelle dove il tempo si è fermato parecchi anni indietro dove la donna al bar ci sorrideva e, in un italiano imparato a servire birre, ci dedicava una bella versione swing di Volare cantata da non so chi.
Per un attimo tra le mie sinapsi si è interrotto il loop di Autobahn. La birra mi è sembrata più buona.

venerdì, settembre 29, 2006

Settembre

Settembre.
Uno dei miei mesi preferite. Tante canzoni, quasi sempre malinconiche, come quella omonima di David Sylvian.
Ogni tanto ritorno.
In realtà ci sono sempre stato ma non riuscivo a trovare la costanza e la sintonia giusta per mettermi a scrivere. Eppure in quest’estate intermittente sono successe diverse cose. Una delle più belle è stata la messa in scena per le stradine del quartiere Marina a Cagliari di una parte di Sotto le bombe di maggio. Al momento il mio unico romanzo scritto. Io ho introdotto e poi mi sono messo in un angolo in mezzo al pubblico ad ascoltare Tiziana Dessì, Paolo Pinna, Riccardo Dessì e Ramon. Sembrava di scoprire il testo per la prima volta. Una sensazione inedita e davvero piacevole. Un distacco maggiore rispetto alla pubblicazione. Un passaggio benefico che mi ha aiutato a capire una parte di me, mai completamente scissa. Non posso che ringraziare di cuore Carlo Birocchi, mio amico dandy, che è stato il vero motore di tutta la rassegna. A Cagliari che è la mia città mi sono anche cimentato in una presentazione inedita del Viaggiatore. Ho deciso di raccontarlo da solo con l’aiuto di qualche immagine. Voglio andare oltre la classica presentazione da libreria. Voglio cercare di comunicare la passione che ho messo nelle tavole anche attraverso al contatto diretto con i lettori, in questo caso pubblico attento e partecipe. Voglio offrire qualcosa di più, pur non rinunciando alle dedicasse che rimangono uno degli aspetti più divertenti dell’andare in giro a promuovere i propri libri. Incontri sempre persone diverse con cui scambiare 4 chiacchiere. E poi vedi in faccia chi ti legge. Mica poco. Anzi molto.
Nel frattempo si concludeva a Bologna il nostro festival Arena! con una kermesse di autori che disegnavano in diretta un fumetto ispirato al Corsaro Nero sceneggiato dal sottoscritto. In pratica ho aggiunto un capitolo finale al primo romanzo del ciclo. Io non ero lì ad assistere alla diretta, ma mi hanno detto che è stato gratificante, fatica a parte.
Sono stato anche Bisceglie, meno di una settimana fa, con Enrico Fornaroli per presenziare alla mostra fatta alla libreria Tamatete di Bologna a fine primavera. La città sul margine diventa itinerante, gira, incontra altre città. Ed è proprio questo che rende completa una mostra come questa.
Mi piace andare dove c’è il mare e a Bisceglie c’è il mare e un bel centro storico. Bianca Consiglio che ha organizzato l’evento all’interno del Festival Intra Moenia, ci ha fatto viaggiare attraverso gli angoli stretti della città quelli che raccontano la storia. Seduta a riparare una rete da pesca c’era una signora secca secca di oltre 80 anni. abbiamo parlato con lei ed è affiorato un ritratto semplice che nasce in un’altra epoca e che continua adesso. Cambia il materiale delle reti, cambiano le barche, a volte anche i pesci, ma lei ha sempre vissuto lì nella stessa casa. A volte le radici della cultura trascendono il senso metaforico per tornare a un significato letterale. Il non spostamento, l’essere assolutamente stanziale della signora Giulia davano un senso alla parola radici. Una persona che vive come una pianta, per cui il tempo diventa l’unica unità di misura.

Nel frattempo ho finito l’omaggio a Fantomas che uscirà se tutto va bene in volume a Lucca per Alta fedeltà. Nel frattempo sto facendo la copertina per il libro CD sulla vita di Irving Berlin che uscirà a breve per la Nocturne in Francia.

