giovedì, giugno 17, 2010

Macchiavelli e Gabos a Granarolo con Sarti Antonio



A grande richiesta Loriano Macchiavelli e Otto Gabos parlano ancora una volta in pubblico del romanzo illustrato di Sarti Antonio.
Lo fanno giovedì 17 a Granarolo dell'Emilia.
Alla serata parteciperanno anche il poeta Franco Insalaco e Giacomo Gazzola editor della Leonardo Publishing.
un'occasione per passare una serata interessante in un bel caffè letterario e poter avere la vostra copia del libro firmata e disegnata.

Biblion Books and Coffe
via San Donato 104/A Granarolo dell'Emilia (BO)
giovedì 17 giungo ore 20.30

venerdì, giugno 11, 2010

Grogu by Marc



qualche giorno fa mio figlio ha disegnato una sua interpretazione del mio amico immaginario, il cane Grogu, che appare spesso nelle mie storie brevi. io mi sono limitato a mettere un po' di colore qua e là.

martedì, giugno 08, 2010

Otto Gabos conversa con Francesca Ghermandi




Ritorna Carte in Tavola all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Incontri sul fumetto, conversazioni tra autori. Domani (mercoledì 9 giugno) alle 17 Otto Gabos conversa con Francesca Ghermandi.

Venerdì 11 giugno sempre alla stessa ora Enrico Fornaroli conversa con Giorgio Cavazzano.

L'ingresso è gratuito.

lunedì, giugno 07, 2010

Messer Cilicio



Il Pellegrino torna a trovarmi in sogno. mi dà pezzi di storia, personaggi. come questo del ritratto. in realtà nel sogno lui era senza cappuccio ma per ora voglio mantenere segreta la sua fattezza sotto al sacco di iuta che gli nasconde il volto. In realtà nel sogno il personaggio era stato inventato da un altro autore che conosco e che in questa dimensione non ha inventato affatto un personaggio come questo mio Messer Cilicio. Sono cose buffe, bizzarre inquietanti, ma anche affascinanti. io in queste cose ci sguazzo e così vado avanti.
e infatti Pellegrino con sciabola e lanterna sta andando avanti. Sono a pagina 16 a matita e un po' do meno inchiostrate. quando arriverò a pagina 38, che poi sarebbe l'ultima a disposizione del quadernetto dove sto disegnando il tutto, farò una valutazione e vedrò se sarà il caso di mettermi alla ricerca di un editore. però se ci fosse qualcuno già interessato, sono pronto ad ascoltare.

venerdì, giugno 04, 2010

Il Pellegrino a matita




Due pagine del Pellegrino con sciabola e lanterna. questa volta sono matita, come qualcuno mi ha chiesto. in effetti è bello pubblicare qualcosa di apparentemente transitoria che in questo caso diventa autonomo e definitivo. più vanti saranno inchiostrate e colorate come le altre. Il pellegrino è ormai arrivato a pagina 16. Lo disegno quando ho tempo, o quando sono stanco di disegnare altro. è paradossale, ma in certi momenti, disegnare il Pellegrino mi rilassa di più che riposarmi o fare altro.
nei prossimi giorni sarò concentrato soprattutto con La giustizia siamo noi. Sono arrivato a un punto della storia davvero cruciale che richiede anche una variazione di stile netta. vi mostrerò appena ci sarà abbastanza materiale.

venerdì, maggio 28, 2010

Mano sinistra antracite



Ho appena finito due tavole de La Giustizia siamo noi. Erano fuori scaletta, ma con Pino abbiamo pensato di inserire un momento di lieve e disperata tenerezza in una sequenza di grande tensione. Stamattina mi sono reso conto che era meglio se mettevo due pagine. E così ho fatto. La storia mi sta risucchiando parecchio. forse è per via dell'impatto drastico e decisamente fisico con la matita. Sono sporco di grafite dappertutto. La mano sinistra è color antracite. ho usato la micromina 2B, una 3B di legno e la 6B. quella da istinto, quella più spontanea. la uso da sempre nei momenti difficili, quando non ingrano, quando sono rigido e quando aspetto la magia. la magia che intendo è quando si riesce a mettere da parte qualsiasi filtro e mediazione razionale e lasci andare la mano che diventa il terminale ultimo del contatto diretto dal tuo antro interiore. Istinto, spontaneità, anima. nei suoi diari Nijinsky insisteva spesso su questo passaggio. essere strumenti di Dio diceva. io non scomodo nessuno, per pudore, dubbi, molti dubbi, forse insanabili. Ma il discorso di Nijinsky lo capisco. Eccome se lo capisco.
e sarebbe bello se lo capissero anche tutto quelli che si ostinano a usare per i loro disegni la rigidissima 4H. in nome dell'ordine e della pulizia.
Io le mani me le lavo sempre dopo il lavoro.
E sto bene lo stesso.

playlist di questa mattina di lavoro:
Baustelle: Amen
Tindersticks: Nenétte et Boni (the soundtrack)
Iggy Pop and the Stooges: Raw Power

mercoledì, maggio 26, 2010

Incontri con gli autori all'Accademia di Belle Arti di Bologna



Un po' di pubblicità per una bella rassegna iniziata ieri. Nell'aula magna dell'Accademia di belle Arti di Bologna è in corso la seconda edizione di Carte in Tavola. una seria di cpnversazioni tra autori, editor, docenti ed editori del settore fumetto e illustrazione. Non è momento didattico ma un confronto, un immersione nelle tematiche e nelle poetiche di scrive e disegna.
ieri si è iniziato con Massimiliano de Giovanni che conversava con Tito Faraci, poi Luigi Raffaelli incontrerà Topi Pittori, una delle più interessanti e raffinate case editrici per ragazzi. Il sottoscritto, Otto Gabos dialogherà con Francesca Ghermandi, un'amica oltre che grande artista e infine Enrico Fornaroli incontrerà Giorgio Cavazzano.
Gli eventi sono aperti al pubblico (quindi non solo agli studenti dell'Accademia) sono assolutamente gratuiti e soprattutto sono davvero molto interessanti. merce di questi tempi davvero molto rara.
Nell'immagine allegate troverete la locandina con le date e gli orari.
Vi aspettiamo!

sabato, maggio 22, 2010

L'eleganza spagnola e ancora il Pellegrino



Questi ultimi giorni li ho passati principalmente in accademia a rivedere storyboard e dialoghi delle prove di esame degli studenti. Tante storie, tante cose da dire, tanti problemi che necessitano di soluzioni. Alla fine ti trovi immerso in un flusso continuo di idee, personaggi, comunque sforzi creativi. Le storie non sono risposte multiple a test preconfezionate, le storie sono spesso impegno, atto d'amore oppure anche obbligo scolastico. E si vede sempre e appartengono a quest'ultima categoria.
Alla fine delle ore di verifica mi sento bombardato da informazioni, brandelli narrativi, facce di personaggi, altre facce assenti. Ho bisogno di decomprimermi e allora vado a vedere negozi di musica, librerie, negozi di scarpe.
In libreria ieri ho preso "La sala da tè dell'Orso Malese" di David Rubìn edito in Italia da Tunuè. Ho letto un episodio in autobus e ho guardato molte figure. Rubìn ha un lessico bizzarro, forza la grammatica, usa la contraddizione formale come arma espressiva. è un atteggiamento che ho notato più volte negli autori spagnoli. Negli anni Ottanta era evidente sia in Max che in Torres e ora che le Historietas stanno rientrando nel circuito italiano l'ho potuto notare qualche tempo fa nel segno di Luis Bustos con Endurance e adesso con Rubìn. Certi autori spagnoli hanno l'aria di divertirsi nell'approccio alle loro opere. Si lasciano andare con disinvoltura, se ne fregano proprio del canone. il risultato è un flusso impetuoso che a volte fai fatica a controllare. tutto molto piacevole. Stamattina ho continuato a leggere questi racconti dell'Orso Malese e pensavo che Tuono Pettinato potrebbe essere benissimo un autore spagnolo. anche lui si diverte molto e fa pure divertire che è importante.
siccome sono un autore e non un critico (e non voglio rubare il mestiere a nessuno) lascio le altre considerazioni a riposo dentro la mia testa e pubblico invece qui su Radioherzberg la quarta pagina del "Pellegrino con sciabola e lanterna".
Data l'accoglienza favorevole dovrò davvero pensare a dargli una struttura adeguata.

