venerdì, dicembre 01, 2006

Il valzer dei reduci


C'è stata la guerra e noi siamo stati al fronte a combattere. Non si sa contro chi l'abbiamo fatta questa guerra, né se l'abbiamo vinta. L'abbiamo combattuta e non siamo morti. Quindi se non siamo morti siamo reduci. Noi tutto reduci ci hanno radunato in un posto che sembra un circolo bocciofilo, un CRAL del dopolavoro ferrovieri. C'è il bar, c'è un giardino con le bici parcheggiate, c'è un pergolato e una pista da ballo per il liscio. Da qualche parte c' anche un campetto da tennis con un po' di tribune. Noi tutti siamo lì da qualche giorno. ci hanno fatto togliere le divise e siamo di nuovo vestiti come prima della guerra. Chi bene e chi male. Ci sono quelli alti e grossi che se la ridono e ci sono quelli bassi come me e Diego che cercano di rideresla lo stesso ma stanno comunque in campana come se ci fosse ancora la guerra. Io e Diego siamo anche nati lo stesso giorno. Lui ha i baffi, io non so. Passano giorni quasi di vacanza. sembra di essere in Rromagna. A un certo punto si viene a sapere che mantenere i reduci costa troppo. del resto mica si può lasciarli andare in giro quando magari son ancora feriti nel corpo o nell'anima. Il fatto è che i reduci sono un costo per lo stato, un costo economico alto e pure d'immagine. e allora si fa una specie di lotteria. Chi estrae la fascia da mettere al braccio di colore giallo può continuare a ridere, quelli che invece estraggono la fascia rossa verranno fucilati. Giusto per ridimensionare le spese. Mentre si fa l'estrazione un paio di reduci alti e con il mascellone dicono che è giusto che sia così e ti dicono anche un sacco di altre di cose sul coraggio e la sovrappopolazione. Si capisce subito che di lì a poco avrebbero estratto la fascia gialla, qulla della salvezza. E così va. Invece io e Diego afferriamo la fascia rossa. Quella dei condannati a morte. Noi pensiamo che se non ce la mettiamo nessuno si accorgerà di noi, ma così non va. un maresclallo, prontamente avvertito da quelli che se la ridono ci obbliga a mettere la fascia ed a spettare il nostro turno.
per alleggerire la situazione le esecuzioni avvengono durante una festa dove tutti si divertono. Poi certi continuano a divertirsi e altri vanno a morire. Vengono invitate anche le moglie. Mia moglie non c'è e neppure quella di Diego. Quelli che devono morire salgono sulla pista da ballo e possono scegliere di essere fucilati mentre ballano il valzer con la moglie. la molgie pò scegliere se morie con il marito o schivarsi al momento dello sparo. chi non ha moglie balla da solo. Il valzer non è di quelli frnacesi suonati con la musette, è liscio ruspante. a me non piace il liscio. a da ltri piace e ballano. Il plotone prende la mira e poi spara e quelli muoiono. quelli più tristi a vedere sono quelli che ballano da soli e che non son nemmeno capaci di ballare. Certi invece si divertono a ballare ed è un peccato vederli morire. certe moglie si stringono al arito altre si scansano e poi ballano con un cadavere. Fra un po' tocca anche a me a Diego. Intanto al campetto da tennis altri condannati a morte vengono preparati per la cerimonia. Devono passare davanti a quelli ce la ridono e farsi rapare il cranio. Così andranno ordinati davanti al plotone d'esecuzione. A me non piace il liscio e nemmeno farmi rapare a zero da altri che se la ridono. è una storia molto brutta che non mi piace più. Allora saluto Diego, che ha deciso di morire, salgo sulla scalinata del campetto da tennis e spicco il volo. Me ne vado e mentre volo e sorvolo quella tristezza mi accorgo di quanto mi sia mancato volare per la durata di quella guerra contro chissà chi.
Sogno fatto nella notte del 27 novembre.
Disegno fatto a Lucca per Smokyman e da lui gentilmente concesso.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

sicuro Otto di non aver assunto qualche sostanza un poco psicotropa quella notte? ;)

cmq, i pirati sono tuoi, per gentile tua concessione sulla mia Moleskine ;)

Forza Cagliari! Mi raccomando! ;)

sm

Otto Gabos ha detto...

niente sostanze poco o molto psicotrope. sono fatto così. a volte mi capita di ricoradre sogni completamente strutturati, dove l'azione di recupero e cucitura è quasi del tutto assente. come questo che ho raccontato. Ha già una forma precisa di racconto con il momento della fucilazione a tempo di valzer che diventa l'immagine forte. è una delle poche volte che scrivo pubblicamente di sogni. lo faccio molto più spesso sui quadernetti e parte dei sogni poi diventa anche parte integrante delle storie che scrivo. niente di nuovo è chiaro, sono in tanti a farlo. magari sarebbe bello fare una convention sui sogni che sono diventati storie.

michele ha detto...

Hai mai letto un racconto intitolato "La Lotteria" di Shirley Jackson?
Ha qualcosa a che fare con questo tuo sogno, non tantissimo, ma mi è venuto in mente immediatamente.

Otto Gabos ha detto...

no michele, non l'ho mai letto. però l'ho appena scaricato e poi me lo vado a leggere con molta curiosità. ma tu per esempio, scrivi e racconti mai i tuoi sogni?

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
michele ha detto...

no Otto, devo ammettere che non l'ho mai fatto. Ovviamente questo non significa che non abbai mai fatto sogni interessanti è solo che quando ho provato a trascriverli o era troppo tardi e non li ricordavo più o non mi sembravano più così interessanti.
Invidio un po' quelli che tengono un quaderno sul comodino e quando si svegliano ricordando un sogno lo trascrivono di getto, a qualunque ora.