Domani, ossia sabato 30 settembre, sono di nuovo in movimento. Mi troverete a Treviso dove alle 16 incontrerò lettori e appassionati all’interno della convention Fumetti TV.

lunedì, luglio 31, 2006

Ogniqualvolta

"Ogniqualvolta mi accorgo che la ruga attorno alla mia bocca si fa più profonda; ogniqualvolta c'è un umido tedioso novembre nella mia anima; ogniqualvolta mi sorprendo fermo, senza volerlo, davanti alle agenzie di pompe funebri o dietro a tutti i funerali che incontro; e, specialmente, ogniqualvolta l'insofferenza mi possiede a tal punto che io devo fare appello ad un saldo principio morale per trattenermi dal discendere in strada e buttare giù metodicamente il cappello di testa ai passanti, giudico allora sia venuto il momento di prendere il mare il più presto possibile. Questo è il mio modo di sostituire la pistola e le pallottole."

Siamo alla prima pagina di Moby Dick. Strepitosa. c'è tutto quello che serve. un consiglio per combattere quest'afa inesauribile, un augurio per trascorrere vacanze emozionanti, un antidoto alla follia quaotidiana, una soluzione politica per chi si ammazza senza ritegno.

"Quasi tutti gli uomini, se appena ci pensassero, una volta o l'altra, ciascuno secondo la propria natura, proverebbero sentimenti pressoché simili ai mie nei confronti dell'oceano."

E allora pensiamoci. l'oceano è grande e c'è posto per tutti.

lunedì, luglio 17, 2006

Walkabout. Estate di storyboard

ho finito di disegnare fantomas. di sera ascoltando un film mi dedico con calma alla stesura dei grigi. da oggi storyboard. sarà una lunga sessione di storyboard. lavorerò in parallelo a due storie. una già varata che è Esilio Interiore, ovvero il secondo capitolo de Il Viaggiatore Distante, l'altra invece sta prendendo forma come sceneggiatura da qualche tempo ma desso entro nel vivo del racconto.
userò molta carta e molta grafite, spero poca gomma anche se ne dubito.
stavo pensando di raccontare qui sul blog le varie fasi di questo secondo volume del Viaggiatore. Finito quel necessario momento di solitudine creativa che serve a mettere in moto la storia nella fase di realizzazione mi piacerebbe avere un contatto diretto con il pubblico, con gli amici di penna e non.
in questi gironi afosi rimango alzato fino a tardi. mi piace vedere i film iniziati sui Rai 3. film che non riesci a capire di chi siano. L'altra notte ho visto, a partire da scene ambientate nel deserto Victoria in Australia che descrivevano il caldo e la morte di alcuni dromedari, Walkabout di Nicholas Roeg. Autore dello straordinario L'Uomo che cadde sulla Terra con David Bowie. Il film in questione è del 1970/71 (sottotitolato ma intitolato in italiano L'inizio del Cammino) ci mostra un'odissea attraverso deserto e bush australiano. Poche parole e spazi dilatati con una fotografia abbacinante dove il disco solare è il protagonista assoluto. Virtuosismi mai fini a se stessi, crudezze, morte animale, morte tribale e vitale raccontate prima della grande era del atinato che stiamo vivendo. Tccante, lirico e tragico. Chissà se Chatwin l'ha mai visto.

sabato, luglio 15, 2006

Sondaggio di mezz'estate

spesso nelle giornate di ozio estivo furoreggiano i quiz, sondaggi, i test. nel mio piccolo propongo anch'io un test, o meglio un questionario. riprendo un giochino che faccio da qualche tempo ad amici e conoscenti. riguarda i desideri di lettura. non ci sono doppi fini solo curiosità e qualche riflessione.
ecco il quiz:
dovendo scegliere sareste più interessati a leggere fumetti (romanzi, racconti, riviste ecc.) che trattano di:
1) ricerca interiore (diario, autobiografia, poesia, epistolario, autonalisi)

2) reportage dal mondo

3) biografie di persone illustri (sarebbe bello anche specificare magari qualche nome o qualche area di appartenenza culturale. muscia, cinema, politici, scienziati, banditi).