note:
David Rubìn "La sala da tè dell'Orso Malese", 2009, Tunué
Luis Bustos, "Endurance" , 2009, Planeta De Agostini

giovedì, maggio 20, 2010

fumetti a Camera a Sud




Oggi 20 maggio dalle 19 aperitivo e fumetti a Camera a Sud, in via Valdonica 5 Bologna.
Ospiti: Marco Ficarra, Massimo Semerano, Francesco Mattioli, Luca Genovese, Otto Gabos e Luana Vergari.
Non mancate!
infoline: 051 0951448

lunedì, maggio 17, 2010

Volto di Pellegrino a Torino



Sono appena stato al salone del libro di Torino. Pioveva a e faceva freddo. Il cielo sembrava quello da città del nord Europa, molto bello da disegnare, molto brutto da subire. conoscevo e conosco poco Torino, ma da quel poco che h visto mi ha fatto un'ottima impressione. architettonicamente elegante e internazionale, molto pulita e ordinata. sembrava l'altrove trasferito in Italia. Ero in Italia ma mi sentivo in viaggio all'estero. Alle fiere si cammina molto e questa, anche se si chiama salone, non fa eccezione. avanti e indietro senza sosta. C'era molta gente e tanti libri. in treno sentivo delle persone che si lamentavano che però non c'erano sconti. Gli sconti c'erano, bastava cercare con attenzione. tra le persone c'erano parecchie famose. A volte venivano intervistate, altre no. Quando vedi le persone famose da vicino puoi notare quanto sono alti, se usano il profumo e che scarpe hanno. cose così insomma. ho incontrato amici che vedo solo alle fiere e certi che non incontro nemmeno alle fiere. ho parlato abbastanza in inglese e bevuto molta acqua. la sera di venerdì poi siamo andati prima a cenare in una vecchia piola con circolo bocciofilo annesso. dava direttamente sul Po e di fronte c'erano i celebri Murazzi ( o Muraglioni come dice un altro amico che a Torino non c'era). questa piola sembrava presa da un altro tempo, quello di mio padre quando suonava la fisarmonica da giovane. sembrava anche che ci fosse il jukebox ma invece era solo qualche videogioco. la muscia però c'era in sottofondo. abbiamo mangiato e bevuto in allegria, pure un amaro locale, il Saint Simon che era buono e fresco di ghiaccio. più tardi siamo anche andati a una festa di una casa editrice molto figa che era al circolo canottieri. c'era tanta gente e musica anni Ottanta. a colpo d'occhio l'età media era dai 30 anni in su, c'erano molte persone con gli occhiali, altre vestite di nero, nessun tamarro e nessuna velina. insomma una festa di chi lavora con i libri. Mi sembrava di conoscere tutti e mi piaceva ascoltare Tainted Love fatta dai Soft Cell che mi sembrava di avere 20 anni e di essere tornato alla discoteca New Red nei dintorni di Cagliari.
Al salone del libro ho fatto vedere qualche disegno e mi sono pure portato dietro il quadernetto moleskin dove mi sono messo a disegnare Pellegrino con sciabola e lanterna. pare che piaccia e questo mi va venire voglia di andare avanti in punta di piedi quasi per gioco, molto per gioco visto che devo finire altri libri. l'amico massimo s. mi consiglia di mettere online sul blog anche le pagine a matita prima di inchiostrarle. lo farò di sicuro con pagina 5 e pure la 6. poi dovrò iniziare a pensare cosa fare di questa idea su quaderno che magari diventerà libro.
nel mentre ecco pagina 3 anche colorata. si vede anche la faccia del Pellegrino, che per ora è ancora senza nome.

mercoledì, maggio 12, 2010

Ancora il pellegrino



Poi la mattina dopo, in quei momenti che non sei più addormentato ma neanche sveglio, quando confondi i piani della coscienza, insomma in quello stato beato che viene chiamato come dormiveglia, il sogno è arrivato puntuale portandosi dietro con forza la storia che a grandi linee era bella che fatta. Ullalà che bello!
Al risveglio definitivo ce n'era abbastanza per prendere qualche appunto e farmi prendere dall'urgenza di buttare giù qualche schizzo a matita. Ho ripreso il quadernetto moleskin e di getto sono arrivate una decina di pagine divise tra ansie, voci nascoste e boschi di betulle. senza accorgermene ho iniziato e "Pellegrino con sciabola e lanterna" non è più soltanto il titolo di un disegno postato sul blog. è già racconto, racconto lunghissimo mi sembra con avventure, scatole cinesi, metafore. C'è della più schietta tradizione picaresca, c'è il languore del viaggio, la magia esoterica e quella da circo, mostri e demoni, santi e soldati. E poi il mare che accompagna l'avanzata sullo sfondo di un tempo che fluttua dal XVII secolo a tempi precedenti di mori e crociate, di quando l'America era giovane.
Ho finito anche questa seconda pagina. ho inserito la parte disegnata in un formato che già lo vedo libro. Di quelli tascabili e che ami di più, quasi la replica del quadernetto su cui continuerò a lavorare. per ora vado avanti così senza impegno, senza incarichi e commissioni. vado avanti anch'io con sciabola e lanterna senza essere pellegrino. Vado avanti e magari se c'è qualcuno interessato si faccia avanti.

sabato, maggio 08, 2010

Pellegrino con sciabola e lanterna



Questa mattina, mentre cercavo dei disegni ho invece ritrovato un quadernetto moleskin nuovo di zecca e che era sparito da mesi. Si tratta di un quadernetto di media stazza e piuttosto allungato. ha la copertina di un blue austero tendente al grigio e sembra fatto apposta per scriverci pensieri importanti. Invece mi è venuta voglia di farci un disegno su quei fogli lisci. volevo vedere se poi dall'altra parte del foglio si intravedeva la traccia. non sapevo cosa disegnare e mentre e ro lì con la matita in mano mi è venuto in mente la faccia di un pellegrino sulla rotta del Camino Francés per andare a Santiago di Campostela. Il pellegrino aveva un mantello, la barba e un cappello parecchio bizzarro che lo imparentava a un nostromo intento a governare il timone sotto la tempesta. Così ho disegnato anch'io una specie di pellegrino che però ha la spada e pure la lanterna. Egli cammina in un bosco innevato e non ho bene capito se sappia dove andare. Comunque sia va e io ho deciso di seguirlo. Fiducioso e curioso.
dopo mesi di uso selvaggio di matita e sfumino si è materializzata una linea più conclusa e definita. una questione di equilbri interiori. Il pellegrino ha bisogno di seguire una traccia. Un esile traccia di chi è devoto alla serendipità più estrema. Il bello del cammino è racchiuso nel senso di questa parola che suona buffa e sgraziata ma che ha un significato bellissimo.
Luminoso oserei dire.
Per la cronaca dall'altra parte del foglio si intravede la traccia del disegno. Peccato.

lunedì, maggio 03, 2010

premio al Comicon



Sabato 1 maggio ho vinto al Comicon di Napoli il premio come migliore sceneggiatore per Esperanto.
Ringrazio di cuore a tutti quelli che hanno apprezzato e sostenuto il romanzo.

