lunedì, gennaio 14, 2013

Facce da libro 359

Ritratto di Pete Bondurant

da American Tabloid di James Ellroy



Pete Bondurant fa il factotum per Howard Hughes. Si dedica con impegna ai lavori sporchi, non lesina il suo manganello di cuoio. Chi l'ha provato racconta di quanto possa fare male quell'aggeggio tascabile. Pete Bondurant è una carogna come tanti, vuole i soldi, tanti dollari e ha la visione. Si tratta solo di aspettare il momento giusto, come l'ascesa dei Kennedy, la diffidenza maniacale e paranoica di J. E. Hoover, la follia ipocondriaca di Hughes. Se non conosci abbastanza i romanzi di Ellroy cominci a chiederti se anche Pete Bondurant, canadese del Quebec, non sia un personaggio reale come gli altri citati. Pagina dopo pagina ti viene facile convincerti che ci sia stato da qualche parte in carne e ossa. Riesci a tratti a sentire l'aroma di Old Spice che di sicuro userà come dopobarba. Bondurant ha un leggero accento francese ed è colossale, un gigante forzuto senza scrupoli con qualche vena di romanticismo che cresce man mano che si arriva alla fine della corsa. In un mondo di carogne forse è il meno carogna perché lo dichiara fin dall'inizio. Non ha mica ideali lui. Certo non è che i comunisti gli stiano proprio simpatici e una sistematica a quei barbudos di Cuba gliela darebbe proprio e si mette di buona lena per farcela. E per un pelo quasi ce la fa sul serio. Pete Bondurant somiglia sul serio a Robert Mitchum. Ogni tanto qualcuno lo scambia per lui, specialmente quando sbarca la prima volta a Cuba. Gli avrà fatto un certo effetto essere paragonato a Robert Mitchum, lui sì che era un tipo giusto. E poi di sicuro avrà avuto un mucchio di soldi. Milioni di pezzi da mille magari.
Di tutti i romanzi di Ellroy forse American Tabloid è quello che amo di più. Non è solo narrazione, azione, non è più noir da un pezzo, ma entra nelle pieghe della storia recente americana, la riscrive o comunque fornisce delle ipotesi intriganti dove i personaggi che l'hanno fatta tornano a essere persone reali. E poi non ti annoi. Saranno, nell'edizione tascabile, circa settecento pagine e senza mai un momento di noia.


1 commento:

valgi ha detto...

Io non dico di essermi annoiato, però il libro l'ho trovato un po' lungo per i miei gusti, non tanto per il numero di pagine ma per per quella lunghissima serie di trascrizioni di intercettazioni telefoniche o ambientali, che alla lunga lo appesantiscono. Detto ciò, il mix tra storia reale e ipotesi suggestive è grandioso.