4) rilettura d'autore di un classico della letteratura o di qualche altro fumetto.

tutto qui.

martedì, luglio 11, 2006

Il piacere di annullarsi


uno passa la vita cercando di differenziarsi dalla massa, cercando di avere un'identità attraverso un ruolo sociale unico, eccentrico e poi gioisce nell'annullarsi nella moltitudine dell'oceano catodico. ieri ero felice. dopo il rigore di grosso ho addirittura pianto. Ero uno dei 25 milioni di tifosi che provavo nello stesso identico momento sentimenti analoghi se non identici eppure mi sentivo assolutamente unico. è stato uno di quei pochi momenti in cui non te ne frega niente di essere assolutamente retorico.
poi in mezzo ai festeggiamenti ai caroselli di rito spiccava uno striscione di sfottò ai francesi sconfitti davvero divertente:
e ora ridateci la Gioconda!

lunedì, luglio 10, 2006

Guest Star: Onofrio Catacchio


vi volevo segnalare l'uscita del nuovo libro di Onofrio Catacchio. Una bella rilettura della fattoria degli animali di Orwell dove animali diventa anormali. Una cosa che colpisce è l'uso incredibile della bicromia. Oltre al bianco e nero c'è solo u altro colore: il rosso. eppure a vedere le tavole queste sembrano coloratissime. Una resa ricchissima con mezzi operai a sostegno della tesi che non sono gli effetti aspeciali a fare la differenza ma l'intelligenza dell'autore.
A seguire ecco una breve traccia del libro.
buona lettura!
Un teleinbonitore semiequino televende animali transgenici per conto della Genetic Animal Farm, multinazionale specializzata nella manipolazione del dna, ma nel cuore umano del maiale Orwell cova la rivolta che porterà alla sollevazione delle bizzarre specie che popolano la fattoria transgenica...Da qualche tempo pensavo di realizzare a fumetti una versione mutante della Fattoria degli Animali. Andrea Balzola ha fatto la medesima operazione per il teatro. Coincidenze. La fattoria degli Anormali, è una riscrittura del classico Orwelliano, che incrocia, in un ambizioso progetto crossmediale, oltre al fumetto e al teatro, anche video, animazione 3D e internet. I ragazzi di X Lab si sono occupati degli aspetti multimediali e tecnologici. Il volume della Fattoria degli Anormali (48 pagg. in bicromia), affidato alle amorevoli cure di Anna Maria Monteverdi è pubblicato da Cut Up. Legambiente e la LAV hanno convintamente sostenuto il progetto. Il tutto rigorosamente stampato su carta ecosostenibile sponsorizzata da Greenpeace nella campagna "Carta amica delle foreste".

sabato, luglio 08, 2006

Gli anni di Urania


compro da circa 4 anni i volumi di urania collezione. sono ristampe con carta molto pulp di classici della fantascienza. molti dei volumi li avevo già letti da ragazzo, gli altri invece sono rimasti ben in ordine sullo scaffale. qualche settimana fa mi è venuto un attacco di febbre da fantascienza. una di quelle febbri inspiegabili che ti acchiappano ciclicamente e così ho iniziato a leggere i romanzi della collezione che non avevo mai letto. "Ed egli maledisse lo scandalo" di Mack Reynolds è stato scritto nel 1965 ha un ritmo e una serie di battute in stile commedia old fashioned e tratta argomenti quali la globalizzazione, l'omologazione culturale, la decadenza dei costumi con un tono corrosivo e soprendentemente attuale. e poi è anche divertente. immaginatevi un episodio lungo di Twilight Zone scritto da Beppe Grillo. Rimettendomi a leggere fantascienza classica mi sono ricordato di quanto abbia amato gli umanisti. Non mi piacevano tanto le storie con le astronavi e i viaggi troppo siderali e preferivo storie bizzarre ambientate nelle solite cittadine americane."Anni senza fine" di Simak è stato uno dei miei romanzi preferiti una volta smesso con Salgari (da poco ho riletto Jolanda la figlia del Corsaro Nero in una splendida versione filologica della Corraini edizioni), forse sullo stesso piano de "Il figlio della notte" di Jack Williamson. Poi come quasi tutti gli appassionati a un certo punto sono rimasto stregato da Dick e Ballard. A distanza di tanti anni però credo che l'autore che mi ha più colpito e influenzato sia Theodore Sturgeon. Se Cristalli sognanti è stato toccante e affascinante, la scrittura complessa di Nascita del superuomo mi ha riflettere non poco sulla diversità e sulla comunicazione interpersonale.
vi lascio a un altroe estratto di Fantomas. C'è fandor che fa il bellimbusto con la bellona di turno.

venerdì, giugno 30, 2006

Piccola Anteprima


una piccola anteprima di quello che sarà Finale di sangue scritto con Emidio Clementi. sto disegnando molto in piccolo direttamente su A4. un procedimento opposto al Viaggiatore per cui avevo usato tavole di grande formato.