venerdì, aprile 23, 2010

Per tutta la vita

Stavo leggendo dei commenti sul blog di Igort riguardo al suo ultimo post dove pubblica alcuni disegni inediti di un progetto di libro che non sa ancora se prenderà forma e sarà mai realizzato e pubblicato. andando avanti Igort riflettendo sui libri da fare diceva:
"Ho, nel cassetto, qualcosa come 11 libri inediti. che resteranno tali ancora chissà per quanto. Vediamo, come dice Ben Katchor."
nel commento sottostante Gherardo L. chiedeva:
"11 libri inediti? La domanda allora viene spontanea: cosa ti spinge a pubblicare un libro e a tenerne nel cassetto un altro?"
al momento Igort non ha ancora risposto ma comunque la riflessione ha uno spunto universale che mi coinvolge direttamente in quanto autore che fa e progetta libri.
Mi sono messo a contare i libri che non ho fatto e che in qualche forma esistono. Sono 13. certi li dovevo fare tutti io, altri sarebbero dovuti essere il frutto di collaborazioni. Mi sono chiesto perché non li ho fatti. ancora fatti. mai fatti.
i fattori più frequenti sono mancanza di tempo, urgenza, problemi editoriali, declino dell'interesse, disinteresse di un editore, erano solo chiacchiere da bar, imprese titaniche.
di contro mi chiedo qual è il criterio che mi spinge a pubblicare un libro e tenerne nel cassetto un altro.
a volte è anche il caso. a volte capita che lavoro su più fronti e poi metto in cantiere quello che ha trovato un riscontro editoriale. A volte scelgo di istinto. a volte è il libro a scegliermi, a trascinarmi dentro, a obbligarmi a raccontarlo. ed è la variante più bella. l'innamoramento.
Altre volte mi rendo conto che per certi progetti mancano dei pezzi, degli approfondimenti. manca quel qualcosa che mi fa stare in pace con la coscienza di autore. non sto barando, non me la sto raccontando. La storia è proprio questa.
l'altro giorno Umberto Palazzo rispondeva a una mia domanda sul rapporto che un artista ha con lavori di 10, 15 anni fa e magari oltre. io spesso mi sono confrontato con le cose che ho fatto con enormi sbalzi di umore. sarei voluto intervenire per cambiare una vignetta, un naso, uno sfondo, una parola. Avrei voluto colmare i bug come in un sistema operativo. con il passare del tempo mi sono reso conto che ogni lavoro è a se stante, da inserirsi in un contesto storico. l'equilibrio sta nell'imperfezione, nella testimonianza di un momento, di un periodo del percorso. Sto imparando a sopportarmi.
tornando a Umberto mi ha detto:
Ho sempre pensato che dovevo fare canzoni che potevo cantare per tutta la vita.
Penso sia un concetto bellissimo. Da applicare a ogni canzone a ogni libro.
vediamo...

Disegni fatti in piedi



è assodato che per quanto mi riguarda La giustizia siamo noi è il romanzo più complicato che abbia mai fatto. Perfino di Esperanto che mi sembrava impossibile. con la Giustizia mi sono (e mi sto) addentrando in territori ostici sia come tematiche da raccontare che cose e luoghi. armi, poliziotti, violenza. e poi c'è il discorso del segno. mi sono preso responsabilità e coraggio e sto usando la matita. ho rotto definitivamente i legami con i disegno finito, strutturato. ecco è poco rassicurante, è molto sporco, non è grazioso. però è aggressivo, istintivo, forse rabbioso. per certi versi è la modulazione a fumetti di quanto ho fatto di recente con Sarti Antonio, come cavare un ragno dal buco. sto portando avanti il discorso applicato a una narrazione con un altro rimto con un altro montaggio.
il bello è che scopro diverse cose, faccio ragionamenti, teorizzo mentre faccio la pratica. Mai come in questo caso mi sento in laboratorio, forse officina. se fosse musica direi che sento la Giustizia vicino a diverse cose per ragioni diverse. Ecco un elenco in ordine sparso: Sonic Youth, Pixies, My Bloody Valentine, Massive Attack (Danny the Dog), the Wire, santo Niente (che sto ascoltando molto in questi giorni).
Vado avanti, tra il timore della scommessa e l'entusiasmo dell'esplorazione quotidiana.
come per Sarti Antonio disegno spesso in piedi con matite grasse, sfumino e gomma pane.
Vi mostro un assaggio. un'immagine che ho appena finito.

venerdì, aprile 16, 2010

Gabos a Parma

Indefesso continuo il tour promozionale. domani 17 aprile sarò a Parma al POP Store di via Bixio 51/C.
ecco il comunicato ufficiale:
Parma, aprile 2010 – Ritorna il bel fumetto, al POPstore di via Bixio: sabato prossimo, ospite speciale sarà Otto Gabos, in occasione dell'uscita del suo ultimo lavoro, sceneggiato questa volta dal grande giallista Loriano Macchiavelli. In Come cavare un ragno dal buco, edito dalla parmigiana Leonardo Publishing, Macchiavelli riporta sulla scena il sergente Sarti Antonio, in una nuova avventura arricchita dalle tavole di Otto Gabos che, dopo svariate pubblicazioni nel mondo del fumetto italiano e internazionale, si è dedicato qui per la prima volta all’illustrazione di un romanzo. Un giallo avvincente, per adulti e ragazzi. Un libro creato a quattro mani, dove scrittura e illustrazione hanno la medesima importanza: le parole scritte s’interrompono per lasciare il racconto alle immagini.
Otto Gabos sarà ospite di POPstore, il negozio di fumetti e pop-culture, sabato 17 aprile dalle 16.30 Sarà possibile ricevere autografi e disegni originali.

Per info:
POP STORE
Via Bixio, 51/C
43100 Parma
tel. 0521 20 70 77
info@popstore.it

mercoledì, aprile 14, 2010

anteprima con Sarti Antonio




Prima dell'incontro di oggi altre due immagini tratte dal romanzo.
mi sono imbottito di antibiotici, miele, propoli e pappa reale. spero di essere sufficientemente presentabile. la voce invece sarà di sicuro bassa e e nasale.o magari pure meglio....

Loriano Macchiavelli e Otto Gabos, oggi mercoledì 14 aprile alle 18 presso la libreria Coop Ambasciatori in via orefici 19, Bologna

lunedì, aprile 12, 2010

Macchiavelli e Gabos a Bologna

Per la prima volta insieme a Bologna Loriano Macchiavelli e Otto Gabos parleranno del loro nuovo romanzo: Sarti Antonio, come cavare un ragno dal buco, Leonardo Publishing.
Parleranno in pieno centro, in una bella libreria a un orario non impossibile davanti a un pubblico attento e, si spera, numeroso.
seguiranno domande e fime con dediche.
Modera Armando Minuz, uno dei curatori del volume.

Macchiavelli e Gabos
mercoledì 14 aprile ore 18, Libreria Ambasciatori, via Orefici 19, Bologna

domenica, aprile 11, 2010

Grazie a Malcom



Qualche giorno fa è morto Malcom McLaren. senza di lui non ci sarebbero stati i Sex Pistols. senza di lui il punk sarebbe stato forse diverso. O non sarebbe mai esploso come fenomeno sociale oltreché musicale. senza i Sex Pistols e quelli dopo di loro forse non avrei mai capito che per fare le cose oltre al talento serviva anche la grinta, la volontà, il coraggio di osare e di provocare. Ed è probabile che a vent'anni non mi sarei trasformato in otto gabos e non avrei fatto i fumetti.
Tutto questo invece è successo e fa parte di me. per fortuna.
Per cui un grande saluto al genio e soprattutto un grandissimo grazie!

lunedì, marzo 22, 2010

qualche immagine del Sarti Antonio




Ecco qualche immagine di Sarti Antonio: come cavare un ragno dal buco scritto da Loriano Macchiavelli e illustrato da Otto Gabos.
c'è l'apertura e un ritratto di uno dei protagonisti. Il ritratto è il primo disegno che ho fatto, stavo ancora studiando il testo ed ero impaziente di provare la carta nuova, questa carta da spolvera che non avevo mai usato. Mi sono messo in piedi e ho iniziato senza sapere dove sarai andato. l'atteggiamento e quindi certe scelte nello stile sono venute fuori proprio con questo ritratto che ho poi voluto inserire a tutti i costi perché ci stava bene e dava intensità.

venerdì, marzo 19, 2010

Loriano Macchiavelli e Otto Gabos



Non ne ho parlato in pubblico, l'ho fatto in sordina coinvolgendo con le mie lagne da stress da scadenza i soliti noti. A proposito grazie tutti per avermi sopportato.
E adesso eccolo qui.
Un sarti Antonio nuovo di zecca scritto dal maestro Loriano Macchiavelli e che ho illustrato disegnando con rabbia.
Non che fossi arrabbiato o ce l'avessi con qualcuno. solo che la rabbia era la chiave d'approccio più giusta.
per la prima volta ho usato la carta da spolvero. una scoperta meravigliosa- e non me ne vogliano gli artisti esperti che con tale carta ci saranno cresciuti-.
questo libro molto illustrato è uno dei primi che oso proporre interamente a matita , giusto con qualche ritocco in digitale.
Ci sono voluti anni per prenderne atto e farmi coraggio.
un libro a matita per me è un punto d'arrivo. un libro a matita dove il non finito diventa finito. Dove lo schizzo è già il disegno è un po' un traguardo. Di quelle mete ambite che nelle chiacchiere tra disegnatori si evocano sempre e con estrema gravità.
Ora l'ho fatto e la settimana prossima potrete vedere anche voi il risultato stampato.
Per ora inizio con una serie di anteprime qui sul blog.
Oggi la copertina.