martedì, giugno 27, 2006

Migrazioni segrete

Seduto con la finestra spalancata ad ascoltare i Mercury Rev. Lo sguardo supera i tetti verso il cielo azzurro canicola. Ho bisogno di sensazioni di freschezza e I Mercury Rev mi danno questa sensazione. Hanno un tappeto sonoro ampio e articolato, disseminato di invenzioni armoniche audaci. Se fossero esistiti come gruppo negli anni Settanta forse avrebbero fatto progressive, magari diventando i cugini più coraggiosi dei Genesis. Invece sono qui e ora e vanno avanti da una quindicina d’anni. Ultimamente mi capita di rado di mettermi ad ascoltare un disco, dedicando tutta la mia attenzione solo ed esclusivamente al disco. Mi capita molto più spesso che la musica diventi la colonna sonora del mio lavoro. Scelgo la musica a seconda dello stato d’animo o della scena che devo disegnare o scrivere e poi inizio con la stesura. Penso che sia un po’ offensivo per la musica, ma sotto scadenza non posso fare altrimenti. Invece domenica mattina ho ascoltato “The secret Migration” e basta. Un disco con un titolo così bello non che intrigare all’istante. Do molta importanza ai titoli. Ripeto frasi, nomi, sequenze a voce alta, alternando questa pratica con la reiterazione di scrittura su carta e “Migrazioni segrete” suona proprio bene, rivela un mondo e invita a entrarci. E così ho fatto. L’ho ascoltato con attenzione anche ieri e oggi l’ho usato mentre inchiostravo la quinta pagina della storia su Fantomas. È un periodo questo che mi fa trovare perfettamente a mio agio con i Mercury Rev, con i loro cugini Flaming Lips, e ovviamente i dEUS. Ci sono molte analogie tra queste tre formazioni. Le invenzioni sonore, come dicevo, l’approccio trasversale al genere, i suoni difficili da etichettare e accomunare a una precisa direzione. C’è molto sogno, niente retorica e un tessuto sonoro da sfogliare. Mi stanno dando un grande aiuto mentre sono al lavoro progettando una storia scritta. Trasferisco le sensazioni della musica nelle parole che scrivo. I libri in una fase come questa devono stare chiusi. Mentre scrivo faccio letture molto leggere. A parte Pasolini che mi accompagna con i suoi scritti corsari durante l’andarivieni in autobus, mi rilasso con i supereroi. I soliti Marvel che leggo da sempre. Devil per esempio. Leggo per un piacere infantile di leggere. Quando mi sento pronto faccio piazza pulita dei segnali e inizio le operazioni di scavo. Ieri sono sceso per tutta la mattina nel luglio del 1980. Una scrittura con ritornelli spezzettati forse un po’ influenzata dall’ascolto dei Mercury Rev.

sabato, giugno 24, 2006

Aggiornamenti Apartments


vi ricordo che la mostra al Ta Matete di Bologna continua fino al 1 luglio.
nel frattempo sto iniziando i lavori per il prossimo Apartments. Anche in questo caso con Omar Martini stiamo studiando una formula narrativa diversa dai due volumi precedenti.
nei prossimi post continuerò con gli aggiornamenti. nel frattempo sto pensando allo storyboard del secondo volume del Viaggiatore.

disegnare all'idroscalo


eccomi qualche settimana fa al MI AMI di Milano ritratto da Sergio Ponchione. Molte zanzare in giro