Loriano Macchiavelli illustrato da Otto Gabos:
Sarti Antonio, come cavare un ragno dal buco
Leonardo Publishing
euro 18
in libreria dal 24 marzo

mercoledì, marzo 17, 2010

A cena da Grassilli con Otto Gabos




nel frattempo ho fatto diverse cose.
Incontri, letture, lezioni, qualche viaggio e poi un libro che esce la settimana prossima e ne sto facendo un altro che invece si vedrà, spero, in autunno.
e allora penso a cosa scrivere, a quando scriverlo e la giornata è già finita e mi accorgo che affrontare con lucidità e costanza un blog è un'impresa che per me si fa difficile.
soprattutto per la costanza, la pratica come regola. Non ci sento molto a quell'orecchio. la vita scandita da un super-io mostruoso a volte si ribella a un ulteriore sforzo di ciò che dovrebbe essere un piacere.
quest'inverno è andato avanti tra una nevicata e l'altra, un'illustrazione e l'altra e adesso mi accorgo che la fiera del libro è la settimana prossima.
cerco di svegliarmi dal torpore di una concentrazione troppo esclusiva e riaffioro.
senza promesse, senza impegno.
sono qui fuori e posto anche dei disegni.
quasi un risarcimento.
una cosa bizzarra, quasi uno scherzo. Un menu illustrato per una serata che farò venerdì 19 al ristorante Grassilli di Bologna.
non avevo m ai disegnato menu e sono davvero contento di averlo fatto. sto disegnando sempre con lo stesso stile anche delle mappe di città. Spagna e America Latina, con i nomi delle vie scritte a mano, per giunta a pennino. come un reperto ritrovato in soffitta. ci vuole un po' più di tempo a compilare i cartigli, ma mi diverto di più e mi sembra un lavoro anche più prezioso che va al di là della commissione originale.
ok adesso il menu, poi con il prossimo post cercherò di raccontare di questa mia collaborazione con il grande Loriano Macchiavelli e del romanzone a fumetti che è in cantiere con un altro grande; Pino Cacucci.
ah, per il risotrante si accettano prenotazioni. nel disegno c'è scritto tutto.

mercoledì, gennaio 27, 2010

ancora una volta per non dimenticare



27 gennaio 1945 i sovietici liberano Auschwitz. Sono passati 65 anni dall'abominio. Per molti, forse troppi, sembrano un'eternità, tracce residuali di un'altra epoca da rinegoziare e magari da negare e invece 65 anni non sono neanche ieri, ma ancora oggi. Per non dimenticare, per ricordare, per combattere ogni forma di razzismo.

lunedì, gennaio 25, 2010

Otto Gabos a Padova e a Bologna



settimana densa di impegni.
Venerdì 29 sarò a Padova. farò il mio reading Viaggio di un camminatore, Otto Gabos legge Otto Gabos a radio Sherwood che manderà anche in onda l'evento a partire dalla 21. nel pomeriggio alle 17, sessione di dediche al Panstore di via Petrarca.
sabato 30 invece sarò a Bologna nella libreria di Alessandro Distribuzioni. dalle 16.30 circa incontrerò il pubblico e firmerò i miei libri. Non solo firme ma come faccio sempre dediche con disegno.
mica male.
poi a febbraio farò l'aggiornamento dei prossimi appuntamenti.
intanto continuo a disegnare come un forsennato. consumo molta grafite, visto che sto disegnando solo a matita in questo periodo. a differenza di quasi tutti gli altri miei lavori, questa volta ho cambiato postura. sto spesso in piedi, oppure con l'album poggiato sulle ginocchia seduto sul divano. non è stata una scelta progettuale, ma assolutamente e spontanea che però mi pone con diversi atteggiamenti rispetto al foglio. di impeto frenetico quando sono in piedi, di intimità quando sono sul divano. momenti opposti che si alternano completandosi. spero solo che portano a risultati eccellenti.
a breve pubblico qui su Radioherzberg qualche esempio.

mercoledì, gennaio 13, 2010

Otto Gabos al TPO di Bologna



venerdì 15, ore 20 al TPO di Bologna: I segreti di Esperanto Otto Gabos contro tutti. gabos risponde alle domande del pubblico, della stampa e degli autori.

Un incontro diverso dal solito, molto partecipativo. funziona se il pubblico chiede, parla. altrimenti faremo scena muta. io mi prenderò l'aperitivo, leggerò il giornale, farò qualche sorriso e così via per un'oretta. un modo nuovo di incontrare il pubblico, un'occasione per approfondire e confrontarsi. nessuna domanda preparata in anticipo. sarà una sorpresa anche per me!
un'incredibile prova di coraggio.

mercoledì, dicembre 23, 2009

Merry Xmas 2009!



Quest'anno la cartolina di Natale l'abbiamo fatta in due: Gabos sr e Gabos jr.
Marc ha disegnato Otto ha colorato.
Però gli auguri li faccio io e tutta la famiglia.
Vorrei scrivere anch'io una bella letterina con belle speranze, desideri, sogni e utopie meravigliosamente inattuali e inattuabili ma Mi sentirei forse retorico e magari lo sono già proprio scrivendo queste poche righe e allora mi fermo e mi limito a un solo Augurio:
Che troviate tutti la felicità che cercate!
Otto Gabos and Family

Esperanto su Mangaforever e la neve degli sfollati

Sul web magazine Mangaforever c'è una nuova recensione di Esperanto.
ecco il link:
http://www.mangaforever.net/index.php?ind=reviews&op=entry_view&iden=766

e poi la neve ha cambiato i connotati alla città. luoghi irriconoscibili. pezzi di un universo parallelo arrivato per caso in questo. ovunque tracce di sporco, di fango come in un dopoguerra.
cammino cercando di non scivolare. stai bene attento ai passi, ci pensi prima di muoverti di correre all'inseguimento di autobus fantasma che spesso neanche si fermano da quanto sono carichi. qualcuno ti caccia fuori stizzito inventandosi che gli hanno appena tolto il gesso da un braccio. sì ma cosa c'entra il gesso a un braccio con il posto sull'autobus.
ci ho pensato per un po' fino quando sono salito sul filobus successivo che poi a un certo punto si rompe.
la gente vomitata a forza sulla strada viscida arranca stranita che sembra il popolo degli sfollati.
manca solo la sirena dell'allarme e poi i bombardamenti possono iniziare.

mercoledì, dicembre 16, 2009

intervista su collezioneggio.com



sul bel sito collezioneggio.com c'è una mia intervista realizzata da Enza Mandelli su Esperanto. qui sotto il link:

http://www.collezioneggio.com/index.php?option=com_content&view=article&id=419:ottogabros&catid=65:interviste&Itemid=95

lunedì, dicembre 14, 2009

Gabos Vs Lovecraft



Questo è il disegno che ho fatto per una bella iniziativa promossa da Umberto Sisia di Studi Lovecraftiani. è liberamente ispirato a Il colore venuto dallo spazio di Lovecraft. questo disegno, insieme a quelli di altri autori italiani farà parte di un volume a cura dello stesso Sisia e di Pietro Guarriello. Autori che amano Lovecraft, autori che interpretano Lovecraft. Un'occasione troppo allettante per essere lasciata perdere.

L'illustrazione, a matita con abrasioni digitali, inaugura il nuovo corso grafico che mi accompagnerà per gran parte dell'imminente 2010.
Ai lettori l'ultima parola.

martedì, dicembre 08, 2009

Il Viaggiatore su Lo Spazio Bianco




su Lo Spazio Bianco del 7 dicembre c'è una recensione di Michele Quitadamo del Viaggiatore Distante 2.
ecco il link:
http://www.lospaziobianco.it/5581

sabato, dicembre 05, 2009

E' primavera di Claudio Calia è ora anche sul web!

Il mio amico Claudio ha lavorato intorno all'idea per mesi e adesso è riuscito a renderla operativa. Mettere sul web con la possibilità fare il download. Tutto questo per diffondere ail più possibile un'opera importante, una conversazione con Toni Negri. per l'occasione Calia ha chiesto a cinque personaggi molti diversi di scrivere una nota introduttiva. tra questi ci sono anch'io.

Qui sotto il comunicato di Claudio e il link opportuno:
In accordo con l'editore BeccoGiallo sul sito www.globalproject.info è disponibile per il download il volume integrale in formato .pdf di E' primavera - Intervista a Antonio Negri, di Claudio Calia.
L'edizione sul web è arricchita da una dettagliata rassegna stampa, i video di alcune presentazioni con ospiti BeccoGiallo, Antonio Negri, Luca Casarini e Claudio Calia, e cinque articoli scritti appositamente per questa edizione di Antonio Negri, Boris Battaglia, Andrea Plazzi, Otto Gabos e Emiliano Rabuiti.

Il libro è stato il primo volume BeccoGiallo a uscire con licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 a maggio 2008, e a poco più di un anno di distanza dal suo esordio in libreria siamo lieti di assolvere alla funzione di questo tipo di licenze: renderlo interamente e liberamente fruibile ai suoi lettori.

Il libro è scaricabile a partire da qui:
http://www.globalproject.info/it/produzioni/E-primavera-Intervista-a-Antonio-Negri/3078

E' PRIMAVERA - INTERVISTA A ANTONIO NEGRI
di Claudio Calia
postfazione di Luca Casarini
Collezione Biografie
17x20, 160 pagine
brossura, b/n
Euro 15.00
Edizioni BeccoGiallo
ISBN: 9788885832442

http://nuvoleonline.splinder.com
http://www.beccogiallo.it
http://www.globalproject.info

giovedì, ottobre 29, 2009

Appuntamento con Otto Gabos a Lucca 2009



Ho messo in quarantena il raffreddore e domani mattina presto prendo il treno per Lucca. Ci starò fino a domenica mattina e sarò abbastanza reperibile allo stand della Black Velvet dove sarò al lavoro per Esperanto. Firme , disegni con dedica e chiacchiere con i lettori, poi una serie di inziative interessanti e carine che troverete direttamente sul sito della Black Velvet. Passerò a salutare amici, autori, editori e libraio. Un piacevole rituale che si ripete ogni anno da tanti anni. la mia prima Lucca fu nel 1984, al palasport. Avevo una cartella gigantesca che strisciava per terra in mezzo alle foglie arancioni. Faceva molto freddo e forse ne sentivo ancora di più perché ero emozionato di vedre anche se solo di striscio i miei autori preferiti. Emozionatissimo di mostrare i miei lavori a Fulvia Serra e Vincenzo Sparagna che ai tempi dirigevano Alter Alter e Frigidaire, che per me, new waver incallito erano il massimo.
domani partirò senza cartella gigante e con altre emozioni. molto diverse ma sempre emozioni. e finché ci sono vale la pena andare a Lucca Comics.

Otto Gabos firma Esperanto: venerdì 30, sabato 31 ottobre, domenica 1 novembre allo stand Black Velvet

sabato, ottobre 24, 2009

Acquista Esperanto online dal sito Black Velvet

Da oggi puoi acquistare Esperanto direttamente dal sito della Black Velvet. Avrai la tua copia prima degli altri e pure con uno sconto. mi sembra ottimo. poi già che ci sei puoi dare un'occhiata al resto del catalogo. troverai di sicuro altri libri che ti interesseranno e se non li hai già anche le altre mie produzioni per Black Velvet:
Apartments
Apartments. Gente Comune
Il Viaggiatore distante 1. L'inverno atlantico
Il Viaggiatore distante 2. Esilio Interiore
Frontiera

Clicca sul titolo di questo post ed esplora il catalogo Black Velvet!

venerdì, ottobre 23, 2009

Fumetti al DIMA



Per gli amici di Bologna e dintorni.

Vi volevo dire che questo weekend al centro commerciale DIMA c'è uno speciale fumetto. incontri, mostre e vendite libri. C'è anche un laboratorio creativo per bambini con Otto Gabos .
è gratuito e se venite mi farete un gran piacere.
sabato mattina alle 10.30.
Nel pomeriggio alle 18, Gianni Barbieri incontra Alessandro Poli e Andrea Venturi.
domenica 25 alle 10.30 ci sono i caricaturisti e poi alle 18 incontro con Kappa edizioni che parleranno dell'Enciclopedia dei mostri giapponesi.

presso la libreria del Dima troverete una selezione sceltissima degli ultimi volumi delle più prestigiose case editrici di fumetti con sede a Bologna.
Fumetti al Dima, un modo diverso di fruire il centro commerciale.

martedì, ottobre 20, 2009

Aspettando Esperanto 15. Mods Skarabos



I Lord Skarabos sono una mia rivisitazione dei Mods. non vanno in giro in lambretta né usano il parka verde. hanno tuba e mantello che li riconduce alla Carboneria, alle società segrete. Gli Skarabos sono stati tra i personaggi di Esperanto che mi hanno più intrigato dal punto di vista grafico. Forse avrebbero potuto avere il respiro giusto per un ruolo di spicco, da protagonisti. ma forse sarebbe stata un'altra storia come ho già scritto in un post precedente, quello intitolato: Le Seconde Linee.
penso spesso ai Mods, al loro periodo storico carico di tensione immediatamente precedente alla contestazione studentesca. gli ultimi baluardi di un'eleganza ricercata e rigorosa. belli da vedere e belli da ascoltare. quando c'erano i Mods originali ero troppo piccolo. sono arrivato con la seconda ondata, quella post punk dei Jam. Peter Weller mi folgorò. da allora ho praticamente tutto di Paul Weller, nelle sue varie avventure musicali. non escludo di affrontare il movimento Mods in una prossima storia che sia più ampia e articolata che solo dal punto di vista musicale. c'era il fermento delle periferie, insieme ai mods nasceva anche il suo rovescio: il movimento skinheads con diverse analogie musicali, gli stessi malumori ma risolti in maniera radicalmente opposta e non condivisibile. C'erano i rockers e c'erano tanti altri ragazzi che di tutto ciò non ne sapevano assolutamente niente. forse parlerei proprio di questi ultimi. ragazzi un po' come mio padre che negli anni Cinquanta suonava ma non ascoltava Elvos e il Rock'n'roll. suonava la fisarmonica che non era uno strumento molto rock'n'roll. i suoi miti erano maestri Gorni Kramer. A me sembrava strano e incredibile che un ragazzo degli anni cinquanta non fosse rock'n'roll, così come mi sembrava strano che tra la fine degli anni Settanta e la prima parte degli Ottanta ci fossero dei ragazzi che non ascoltassero punk, new wave, post punk. E invece erano in tanti che ascoltavano tutt'altro.
A distanza di anni a rileggere la storia, la mia, è stato un po' come svegliarsi da un lunghissimo sogno.