giovedì, giugno 15, 2006

non so stare seduto

In questo periodo mi vedo con una certa regolarità con Emidio Clementi. Stiamo facendo una storia insieme e dopo un inizio via mail stiamo virando verso incontri dal vivo. Penso a tutte le volte che ho lavorato in coppia con un altro autore. Oltre alla differenza di approccio e di stile ci sono anche le differenze di atteggiamento fisico durante gli incontri. Emidio non si muove dalla scrivania, se ne sta in postazione, piazzato davanti allo schermo del mac. Io parto seduto a fianco ma resisto poco. Mi alzo, cammino, mi sposto, guardo fuori dalla finestra, sfoglio i libri. Devo apparire se non altro distratto, forse molesto. Nelle prime riunioni Emidio mi invitava a prendere posto. Ora ha smesso. Forse ha accettato il mio modo di fare o si è abituato per sfinimento. Nelle mie storie la necessità di spostarsi per pensare è apparsa più volte e in questo nuovo libro (Il Viaggiatore, ormai lo sapete) lo dichiaro pubblicamente.
Qualche mese fa ero con Menotti. Stavamo pensando a qualcosa da scrivere a 4 mani. È stato spontaneo uscire di casa e camminare per ore. Era marzo e non faceva nemmeno tanto freddo. Con le parole siamo scesi fino all’Adriatico, con le gambe ci siamo inoltrati lungo la salita di San Mamolo (parlo di Bologna) finendo in un santuario e poi proseguendo quasi fino all’ospedale Rizzoli. Una buona parte dei dialoghi che fanno parte della nostra amicizia si è svolta per strada camminando. Molto spesso senza una meta, altre volte per raggiungerne una. Abbiamo attraversato Roma e Berlino di notte, Bologna a qualsiasi ora. Anche le autostrade. Invece con Massimo Semerano ci siamo trovati a camminare entrambi in una stanza, a sederci e alzarci ripetutamente cambiando posto, quasi in un balletto. È chiaro che ogni autore fa muovere la mente a modo suo. Ci saranno infiniti rituali intimi e privati che ripete e porta avanti come incentivo liturgico. Di sicuro la fase del disegno, che di norma ti costringe a stare quasi sempre seduto, per quanto mi riguarda è la più gestibile. Serve la continuità, la routine. Disegnare un libro quando hai già scritto la storia è un lavoro da fondista, non credo molto agli exploit. La rimonta eroica avviene solo sotto scadenza e quindi non è certo la regola. L’invenzione si materializza attraverso la pratica del disegno, compare sulla carta come un’epifania. Si svela. Quando la mente ordina alla mano di fare un segno, finché non lo vedi su carta non sai cosa è successo nel frattempo. È una sorpresa continua e a volte mi sento spettatore di me stesso. Quando si apre il varco giusto la storia nasce con impeto e prende e forma quando cammino. Giro film che mi appaiono bellissimi che poi cerco di tradurre in disegni come in una pratica divinatoria. Il problema sta nella sintonia. Trovare la giusta sintonia e proteggerla dalle interferenze.
Negli anni tutte queste esperienze di scrittura a due mi hanno insegnato, che lavorare con il confronto diretto scatena l’esplosione del dubbio. Il dubbio è ostinato e difficile da scrollarsi. Quando scrivi da solo ci si convive, quando si è in due si è costretti ad affrontarlo e a risolverlo. La componente (iper)analitica si fa più serrata. Spesso ci si trova spalle al muro in una fase di stallo molto preoccupante. È in questi momenti che si avverte lo scarto, il balzo in avanti. Ti accorgi di crescere.

martedì, giugno 13, 2006

le strategie oblique

L’Obliquomo di Sergio Ponchione è senza dubbio un’opera che mette in pratica quell’osmosi tra muscia e fumetto di cui accennavo nel post precedente. Il segno di Sergio è la sintesi elaborata da anni di assimilazione diretta da sorgenti diverse. E se risulta evidente un richiamo a Segar a Chris Ware diventa un po’ più sottile scorgere tra le pieghe una profonda ammirazione che sfocia nell’ispirazione nella complessa e spiazzante struttura sonora di Frank Zappa. Non si tratta solo del gioco intellettuale che semina e nasconde citazioni tra una vignetta e l’altra, gioco tra l’altro divertente, ma soprattutto di una acuta capacità d assimilazione, presa di coscienza e riassemblamento seconda una personalissima visione dell’autore. L’Obliquomo è un bel libro anche per questo. Forse nei giorni scorsi a Milano non gliel’ho detto a Sergio. Abbiamo parlato come sempre molto di musica e magari un po’ meno di fumetti. Del resto la condivisione parte da presupposti molto lontani. Sono le cose apparentemente più lontane che ti avvicinano a una persona. Non mi stupirei che ci mettessimo a progettare qualcosa insieme. Anzi forse senza averlo dichiarato lo stiamo già facendo.