lunedì, ottobre 19, 2009

Aspettando Esperanto 14. Un equivoco linguistico



Mi è capitato, prima in occasione dell'edizione francese, e ora in attea dell'edizione italiana, di ricevere alcune lettere di studiosi e appassionati esperantisti. Lettere molto accorate e puntuali che vertevano sui miei errori sintattici e grammaticali presenti nel romanzo. apprezzo l'entusiasmo e faccio tesoro delle precisazioni, però tengo a precisare alcuni dettagli del mio libro che poi non son marginali.
Esperanto non è un testo di grammatica esperantista, né tantomeno si arroga (e mai ne avrebbe il fine) di essere scritto in esperanto. Esperanto è n'opera di fantasia, un romanzo, un'ucronia, anzi una distopia ambientata in un altro continuum spaziotemporale dove le guerre sono state soppiantate dal gioco d'azzardo e l'esperanto ha avuto la diffusione analoga, (anzi maggiore) di quanto l'inglese ne abbia nel nostro continuum (il Terra 1218 secondo la classificazione dell'indice ufficiale Marvelcomics). e allora potrebbe capitare che la lingua subisca delle evoluzioni (involuzioni o de-evoluzioni) imponderabili e incontrollabili. del resto l'esperanto è rimasta (purtroppo) una lingua con pochi parlanti e mai inserita in un contesto dinamico come la lingua parlata e deformata liberamente. nessuno può sapere quali derive avrebbe potuto prendere la lingua creata da Zamenhof calata in un contesto sociale come quello caspico in cui di fatto è ambientato il mio romanzo.
la mia esigenza di uso dell'Esperanto si è concentrata sulla sottolineatura per un desiderio di un mondo migliore, di un mondo più unito, che supera le guerra e qualsiasi barriera territoriale. il mio uso dell'esperanto era piuttosto un atto di amore. Non voleva essere una cialtroneria né tantomeno un'invasione di campo. Non voleva essere oltraggio, nè voleva mancare di rispetto a coloro i quali si prodigano nella diffusione linguistica. tutt'altro. la mia speranza (già in parte esaudita) è che la gente che non sa si chieda cosa sia l'esperanto, che possa capire che esiste una lingua universale che potrebbe risolvere non pochi problemi sia culturali che politici. E magari tra questi qualcuno ce ne sia una buona quantità che voglia apprendere e diffondere. Vorrei tanto questo.
poi se fra gli studiosi ci fossero degli interessati a tradurre in esperanto tutto il libro, non potrei che dire grazie ed esserne davvero entusiasta!

domenica, ottobre 18, 2009

aspettando Esperanto 13. E allora si corre!



è domenica e c'è la sesta pagina di Esperanto. ieri ho avuto un problema e non sono riuscito a metterla on line come promesso.
il libro è in stampa, speriamo venga bene con colori e registri al loro posto. c'è sempre un po' di paura alla vigilia della stampa. probabile lo vedrò a Lucca allo stand Black Velvet o magari se ci sono i tempi qualche giorno prima.
da domani riprendo con disegni inediti e qualche riflessione.
nel frattempo oggi ci sono i sotterranei, la Grande Cloaca, l'eldorado delle discariche , il regno degli oggetti perduti e da recuperare. non ci son mondi perduti in Esperanto, è il mondo che si sta perdendo. sta sprofondando nelle sue stesse viscere colme di scorie velenose. un impasto globale. forse è quello che ci aspetta. c'è sempre un blob da qualche parte.
E allora si corre.

venerdì, ottobre 16, 2009

Aspettando Esperanto 12. La Seconda Guerra Mondiale



Siamo alla pagina del gioco. Forse il fulcro del libro. All'interno ho spiegato poco o niente. giusto qualche frammento. lascio spazio alla fantasia e alle interpretazioni. anche perché io stesso non le conosco bene le regole. Non sono appassionato del gioco. A Esperantia sarei di sicuro un ribelle moralista nemico di una società basata sull'azzardo. Io sono per il lavoro come pratica e come autodeterminazione. una questione di dignità quella di avere la possibilità al lavoro.
sarebbe bello se qualcuno illuminato o dotato di particolare creatività ludica progettasse il gioco, che poi si chiama Seconda Guerra Mondiale. è un parente del Risiko, ma anche degli scacchi, del subbuteo, dei trenini elettrici e delle piste polystil. Cose rapinate all'infanzia. Dei giochi moderni non s niente. Ho giocato un paio di volte con la playstation con effetti penosi. Sto ai video giochi come sto al poker. potrei sentirmi anche disadattato, ma ho deciso di no. Ho un sacco di altri motivi per sentirmi disadattato. Quindi lasciamo che Isidore Bemporad faccia i suoi milioni di milo ( la moneta di Esperantia) e che il giovane Xabu diventi il campione.

giovedì, ottobre 15, 2009

Aspettando Esperanto 11. La catarsi del divertimento



il momento di un colloquio du lavoro. convincere l'altro che la tua idea è vincente. tu lo sai che è la verità e anche se sai che non è vero ci devi credere lo stesso. l'altro è il nemico, il tuo benefattore, il tuo insegnante all'esame. Bemporad è bravo e intelligente soprattutto superiore. usa con spregiudicatezza cinica, ironica e sublime la sua stessa disgrazia. fa diventare, gioco, veicolo di divertimento l'oggetto della sua sofferenza. sofferenze umiliazioni, torture, la morte nella moglie, sublimate e trasformate nel futile. l'azzeramento totale, autolesionismo o punizione. Oppure semplicemente catarsi. ridere di se stessi per guarire una ferita altrimenti inguaribile. Bemporad monda la propria etica costruendone un'altra. è un delitto creare divertimento? perché il divertimento dev'essere etico? chi l'ha detto? perché bisogna avere quasi un senso di colpa a confessare di essersi divertiti? a volte lo spessore delle cose sta nella sua impalpabilità intrinseca. mi ricordo quanti sensi di colpa provavo nell'apprezzare la disco musica. l'ascoltavo di nascosto a casa dalla radio. ballavo anche. male e goffo, ma ballavo anche. poi a scuola invece litigavo con il mio compagno di banco. lui in discoteca ci andava sul serio. non pensava ad altro che a ballare a alle ragazze. si pettinava e usava già acqua di colonia. e io a prendere le distanze serioso e palloso che sembravo un trombone a 16 anni. nella mia ipocrisia sconfinata ero arrivato a dire che Claudio Lolli faceva belle canzoni-e non era vero, e mi perdoni Lolli. Era bella la colonna sonora di Saturday Night Fever, era bello Gino Soccio e gli Chic. Inarrivabili, elegantissimi. stilosi.
nel 1980 in gita scolastica a Palermo gettai la maschera. scesi in pista e ballati come un pazzo Upside Down di Diana Ross con musiche degli Chic. Di Claudio Lolli non trovai neanche più la cassetta audio...
Chissà se Isidore Bemporad ha mai ballato.

mercoledì, ottobre 14, 2009

Aspettando Esperanto 10. Il respiro della città



Mio suocero dice perché mai dovrebbe vivere in un posto lurido, puzzolente e caotico come New York. molto meglio il giardino a Valhalla o la vista sul mare a Cariati. io invece di essere circondato da alberi e svegliarmi al canto del gallo o dell'upupa non è che ci tenga poi tanto. anzi. per anni sono stato svegliato dall'arrivo dei camion che scaricavano le merci al mercato di San Benedetto a Cagliari. iniziavano a far chiasso che non erano ancora le 6. per me era un momento bellissimo quello. era la fine della notte, la fine dei fantasmi, dei demoni e degli incubi. con i rumori che annunciavano l'arrivo della luce riuscivo finalmente a dormire tranquillo. sono abituato al caos e ai rumori ed Esperantia è chiaramente la mia città ideale, o almeno quella a cui sono più abituato. Esperantia è illogica come sono solo le città di mare, arroccate a ridosso del porto con vie strette e buie. Esperantia ha la stessa puzza della subway di New York e di Istanbul. tutto così intimo che ci sono stato anche senza sapere dove collocarla. Nel continuum del racconto invece ha una sua collocazione: Mar Caspio, dove da noi forse c'è Baku. ma lì non ci sono mai state Iran e Unione Sovietica.

martedì, ottobre 13, 2009

Aspettando Esperanto 9. Gloria al caos!



Seconda puntata. la città è stata presentata. ora è il momento della divinità con le sue estensioni di culto. Gesta e frasi guida, la redenzione santa attraverso il peccato e la realizzazione del sé attraverso la pratica. la pratica del gioco, l'affidarsi al grande manovratore. accettare di essere strumento. e poi la ricompensa. tutti possono desiderarla, tutti possono ottenerla, ma solo a pochi, pochissimi viene attribuita. tra il sacro e profano accenni, rimandi, tributi alle religioni rivelate in un percorso assolutamente laico. anche il santino di Sahalimar Koglia è laico ma al contempo sacro in quanto santo. affidarsi al grand'uomo e grande peccatore, affidarsi a chi ha già compiuto la strada e allora le vie accidentate del caos fanno meno paura, anzi ti seducono e ti cullano in uno stato che al'estasi sublime ha poco da invidiare.
per sempre Gloria al Caos!

Vino e fumetti a Bologna!



Mercoledì 14 0ttobre, chiacchiere, disegni e aperitivo!
Un altro modo per incontrare amici e lettori. Un altro modo per presentare i libri.

Luana Vergari

Massimo Semerano

Luca Genovese

Otto Gabos

lunedì, ottobre 12, 2009

Aspettando Esperanto 8. Una pagina al giorno



Da oggi per 6 giorni le prime pagine di Esperanto in anteprima.
come un racconto d'appendice a puntate, come a suivre.
entrare nell'atmosfera, conoscere i personaggi, trovarsi di fronte alla città che apre la storia e che è la vera anima di questa narrazione lunga e a suo modo epica.
Note tecniche: gabbia tradizionale, senza sbordature al vivo. china colorata in digitale dalla bravissima Laura Congiu. per certi versi una linea molto classica. Rispetto all'edizione francese è cambiato il formato, qui nel classico libro stile graphic novel,è cambiata la grafica sia interna che di copertina, frutto del fitto carteggio con Ottavio Gibertini che ha proposto, interpretato e realizzato una linea che mi sembra davvero in sintonia con tutto il progetto.
ormai ci siamo. il libro sta andando in stampa e lo vedrò direttamente allo stand Black Velvet a Lucca dove sarò presente per firmare, disegnare e chiacchiere nei giorni di venerdì 30 e sabato 31 ottobre.

domenica, ottobre 11, 2009

A notte fonda

a parlare fino a notte fonda. a parlare con Claudio in una casa in campagna dove fa già autunno da giorni. notte dopo la serata a Schio con persone in gamba, spaghetti allo scoglio, birra artigianale e la lettura dei miei testi. poi il tema del lavoro, della dignità umana e altro. Notte fonda con grappa alle prugne e tante parole. Siamo partiti da uno dei miei ultimi post, quello che avevo intitolato L'anomalia del ribelle. atto individuale e atto collettivo. adesione a un'ideale e ricerca solitaria. Abbiamo posizioni distanti su questo con Claudio, esperienze di vita altre, è il bello delle differenza, schietta e articolata. amicizia è anche questo. e ne sono felice.

giovedì, ottobre 08, 2009

Aspettando Esperanto 8. Le seconde linee



Nelle pagine di Esperanto Bugo è destinato a stare dietro le quinte. È un personaggio secondario, quello che in cinema viene chiamato caratterista. Cos'è che ha in meno Bugo rispetto agli altri interpreti che hanno più spazio? Forse niente, forse la faccia. Il fatto è che per Xabu era necessaria una spalla fedele e giudiziosa e di solito personaggi del genere non fanno molta strada. Un po' come certi compagni di scuola, destinati a diventare oggetti di confidenza e struggimento. Ma non certo per loro. Bugo è fatto così. Avrà anche un suo giro di amici, un amore da qualche parte e pure qualche soddisfazione personale addirittura professionale. Dalla sua ha la tenacia, il metodo, la costanza. Sarà uno di quelli che si potranno guardare sempre allo specchio senza vergognarsi di qualcosa se non di una volta in cui si era ubriacato. Ma era stato per caso. Cose che capitano.
Magari Bugo sarebbe mio amico, non un amico del cuore, ma uno di quelli che restano.
Insomma uno normale, che fa cose normali. Che non avrà mai la battuta fulminante e stronza, che non farà mai girare ala testa alle ragazze più carine e sveglie. Uno così. Una perfetta seconda linea.

E allora mi piacerebbe afferrare queste seconde linee e darmi da fare a togliere fuori quello che di forte avranno nascosto dentro da qualche parte. E allora scavi, scavi in fondo e cerchi di leggere e di capire. E allora scopri un sacco di cose di Bugo. Invidie, maldipancia, sogni, incubi ricorrenti. Scopri che quando è solo gli piace ruttare e scorreggiare, gli piace ballare davanti allo specchio, gli piace pensare che questa e quell'altra ragazza sono solo delle troie e che farebbe tutto per loro. Scopri che da anni frequenta il poligono di tiro e che una volta ha sparato a un cane ammazzandolo. Scopri anche che la sua amicizia per Xabu è vera e sincera.
Scopri che di un'onesta seconda linea può venire fuori un personaggio a tutto tondo con una storia importante da raccontare e interpretare.
Pensate a quale storia poderosa si potrebbe fare con un a solo interpretato da Kit Carson, che miniserie intrigante potrebbe essere quella con l'Uomo Sabbia diviso tra la strada del crimine e la redenzione.
Del resto anche Kay Scarpetta nasce come seconda linea e anche e soprattutto Popeye.
Castor Oil adesso va in giro con Poldo. Uno suona la fisarmonica e l'altro canta.

mercoledì, ottobre 07, 2009

Aspettando Esperanto 7. L'anomalia del ribelle




In Esperanto ci sono le bande. Bande di ragazzi che vanno alla scoperta dei tesori nascosti nella città di sotto. Ma non sono né tomb raiders, né tanto meno predatori di arche perdute. Cercano e poi recuperano pezzi di ricambio finiti giù nei sotterranei dell'Immensa Cloaca. Motori di lavatrice, compressori di frigoriferi, carburatori, pneumatici e quant'altro possa essere riciclato e venduto alla borsa nera. La banda con cui opera Xabu si chiama La Pattuglia Blatte. Sono in quattro. Sono amici e Garrabald è il leader. Il più esperto, quello più coraggioso e saggio che vive di sotto già da parecchio tempo. È molto arrabbiato per le iniquità del mondo e della sua condizione quasi miserabile. È quasi ovvio che Garrabald diventi un ribelle. Ribellarsi a qualcosa è una tappa obbligata della vita di ogni individuo. Se non ti ribelli a qualcuno o a qualcosa è come se fossi già nato vecchio. La ribellione è un atto individuale e assoluto. Devi essere contro, sentirsi solo contro tutti. Combattere una causa persa per orgoglio e moralità personale. Questo è il ribelle.
La cosa più frequente è che invece si parli quasi sempre di ribelli. Al plurale. Il ribelle si consorzia con altri apparentemente come lui. Al momento stesso dell'alleanza il ribelle è un po' meno ribelle, un po' più strutturato e mediato. Un'anomalia in termini in pratica.
Però i ribelli hanno fascino. Quando ho visto a 7 , 8 anni lo sceneggiato La Freccia Nera ho capito subito che essere ribelli, anche se consorziati, era molto meglio che essere soldati, seppur dotati di elmo e armatura mica male. E poi è stato un susseguirsi di adesioni a gruppi ribellisti vari. È successo a me e qualche altro milione di bambini. Una generazione di ribelli. Non possiamo farne a meno. Per questo le piazze sono sempre piene.
Tempo fa una mia amica mi disse con amarezza: perché altrimenti cos'altro ci resta?
Il ritorno al ribelle solitario dico io.
La fine di un'anomalia in termini.
Sempre meglio Batman, Devil e l'Uomo Ragno.
In giro di notte. Da soli.

Gabos e Baronciani a Schio



Sulle tracce del romanzo a fumetti.
SCHIO (VI) 9-11 Ottobre

Venerdì 9 ottobre ore 21.00 presso lo Spazio Autogestito Arcadia - Otto Gabos: Reading multimediale "Viaggio di un camminatore".

Sabato 10 ottobre ore 17.00 presso Palazzo Toaldi Capra - Alessandro Baronciani presenta "Una storia a fumetti" e "Quando tutto diventò blu", entrambi usciti per Black Velvet Editrice. A seguire Claudio Calia, Valentina Rosset e altri autori presentano il libro "Sherwood Comix - Immagini che producono azioni" (Nicola Pesce Edizioni, 2009).