linguaggi paralleli

Ho partecipato con piacere a questa edizione del MI AMI festival di Milano. La scommessa di Davide Toffolo (questa volta in veste di direttore artistico) era difficile. É da parecchio tempo che si cerca di mettere in contatto il mondo della musica con il mondo del fumetto. Due linguaggi diversi, è chiaro, ma che in questo caso avevano diverse possibilità di contatto. Il festival si occupa di etichette indipendenti (e qua si può aprire il dibattito sul significato di “indipendenti”), comunque lontane dalle politiche aziendali delle major. La libertà espressiva è più tutelata e diventa il punto di forza degli artisti. Atteggiamenti simili possono manifestare una certa sintonia istintiva o perlomeno di vedere le cose. MI AMI è diventato così un momento di studio, in cui realtà parallele si sono annusate in attesa di un passo in avanti. Io che ho sempre sostenuto questo gemellaggio, questa comunicazione e influenza reciproca sono stato ben lieto di parlare durante gli incontri a un pubblico misto. Siamo stati semplici e diretti nell’esposizione, un po’ come la musica che entrava nella saletta adibita a foyer per gli incontri. Rapporto musica e fumetto. Penso che sia più facile per un autore di fumetti trovare punti di contatto con la music che non viceversa. Se non altro per la diffusione della musica, universale, capillare. Non sempre lo scambio funziona e mi è capitato spesso di rimanere deluso quando faccio la fatidica domanda sul cosa ascolti a un fumettista o sul cosa leggi a un musicista. Eppure continuo a essere convinto che un maggior dialogo interdisciplinare fa solo bene all’evoluzione dei linguaggi reciproci.
È stato bello incontrare autori di area bolognesi che incontro più spesso in campo neutro (continuo a seguire e sponsorizzare Francesco Cattani che ha carattere e cosa dire) e altri autori che vedo meno come Gabriella Giandelli. In un clima rilassato e quasi di festa si fanno discorsi interessanti, nascono le idee, ci si confronta. Con Davide (Toffolo) e poi impossibile non mettersi in discussione, non affrontare in maniera intima e vigorosa il mestiere e l’essere autore. Di sicuro al termine di questa due giorni mi sono sentito arricchito e durante il viaggio di Ritorno con Omar “Black Velvet” Martini abbiamo un po’ fatto il punto e buttato giù qualche idea che si potrà sviluppare in un prossimo futuro. Una cosa che ci è sembrata evidente è l’assoluta necessità di un’intensificazione di riunioni, meeting, momenti di dibattito e riflessione, non solo in luoghi deputati e istituzionali, ma soprattutto in momenti informali.
C’era della buona musica. Ho sentito, dato che passavo la maggior parte del tempo al banchetto a disegnare, i concerti di Bugo, Moltheni e dei Giardini di Mirò che apprezzo già da qualche anno, ma mi spendo per i Diaframma, gruppo nato con new wave. In pratica siamo cresciuti insieme. Ho scambiato qualche battuta con Federico Fiumani che dei Diaframma è l’anima, il cuore e i muscoli. C’è anche lui tra i ringraziamenti in Gente Comune. Le sue canzoni mi hanno accompagnato durante le sessioni di scrittura. Ha suonato in un palco piccolo ad altezza del suolo, eppure non si è risparmiato, ci ha dato dentro con la chitarra e le parole sempre con quella voce strozzata, quasi stonata eppure appassionata. Fiumani ci crede davvero e va avanti. La musica è la sua vita e la sua forza mi ha dato forza.
Abbiamo portato in anteprima alcune copie del Viaggiatore. Ceri sono rimasti stupiti da un inatteso mutamento di stile. Io non so se ho cambiato stile, di sicuro ho lottato non poco per seguire questa direzione. Per quelli che mi chiedono quando uscirà in libreria rispondo che sarà reperibile all’incirca tra una settimana.
Mentre penso alla sceneggiatura del secondo capitolo disegno un omaggio a un mito dell’infanzia: Fantomas. La storia la sta scrivendo Emidio Clementi, ex Massimo Volume. Ancora una volta mi trovo a lavorare in parallelo con chi la musica la fa sul serio.

venerdì, giugno 09, 2006

Il Viaggiatore c'è!

ieri ho avuto le prime copie dl Viaggiatore. fra un'ora parto per Milano per presentarlo domani al MI AMI festival. è bello vedere il frutto del lavoro che si concretizza in un oggetto fisico.
Mi metto già al alvoro per il secondo volume.

lunedì, giugno 05, 2006

the realms of the unreal


In the Realms of the Unreal

La stanza diventa il mondo. L’altro mondo o il vero mondo. La porta che si chiude e lascia fuori ciò che non è gradito. Gratta con le unghie sul legno decrepito. La stanza ha una finestra che dà da qualche parte, i vetri sporchi offuscano la strada. La luce penetra sfocata e pallida, ma poi tanto di notte quando si apre l’altro mondo la luce è solo quella artificiale di una lampada piazzata sulla scrivania. Fogli dappertutto, impilati in mucchi alti e ingialliti. Anni di fogli, scritti a mano, scritti a macchina. Alla fine quando tutto sarà concluso, quando il corpo ottuagenario sarà morto, i signori Lerner, i padroni di casa troveranno quindicimila pagine scritte. È un unico romanzo di una guerra infinita tra due regni. The Story of the Vivian Girls, in What is Known as the Realms of the Unreal, of the Glandeco-Angelinnian War Storm, as caused by the Child Slave Rebellion È l’anche l’unico romanzo di Henry Darger. Ma in quella stanza di Chicago non c’erano solo fogli scritti. Quasi nascosti, ma comunque sempre ammucchiati c’erano gli acquerelli. Dipinti su fogli di cartone, spesso su entrambe le facciate. Raccontano ciò che le parole non erano sufficienti a raccontare. Battaglia campali, giardini bucoliche, bambini che corrono e che ridono, bambine che vengono suppliziate da adulti crudeli e senza dio. I terribili Glandaliniani rapivano i bambini e li rendevano schiavi, una società basata sul sopruso e il supplizio. Henry divenne orfano che era ancora piccolo. Aveva imparato a leggere da solo ma veniva considerato disturbato, destinato a un futuro di pazzia. Non aveva mai frequentato una scuola d’arte, forse nemmeno un corso per corrispondenza, quello seguito con furore e abnegazione da Elsie Chrisler Segar. Entrambi avevano la volontà dell’urgenza. Il disegno era una scelta obbligata. Quando entrava nell’altro mondo, il suo mondo, Darger portava con sé gli strumenti. Era la volontà guidata con l’ingegno che gli diceva come fare. Ricalcare, incollare, ritagliare, copiare, mischiare, fondere, replicare e poi colorare, colorare di tinte pastello, toni accesi, infiammati. Era una pratica magica. Questa è la magia alchemica. Henry Darger ha iniziato a frequentare l’altro mondo nel 1909 e l’ha fatto ininterrottamente per 65 anni. Di giorno lavorava, sempre occupazioni umili, quasi ai margini. Faceva pulizie, guardiano in istituti, ospedali, poi a messa sempre perché era molto cattolico e al ritorno indossava i paramenti e s’immergeva in quei regni dell’irreale che invece si appaiono così straordinariamente reale. Altre stanze, altri universi ma stessi mondi, quelli di dentro, verticali fino al limite estremo e magari oltre. È la pratica quotidiana e necessaria.
Henry Darger è entrato definitivamente nel suo regno nel 1973. qualche anno fa Jessica Yu ha realizzato un film documentario che monta, riassembla, anima i suoi scritti, i suoi acquerelli, aprendo un’altra porta di questo reame dell’irreale. Tra gli altri c’è anche la collaborazione di Chris Ware nei titoli di testa. Henry Darger si può trovare sparso in questo mondo. C’è anche a Bergamo in una mostra con altri artisti in qualche modo vicini. Oltre la ragione presso il Palazzo della ragione in una mostra a cura di Bianca Tosatti aperta fino al 2 luglio.

giovedì, giugno 01, 2006

otto gabos in mostra

comunicazione di servizio.
due appuntamenti in cui ci sarà anche otto gabos.
martedì 6 giungo a bologna sarò in mostra con apartments.
mentre il 9 e il 10 giugno sarò a milano per la rassegna MI AMI. in cui ci sarà molta musica e molti fumetti e autori. tra questi alessandro baronciani, marco corona, gabriella giandelli, francesco cattani, amanda vahamaki. sergio ponchione, ratigher e il sottoscritto. davide toffolo direttore artistico. ecco il link per i curiosi:
www.rockit.it/splash.php