Domenica 11 ottobre ore 17.00 Palazzo Toaldi Capra - Andrea Plazzi presenta: Contratto con Dio - La Trilogia (di Will Eisner, Fandango Libri).

Per tutta la tre giorni: Esposizione tavole tratte da Sherwood Comix - Immagini che producono azioni.

L'evento su Facebook:
http://www.facebook.com/home.php#/event.php?eid=135249853806&ref=mf

lunedì, ottobre 05, 2009

Aspettando Esperanto6. L'artefice



questo è l'artefice di tutto il mondo di Esperanto. clui che ha cambiato il sistema, che ha eliminato la guerra come concetto di conflitto. Shalimar Koglia era un baro, un biscazziere, giocatore d'azzardo. poi si è redento.
di tutti i santi, quelli che preferisco sono queli con un passato da peccatore incallito, una carogna, ciarlatano. sono i più complessi, i più potenti, quella a cui la gente, i fedeli si affezionano di più.
Shalimar Koglia è un po' così. un santo laico di un mondo laico.

per disegnarlo mi sono ispirato un po' ai cantanti della new wave. specialmente a Midge Ure, cantante degli Ultravox nel periodo più new romantic. Midge Ure mi piaceva tanto. avevo preso a vestirmi come lui. il problema erano i capelli e i baffetti. I miei capelli erano , a quei tempi, ricci e indomabili e i baffetti, quando me li sono lasciati crescere, non piacevano proprio a nessuno.
così a malincuore li ho tagliati.

domenica, ottobre 04, 2009

Aspettando Esperanto5. Una coppia inedita




I disegni che vedete qui sopra sono stati fatti ieri pomeriggio, tra una chiacchiera e l'altra con l'amico Piero Ruggeri durante l'inaugurazione della nuova sede a Bologna della Polisportiva Giardini Margherita, che ne corso degli anni è diventata sempre meno sportiva e sempre più orientata verso un'offerta di servizi culturali, tra cui l corso di fumetto di cui Piero è anima e artefice incontrastato.
Tekla di spalle è a matita, secondo lo schema che ho scelto di usare per questa serie di ritratti tratti da Esperanto. L'altro, quello con il ritratto di Xabu, invece è frutto del trattamento a ecoline di Piero. Una coppia inedita che appare qui per la prima volta.

La serata di ieri è continuata al Palazzo del re Enzo in centro dove si svolgeva la 24 ore del fumetto organizzata da Flash Fumetto. Tanti partecipanti, facce conosciute e persone, quasi tutti giovani, mai viste. Poi l'incontro con amici a parlare di progetti nuovi, lavori in corso.
per chi si è lasciato perdere l'evento, ricordo che continua anche oggi (domenica 4 ottobre) fino alle 14.
fateci un salto, sostenete che disegna!

venerdì, ottobre 02, 2009

Aspettando Esperanto 4. Gli stivaletti di Xabu e John Romita



Quando ho iniziato a leggere i supereroi Marvel a 8 anni, il mio disegnatore preferito era John Romita Sr. In realtà avrei votato di sicuro per Wally Wood ma la sua apparizione su Devil era stat troppo breve per amarlo del tutto. E poi anche perché avevo iniziato a comprare Devil dal n.7, quello con il costume nuovo che combatte contro Namor. John Romita mi piaceva perché aveva un cognome italiano, perché era netto nei contorni e perché faceva calzare a Devil dei meravigliosi stivaletti. Sembravano l'incarnazione della comodità. Forse per via delle suole che apparivano piatte e di un materiale gommoso ultra sottile, ultrarapido e ultraresistente. Con l'arrivo di Gene Colan Devil cambiò gli stivaletti, sostituendo a suola piatta di gomma con una più tradizionale di cuoio con un accenno di tacco. Insomma una scarpa meno fantastica e più adulta. È stato proprio nel cambio di calzature di Devil che ho notato un processo di crescita decisivo. Devil era l'oscurità e l'oscurità me la rendevano in maniera assai più netta quegli stivali di cuoio che i giochi di chiaroscuro in cui Colan è sempre stato maestro. Per un po' sperai in un ritorno di John Romita, poi mi abituai anche se continuavo a pensare che Gene Colan non fosse tanto adatto ai supereroi classici. Infatti il suo Dr. Strange era fenomenale e pure Dracula non era da meno. Ma ormai era già diventato ragazzo istruito in materia.
Però quegli stivaletti gommosi mi sono rimasti nel cuore.
Così quando dovevo disegnare Xabu, il protagonista giovane di Esperanto ho deciso di mettergli gli stessi stivaletti di Devil in versione Romita.
Fare le scene di salti e acrobazie sui tetti mi ha esaltato. Stavo facendo quello che sognavo di fare da bambino: il disegnatore di supereroi (possibilmente Marvel). Per i misteriosi e imprevedibili casi della vita fino a questo momento l'unico supereroe che ho disegnato è stato Flying Hope per Apartments che pur apparendo nella forma come un supereroe davvero classico in realtà è molto più vicino ai personaggi malsani di Rick Veitch.
Xabu invece è proprio quello intendo per giovane supereroe. Coraggioso, impetuoso, passionale, egoista e generoso allo stesso tempo.
Ho deciso di farlo senza costume perché era fuori luogo con il tono della storia. L'ho vestito comodo, da battaglia. Un po' vigilantes, un po' fighetto suo malgrado.
Lìho attrezzato per la guerra di gang, le discese notturne nei sotterranei. Ho messo insieme frammenti di altre storie, di altri personaggi. In Xabu e nei suoi amici della Pattuglia Blatte c'è molto di quell'immaginario assimilato in anni di letture forsennate.

Aspettando Esperanto3. La collocazione forte



Avevo pensato questo personaggio per affidargli un ruolo da cattivo, da villain in perfetto stile Silver Age. Mi intrigava quella mano ad artigli tentacolari estraibili e pure la conformazione torva che riprendeva e sviluppava le fattezze dell'Avvoltoio, uno dei nemici più noti dell'Uomo Ragno. Il risultato ottenuto mi piaceva parecchio e avevo deciso di usarlo a un certo punto della storia per dargli una collocazione forte. Scrivendo mi sono accorto che questo “certo punto” faceva fatica ad arrivare. Sono arrivato alla fine che del personaggio uncinato in Esperanto non c'è la minima traccia. Appare in una tavola scartata realizzata all'inizio del progetto come sample e che ho poi inserito nell'appendice finale. E poi compare qui.
Penso a cosa avrebbe potuto fare, cosa avrebbe potuto pensare. Magari sarebbe potuto diventare uno dei perni narrativi del romanzo e invece si riduce a un ruolo di nemmeno comparsa.
Un po' come quelle persone che conosci di vista, di cui non hai un'idea e che poi scopri all'improvviso in maniera del tutto fortuita e nasce pure una grande amicizia o almeno un rapporto di stima. Oppure il caso Wolverine che da sfigatissimo nemico, vestito come il Chievo Verona e peggiorato nel suo essere dal disegno legnoso del modesto Herb Trimpe, si trasforma in un colosso narrativo sotto la gestione di Chris Claremont.
A volte l'impresa sta nello scavare dentro le figure periferiche, quelle marginali, assolutamente antiglamour e portare alla luce ciò che hanno dentro. Perché anche i personaggi di finzione hanno una vita loro privata a prescindere dall'autore.
Ti lasci prendere, ti lasci andare. Ascolti e poi scrivi.
Pensa a chissà quali storie si potrebbero scrivere usando per protagonisti il nocchiero nero e gay della nave dei pirati di Asterix, di un viaggio in Patagonia di Charlie Brown, di un vero racconto noir con il Groucho di Dylan Dog.
Io vorrei raccontare di Poldo Sbaffini durante la grande depressione. Un giorno, in una strada di provincia della Pennsylvania incontra Castor Oil. Ha la barba lunga, il vestito a pezzi, ma il papillon, seppur macchiato, è perfettamente al suo posto...