ecco il comunicato stampa a cura di hamelin per la mostra la tamatete


CITTA’ NEL MARGINE

Spazio urbano e fumetto

dal 6 giugno al 1 luglio



a cura di

Hamelin Associazione Culturale





Inaugurazione Martedì 6 giugno ore 18:00

presso il TA MATETE di Bologna

Piazza Santo Stefano, 17/a





C O M U N I C A T O S T A M P A



Il TA MATETE (libreria FMR e Living Gallery Art’è) dopo la mostra “FS says: Filippo Scòzzari al TA MATETE” presenta nell’ambito di “Viva il pop: arte e mass media” un’altra mostra dedicata al fumetto d’autore, si tratta di una collettiva intitolata Città nel margine. Spazio urbano e fumetto, che sarà inaugurata martedì 6 giugno alle ore 18:00, con la cura di Hamelin Associazione Culturale.

“Città nel margine. Spazio urbano e fumetto” vuole indagare il legame tra città e fumetto in una doppia direzione. Innanzitutto è un omaggio a Bologna, e per questo gli artisti esposti sono tutti legati per adozione al nostro territorio, a testimonianza di una tradizione che dura ormai da trent’anni e che fa del capoluogo emiliano la capitale culturale del fumetto, il centro in cui più frequentemente hanno avuto origine le più interessanti innovazioni e sperimentazioni. Ma non si tratta di celebrare un grande passato: ancora oggi Bologna è attiva e ricca di fermento, conta la presenza di autori, editori, riviste, mostre, con una concentrazione unica in Italia e spesso riconosciuta anche all’estero. A dimostrare la continuità tra passato e presente abbiamo voluto esporre artisti di generazioni diverse, da una parte autori che a partire dagli anni Novanta sono emersi nel panorama nazionale imponendosi sempre più anche all’estero come Vanna Vinci e Otto Gabos, dall’altra parte giovani artisti come Giacomo Nanni, Amanda Vähämäki e Paolo Parisi che stanno emergendo come personalità significative del panorama nazionale.

La mostra intende poi indagare la città come luogo dell’immaginario, come spazio capace non solo di fare da sfondo al racconto ma di diventare protagonista. Il fumetto è nato in un contesto metropolitano e da sempre porta i segni di questa origine, sia nell’ambientazione delle storie, sia nelle modalità narrative del suo linguaggio. Gli artisti in mostra sono ben consapevoli di questa tradizione e la piegano alla loro sensibilità e alle esigenze del racconto. Non importa che siano città vere o fantastiche, per ognuno lo spazio urbano diventa luogo fisico e trasposizione metaforica di una emozione, di una visione del mondo, di un’atmosfera.

Ecco che allora Otto Gabos ci porta con Apartments in una metropoli da dopobomba dove emerge con prepotenza una poetica delle macerie, di rovine che sono il contraltare architettonico delle ferite interiori e delle mutazioni fisiche dei personaggi. Vanna Vinci racconta invece una Trieste che è l’essenza della malinconia: la città in Aida al confine diventa vera protagonista di un incontro tra i vivi e i morti, di una discesa in un doloroso passato, di un senso di ineluttabilità del destino. Una città fantastica, tentacolare è anche quella di Amanda Vähämäki che fa della metropoli una trappola, lo scenario per una guerra a cui partecipano i bambini. Paolo Parisi invece ci racconta di periferie pasoliniane, dove la dimensione urbana vive quasi in assenza, e si sente più nel cinismo e nel disincanto di giovanissimi adolescenti. Con Giacomo Nanni, infine, la città diventa metafisica, pura astrazione, sia nella sua rappresentazione visiva, allucinata e geometrica, sia nelle tracce che lascia nei personaggi, straniati e persi nel nulla.



La mostra rimarrà aperta da martedì 6 giugno a sabato 1 luglio, con i seguenti orari: dal lunedì al sabato dalle 16:00 alle 23:00.

Lo spazio TA MATETE propone, sempre nell’ambito di “Viva il Pop: arte e mass media”, la mostra “Immagini Pop. Da Roy Lichtenstein a Mel Ramos” (fino al 31 luglio): inoltre prosegue anche l’omaggio a Mozart con la mostra “Mozart, un mistero, 100 volti” (fino al 10 giugno).



In allegato alcune tavole in mostra.



Per informazioni:

TA MATETE – Living Gallery ART’E’ e Libreria FMR

Bologna, Piazza S.Stefano, 17/a

O51/6488920

e-mail: info.bologna@tamatete.it

sito: www.tamatete.it






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